Il Principe azzurro

Tra le figure più importanti della storia bavarese (e tedesca nonchè europea), il Principe elettore (ossia detentore del diritto di eleggere ed essere eletto Imperatore del Sacro Romano Impero) Massimiliano II Emanuele di Baviera (Max II Emanuel von Bayern 1662 – 1726) è considerato il fondatore dell’esercito bavarese e uno dei più valorosi condottieri nel periodo a cavallo tra il XVII e XVIII secolo.

Chiamato dai suoi contemporanei Der blau Kurfürst (il principe azzurro), soprannome attribuitogli dai turchi a causa della vesta azzurra (colore della Baviera) che portava sull’armatura in combattimento, combattè contro gli ottomani (concorrendo alla liberazione di Vienna dall’assedio nel 1683 e di Belgrado nel 1688) nonchè contro gli imperiali guidati da Eugenio di Savoia nella guerra di successione spagnola 1701 – 1715 (nel frattempo era passato dalla parte dei francesi di Luigi XIV), sopportando anche un periodo d’esilio a seguito della sconfitta in quest’ultima guerra.

Di origine italiane (sua madre era Enrichetta Adelaide di Savoia), Massimiliano II Emanuele fu inoltre un grande promotore delle arti; a lui infatti si deve il rifacimento e l’abbellimento del Castello di Schleißheim (dove è possibile ammirare una pregevole serie pittorica dedicata alle vittorie di Massimiliano II Emanuele insieme a una slendida collezione di pittori seicenteschi italiani) ad opera, tra gli altri, dell’architetto italiano Enrico Zuccalli. Il castello di Schleißheim è oggi una delle più ammirate destinazioni turistiche della città di Monaco di Baviera.

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Il coraggioso tentativo

L’attentato (e il conseguente tentato colpo di stato) del 20 luglio 1944, fu il più serio tentativo di rovesciare Adolf Hitler e il suo regime, ristabilire lo stato di diritto e porre fine alla guerra (in primis con gli angloamericani).

I principali protagonisti del tentativo di colpo di stato furono ufficiali della Wehrmacht (l’unica istituzione che aveva la forza e il prestigio per una tale rischiosa impresa) ma vi participarono anche numerosi appartenenti alla cosiddetta società civile: politici, diplomatici e sindacalisti.

Fu l’atto più coraggioso della resistenza (Widerstand) tedesca al nazismo che resta un fatto storico accertato ma poco conosciuto e, ancor meno, riconosciuto.

La Bundeswehr (le Forze Armate federali) riconosce però questo evento tra le proprie tradizioni, onorando così il sacrificio di questi pochi a beneficio dell’onore di tutta la nazione tedesca.

Il tentativo fallì principalmente perchè Adolf Hitler sopravvisse miracolosamente all’attentato portato contro di lui dal Colonnello Claus Schenk Graf von Stauffenberg il quale depositò una bomba nella sala riunioni del Quartier Generale di Hitler (Wolfschanze – Tana del lupo) nella Prussia orientale. A seguito dell’esplosione, 4 persone morirono, diverse furono ferite mentre Hitler rimase sostanzialmente illeso.

All’indomani del fallimento, quasi tutti i partecipanti al coraggioso tentativo furono scoperti, arrestati e condannati a morte: oggi sono ricordati in memoriale che si trova a Berlino, nei pressi del Ministero della Difesa federale, eretto laddove si svolsero i tragici e convulsi momenti di quella memorabile giornata per la storia tedesca rappresentata dal 20 luglio 1944.

Tutto per il figlio

È noto che il grande riformatore militare prussiano (ma hannoveriano di nascita) Gerhard von Scharnhorst proveniva da una semplice e modesta famiglia.

Il padre Ernst Wilhelm (1723 – 1782) era stato un sottufficiale furiere (Quartiermeister) del Reggimento Dragoni del Regno di Hannover, lo stesso Reggimento dove servì anni più tardi il famoso figlio.

Ernst Wilhelm lasciò in seguito l’esercito per dedicarsi all’agricoltura, prima a Hämelsee, poi a Bothmer ed infine a Bordenau (oggi un sobborgo della città di Hannover, capitale della Bassa Sassonia) dove il 12 novembre 1755 vide la luce il figlio Gerhard.

A Bordenau, Ernst Wilhelm disponeva di una piccola tenuta agricola i cui ricavi pose complemente a disposizione del figlio per permettergli di intrapendere quella carriera militare che lo porterà a diventare una delle figure più grandi della storia militare tedesca.

Lo stesso Gerhard von Scharnhorst visse a Bordenau fino al 1801 allorchè si trasferì a Berlino chiamato a prestare servizio nell’esercito prussiano.

Oggi la casa natale di Scharnhorst è ancora in possesso dei discendenti del grande Generale.

Forze unite

La Confederazione tedesca (Deutscher Bund) riuniva tutti gli Stati della Germania un tempo parte del Sacro Romano Impero della Nazione tedesca.

Nata nel 1815, si sciolse nel 1866 in seguito alla vittoria della Prussia sull’Austria (e i suoi alleati, tra cui la Baviera), quest’ultima fino ad allora egemone nell’ambito della Confederazione.

La Confederazione tedesca aveva anche una Costituzione militare (Militärverfassung) che univa tra loro i vari eserciti degli Stati Confederati.

