Fraternità d’armi

 

Di che reggimento siete

Fratelli?

Parola tremante

Nella notte

Foglia appena nata

Nell’aria spasimante

Involontaria rivolta

Dell’uomo presente alla sua

Fragilità

Fratelli

“La guerra improvvisamente mi rivela il linguaggio. Cioè io dovevo dire in fretta perché il tempo poteva mancare, e nel modo più tragico… in fretta dire quello che sentivo e quindi se dovevo dirlo in fretta lo dovevo dire con poche parole, e se lo dovevo dire con poche parole lo dovevo dire con parole che avessero avuto un’intensità straordinaria di significato (Giuseppe Ungaretti)”

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L’immortal cantico

Il 5 maggio 1821 in esilio sull’ isola di Sant’Elena nell’ oceano Atlantico, moriva uno dei più grandi (e discussi) geni militari dell’umanità: Napoleone.

Alessandro Manzoni (1785 -1873) scrisse per l’occasione un’ode che, giustamente, è una delle poesie più celebri della letteratura italiana.

In essa, il Manzoni (che, si narra, la scrisse di getto in tre giorni) esalta la figura e le imprese di Napoleone nonchè la fragilità esistenziale e la misericordia divina.

Ne riporto le prime rime che non hanno eguali per forza e bellezza.

“Ei fu. Siccome immobile,
Dato il mortal sospiro,
Stette la spoglia immemore
Orba di tanto spiro,
Così percossa, attonita
La terra al nunzio sta,

Muta pensando all’ultima
Ora dell’uom fatale;
Nè sa quando una simile
Orma di piè mortale
La sua cruenta polvere
A calpestar verrà.

Lui folgorante in solio
Vide il mio genio e tacque;
Quando, con vece assidua,
Cadde, risorse e giacque,
Di mille voci al sonito
Mista la sua non ha:

Vergin di servo encomio
E di codardo oltraggio,
Sorge or commosso al subito
Sparir di tanto raggio:
E scioglie all’urna un cantico
Che forse non morrà.”

E il cantico, dopo 196 anni anni dalla sua composizione, ancora risuona nell’immensità della storia.

La pittura alata

Una buona occasione per festeggiare il recente 94° annuale di fondazione dell’Aeronautica Militare Italiana (28 marzo 1923) è la lettura di un interessante libro scritto dalla giovane e promettente giornalista Ada Fichera intitolato “La bellezza in volo”.

Edito dalla Rivista “Informazioni della Difesa” (organo ufficiale dello Stato Maggiore della Difesa), analizza, con cura e piacevole scrittura, le opere pittoriche dipinte durante il periodo pioneristico dell’aviazione italiana (specie durante la Grande Guerra) appartenenti alla preziosa raccolta della famiglia dell’ingegnere Gianni Caproni (1886 – 1957), padre dell’industria aeronautica italiana.

La collezione, attualmente in parte esposta presso il Museo “Gianni Caproni” di Trento e in parte rimasta di proprietà privata, annovera dipinti e disegni di pittori pregevoli come Gerardo Dottori, Luigi Bonazza, Mario Sironi e molti altri.

Si tratta di una vasta gamma di opere artistiche di soggetto aeronautico e di stile futurista, che segna la nascita della cosiddetta Aeropittura, ulteriore espressione d’eccellenza dell’arte italiana.

Nell’ occasione, un’ ultima annotazione: ai comandi di un bombardiere Caproni Ca.3 morì il 2 febbraio 1918 il Maggiore del Corpo di Amministrazione dell’Esercito (ai tempi l’aviazione era una specialità dell’Esercito) Oreste Salomone (1879 -1918), primo aviatore militare italiano insignito di Medaglia d’oro al Valor militare (concessa  per un’azione eroica svolta il 18 febbraio 1916 sui cieli di Lubiana). L’ orazione funebre per il Maggiore Salomone venne tenuta dal suo grande amico il poeta (e ufficiale dei “Lancieri di Novara”) Gabriele D’Annunzio.

Ad Oreste Salomone D’Annunzio dedicò pagine molto intense della sua opera “Notturno”:

《Dimmi tu se noi possiamo più vivere senza una eroica ragione di vivere. Dimmi tu se noi possiamo continuare ad essere uomini senza avere la certezza che l’ora di transumare tornerà, Oreste!》

Definizione

 

Riflettendo sul grande quadro del pittore Diego Velazqeuez “La resa di Breda” (noto anche con il titolo “Le lance”- Museo del Prado di Madrid) che ritrae il momento in cui il 5 aprile 1625 il comandante olandese Maurizio di Nassau (1567-1625) si arrende al comandante spagnolo (ma di origine genovese) Ambrogio Spinola (1569-1630), mi è venuto in mente un illuminante aforisma che definisce la resa:

Una sottile linea separa la viltà dall’intelligenza: si chiama resa.

