Quando Federico divenne Il Grande

Federico II° di Prussia (1712 -1786) ascese al trono il 13 maggio 1740 alla morte del padre Federico Guglielmo I° (1688-1740), chiamato dai suoi sudditi il “Re Soldato” per la cura e l’importanza che riservava al suo esercito nonché per la marzialità della sua persona.

La Prussia del tempo era uno Stato forte ma piccolo; per questo la prima preoccupazione del nuovo Re prussiano fu d’ingrandire il territorio del proprio regno.

Invase dunque subito la Slesia (Schlesien in tedesco, oggi appartenente perlopiù alla Polonia, in parte minore alla Repubblica Ceca e solo in piccola parte residuale alla Germania), che al tempo apparteneva agli Asburgo, e se ne impadronì di un bel pezzo che gli fu riconosciuto con il trattato di Berlino del 1742.

Ma Federico voleva tutta la Slesia. Così nel 1744 iniziò di nuovo la guerra contro l’Austria che sconfisse grandiosamente nella battaglia di Hohenfriedberg del 4 giugno 1745 dove preponderanti forze austriache vennero battute da minori ma più agguerrite forze prussiane.

Con il Trattato di Dresda del 1745, Federico ebbe riconosciuto il possesso dell’intera Slesia in cambio dell’appoggio all’elezione ad Imperatore del Sacro Romano Impero di Francesco di Lorena (1708-1765), marito di Maria Teresa d’Asburgo (1717-1780).

Con l’importante conquista della Slesia (ricca di risorse agricole e minerarie), Federico ricevette dai suoi sudditi l’appellativo der Grosse (il Grande) con cui è passato alla storia.

L’esercito bavarese

L’esercito bavarese nacque il 12 ottobre 1682 per volere del Principe Elettore (così chiamato per avere il privilegio di poter eleggere o essere eletto Imperatore del Sacro Romano Impero) Massimiliano II° Emanuele. Era inizialmente composto da  7 reggimenti di fanteria, 4 di corazzieri, 2 di dragoni e un gruppo di artiglieria.

Componente del “Reichsarmee”, l’esercito del Sacro Romano Impero, prese parte a tutte le battaglie di quest’ultimo fino al 1806, anno di dissoluzione del Sacro Romano Impero da parte di Napoleone e di nascita del Regno di Baviera, inizialmente (fino al 1813) filonapoleonico.

Riformato e strutturato secondo il modello francese, l’esercito bavarese combatté a fianco di quello napoleonico ed ebbe la sua epopea durante la campagna di Russia del 1812 dove il numeroso contingente bavarese (circa 30.000 soldati) venne sostanzialmente annientato.

Dal 1815 al 1870, l’esercito della Baviera restó il baluardo della sovranità nazionale contro l’espansionismo prussiano: non partecipó alla guerra contro la Danimarca nel 1864, venne sconfitto nella guerra della Prussia contro l’Austria (era alleato di quest’ultima) del 1866 e infine prese parte alla vittoriosa guerra franco – prussiana del 1870, al termine della quale venne proclamato l’Impero tedesco in cui il Regno di Baviera manteneva una certa autonomia.

Con la nascita dell’esercito imperiale tedesco, formato dagli eserciti di Prussia, Baviera, Sassonia e Wuerttemberg, posto sotto il comando dell’Imperatore in caso di guerra, l’esercito bavarese mantenne una spiccata autonomia pur dovendosi ovviamente adattare alle direttive provenienti dal “Grosse Generalstab” (Grande Stato Maggiore) di Berlino.

Allo scoppio della Grande Guerra, l’esercito bavarese formó un’armata (la 6^) che, agli ordini del Principe Ereditario Rupprecht, prese parte alla campagna in occidente, prima nel sud e poi nel nord del fronte francese.

Nel novembre 1918, con l’abdicazione dell’ultimo Re di Baviera Luigi III°, ebbe sostanzialmente fine anche la storia dell’esercito bavarese, la cui memoria è oggi curata dal Bayerisches Armeemuseum (museo dell’esercito bavarese) di Ingolstadt.