Questi avevano due nemici fondamentali: la rivoluzione (all’interno) e la Francia (all’esterno). Per far fronte al (supposto) pericolo francese vennero costruite delle fortezze (Lussemburgo, Magonza, Rastatt e Ulm) amministrate da una Commissione militare confederata (Bundesmilitärkommission), capeggiata dall’Austria, che aveva sede a Francoforte sul Meno (città che ospitava anche la sede del Parlamento confederato).

La Commissione militare confederata aveva anche il compito di coordinare e armonizzare la politica di difesa e sicurezza degli Stati della Confederazione. In caso di guerra, gli Stati confederati avevano l’obbligo di costituire 10 Corpi d’Armata di 30.000 soldati ciascuno da porre a disposizione della Confederazione. Per l’esattezza: 3 l’Austria, 3 la Prussia, 1 la Baviera e 3 (misti) i restanti Stati confederati.

Non era però chiaro chi sarebbe stato il capo dell’esercito confederato che, peraltro e per fortuna, non fu mai impiegato in battaglia.

Gebirgsjäger

Uno dei Corpi militari più prestigiosi della storia militare tedesca è quello dei Gebirgsjäger (Cacciatori della montagna).

Nati nella Grande Guerra dal Corpo Alpino Tedesco (Deutschen Alpenkorps) che ebbe il suo battesimo del fuoco sul Fronte italiano nel 1917, i Cacciatori della montagna tedeschi furono presenti nella Seconda Guerra Mondiale su tutti i teatri operativi (compreso quello in Africa settentrionale) dove combatterono con grande ardimento.

Tra le figure prominenti (e discusse, per via della sua esplicita adesione al partito e ai valori del Nazionalsocialismo) della storia del Corpo fu il Generale Eduard Dietl (1890 – 1944) che per il valore dimostrato nella battaglia di Narvik (Norvegia) nella primavera 1940 ricevette la Croce di Ferro con fronde di quercia e venne considerato dalla propaganda tedesca fino alla sua morte (avvenuta per un incidente aereo) uno dei migliori comandanti del secondo conflitto mondiale.

Simbolo distintivo dei Gebirgsjäger è la Stella alpina (Edelweiss) che portano ancora oggi sul berretto e sull’uniforme.

I Gebirgsjäger sono attualmente presenti, con una Brigata basata a Bad Reichenhall (Baviera), nella Bundeswehr (Difesa federale) tedesca e concorrono, insieme a tutti gli altri Armi e Corpi, alla difesa dell’unità, diritto e libertà della Repubblica Federale Tedesca.

L’immortale prussiana

La Regina di Prussia Luise (Königin Luise 1776 -1810) è una delle figure storiche più importanti della storia tedesca.

La grandezza della sua persona e l’opera svolta a favore della Prussia nei difficili anni dell’occupazione napoleonica ne fanno uno dei miti nazionali ancora oggi più riconosciuti e rispettati.

Sposa del Re di Prussia Federico Guglielmo III° (che in suo onore il 10 marzo 1813 fondò il celeberrimo Ordine della Croce di ferro), la Regina Luise svolse un importantissimo ruolo politico e militare in Prussia, spesso sostituendosi al marito d’indole più pacifica e incerta.

Sostenitrice delle riforme militari portate avanti dal Generale Gerhard von Scharnhorst in seguito alla disastrosa sconfitta prussiana dopo le battaglie di Jena e Auerstedt (14 ottobre 1806), prese parte a quest’ultime incitando sul campo le truppe prussiane a combattere contro l’invasore francese.

Ricevuta personalmente da Napoleone a Tilsit il 6 luglio 1807, fece sull’Imperatore francese una tale impressione che alla prematura scomparsa della Regina Luise (19 luglio 1810) disse che “Il Re di Prussia ha perso il suo miglior ministro”.

Il 2° Reggimento Corazzieri di Pomerania Kürassier – Regiment (Pommersches) n. 2, dal 1810 al suo scioglimento nel 1919, in onore della Regina Luise, prese il nome di “Corazzieri della Regina” Kürassier -Regiment “Königin”.

Quando Federico divenne Il Grande

Federico II° di Prussia (1712 -1786) ascese al trono il 13 maggio 1740 alla morte del padre Federico Guglielmo I° (1688-1740), chiamato dai suoi sudditi il “Re Soldato” per la cura e l’importanza che riservava al suo esercito nonché per la marzialità della sua persona.

La Prussia del tempo era uno Stato forte ma piccolo; per questo la prima preoccupazione del nuovo Re prussiano fu d’ingrandire il territorio del proprio regno.

Invase dunque subito la Slesia (Schlesien in tedesco, oggi appartenente perlopiù alla Polonia, in parte minore alla Repubblica Ceca e solo in piccola parte residuale alla Germania), che al tempo apparteneva agli Asburgo, e se ne impadronì di un bel pezzo che gli fu riconosciuto con il trattato di Berlino del 1742.

Ma Federico voleva tutta la Slesia. Così nel 1744 iniziò di nuovo la guerra contro l’Austria che sconfisse grandiosamente nella battaglia di Hohenfriedberg del 4 giugno 1745 dove preponderanti forze austriache vennero battute da minori ma più agguerrite forze prussiane.

Con il Trattato di Dresda del 1745, Federico ebbe riconosciuto il possesso dell’intera Slesia in cambio dell’appoggio all’elezione ad Imperatore del Sacro Romano Impero di Francesco di Lorena (1708-1765), marito di Maria Teresa d’Asburgo (1717-1780).

Con l’importante conquista della Slesia (ricca di risorse agricole e minerarie), Federico ricevette dai suoi sudditi l’appellativo der Grosse (il Grande) con cui è passato alla storia.