(Ugo Giaime – Aforismi militari)

L’ufficiale della tazzina

In visita al meraviglioso Museo delle porcellane, che si trova nella “Palazzina del cavaliere” del Giardino di Boboli a Firenze, sono stato colpito, oltre che da uno splendido dipinto su porcellana di Sèvres di un ritratto di Napoleone (del pittore Francois Gérard), da una tazzina da caffé che ritrae un uomo in uniforme da ufficiale tedesco del primo ottocento.

Proveniente dalla celeberrima fabbrica di porcellane di Meissen in Sassonia, il ritratto dell’ufficiale in uniforme (forse un sovrano o principe tedesco) colpisce per la perfetta fattura e le precisioni uniformologiche.

Anzitutto la giubba color “blu di Prussia” con il colletto arancio e gli alamari, segno distintivo degli ufficiali di stato maggiore prussiani; e poi gli ordini cavallereschi, finemente tratteggiati, posti sul petto.

Nonostante la gentile e fattiva disponibilità del personale del Museo, non è riuscito, a chi scrive, la scoperta del misterioso personaggio: è bello pensare che rappresenti tutti gli ufficiali di stato maggiore prussiani dell’epoca, compreso il grande Scharnhorst!

Il soldato col pennello

Tutti conoscono Giulio Aristide Sartorio (1860 – 1932) per quel grande pittore che è stato in Italia a cavallo del XIX° e XX° secolo (suo è il monumentale fregio realizzato dal 1908 al 1912 nell’aula parlamentare a Palazzo Montecitorio).

Meno nota, ma non per questo meno preziosa, è la sua opera come pittore-soldato sul fronte italiano nella Grande Guerra.

Amico di Gabriele D’Annunzio e fervente interventista, Sartorio partì volontario per la guerra nel 1915 (a 55 anni!), venne ferito e catturato dagli austriaci. Dopo due anni di prigionia, Sartorio fu liberato ma chiese di tornare subito al fronte dove realizzò un ciclo pittorico di 27 quadri oggi tutti raccolti nella Galleria di Arte Moderna di Milano.

I quadri, caratterizzati da un forte realismo, ritraggono la quotidianità del fronte e presentano un tratto speditivo (quasi rozzo) a sottolineare l’impressione del momento. Significativo è il fatto che Sartorio ritrae i soldati senza perfezionarne le fattezze, quasi a voler rappresentare il volto ignoto di ciascun combattente della tragica e lunga guerra.

Una testimonianza visiva che a 100 anni di distanza trasmette ancora tutta la sua forza.

Futurismo militare

C’è un’unità militare diretta espressione del movimento artistico del Futurismo: il 1° Battaglione Lombardo Volontari Ciclisti e Automobilisti costituito il 15 aprile 1915 nell’ambito dei reparti regolari dell’esercito.

A questo Battaglione (che indossava le mostrine cremisi dei Bersaglieri) aderirono praticamente tutti i principali esponenti dei Futuristi: Marinetti, Boccioni, Sironi, Funi, Russolo, Sant’Elia, Erba e molti altri ancora.

La forza del Battaglione, al comando del Capitano Carlo Monticelli (che i futuristi chiamavano affettuosamente “Il napoleoncino”) era di 22 ufficiali, 2 ufficiali medici e circa 500 tra sottufficiali, graduati e militari di truppa.

Smobilitato il primo dicembre 1915, fece in tempo a partecipare, nell’ambito della terza offensiva del generale Cadorna sull’Isonzo, alla battaglia del Dosso Cassina del 23 ottobre 1915 che porterà alla conquista del Monte Altissimo. I futuristi, pur non addestrati ed equipaggiati per la guerra in montagna, combattono vittoriosamente accanto agli alpini.

I futuristi smobilitati dal Battaglione lombardo volontari ciclisti e automobilisti vennero quindi arruolati nelle altre unità dell’esercito e ben tre (Umberto Boccioni, Antonio Sant’Elia e Carlo Erba) morirono in armi durante la Grande Guerra.

La guerra, che il futurismo glorificava (ingiustamente) come “igiene del mondo”, divorò tre dei suoi figli, privando l’Italia e il mondo stesso di talune delle espressioni artistiche tra le più alte dell’intero XX° secolo.