L’invitto

Il Generale Paul Emil von Lettow – Vorbeck (1870 – 1964) ebbe il comando delle truppe tedesche (nazionali e indigene) nell’Africa Orientale Tedesca durante la Grande Guerra (chiamate in tedesco “Schutztruppe Ostafrika”).

La “Schutztruppe Ostafrika”, che dipendevano dal Governatore della Colonia, si componeva all’inizio del primo conflitto mondiale di 14 compagnie territoriali per un totale di circa 14.000 uomini.

L’Africa Orientale Tedesca, fondata nel 1885 e dissolta nel 1919 a seguito del Trattato di pace di Versailles, si estendeva sui territori oggi identificabili con la Tanzania, il Burundi e il Ruanda.

Strategicamente, allo scoppio della Grande Guerra, il Generale von Lettow – Vorbeck si trovó come il nostro Duca Amedeo d’Aosta con l’Africa Orientale Italiana all’inizio della Seconda Guerra Mondiale: completamente tagliato fuori dalla Madrepatria e circondato dai nemici.

Ma la reazione del Generale e i conseguenti effetti furono diversi.

Mentre il Duca d’Aosta ingaggió con il nemico una lotta convenzionale, il Generale von Lettow – Vorbeck, cosciente della sua assoluta inferiorità numerica, attuó la tattica della guerriglia che ebbe come conseguenza quella di attrarre sempre più forze britanniche (distolte dal fronte occidentale europeo) e mantenere fino alla fine del conflitto un’alta capacità combattiva delle proprie truppe che sostanzialmente rimasero imbattute.

Al rientro in Patria nel marzo del 1919, a von Lettow – Vorbeck e i suoi soldati venne tributato a Berlino un vero e proprio trionfo e furono gli unici che poterono sfilare invitti sotto la Porta di Brandeburgo.

Note di valutazione

Il Generale Kurt Freiherr von Hammerstein – Equord (1878-1943), comandante dell’esercito tedesco nel periodo 1930 – 1933 durante la Repubblica di Weimar, così valutava i suoi ufficiali:

“Li divido in quattro tipi. Ci sono ufficiali intelligenti, laboriosi, stupidi e pigri. Il più delle volte due di queste caratteristiche coincidono. Se sono intelligenti e laboriosi, devono entrare nello Stato Maggiore Generale. Poi ci sono gli stupidi e pigri che costituiscono il 90 per cento di ogni esercito e sono adatti per compiti di routine. Chi è intelligente e insieme pigro si qualifica per gli incarichi di comando più elevati, perché dispone della chiarezza mentale e della stabilità emotiva per prendere decisioni difficili. Bisogna guardarsi da chi è stupido e laborioso e non affidargli responsabilità, perché combinerà solo disastri.”

Indubbiamente si tratta d’interessanti note di valutazione ancora oggi applicabili!

Il nipote controverso

Il 25 maggio 1848 nasceva a Gersdorf  in Meclemburgo il Generale Helmuth Johann Ludwig von Moltke (detto anche Moltke il giovane) nipote (e sfortunato erede) del leggendario Feldmaresciallo prussiano-tedesco Helmuth Karl Bernhard von Moltke (detto Moltke il vecchio).

Assunto nel 1906 il comando dell’esercito imperiale tedesco per volontà dell’Imperatore Guglielmo II°, cui era legato da antica amicizia, Moltke il giovane ebbe il compito di attuare il cosiddetto “Piano Schlieffen” per l’attacco alla Francia nel 1914.

Il “Piano Schlieffen” (dal nome del Feldmaresciallo Alfred von Schlieffen che l’aveva elaborato nel periodo anteguerra) prevedeva un attacco della Francia con manovra a tenaglia convergente su Parigi. Sostanzialmente, l’ala destra dell’attacco, marciando sul Belgio e la Piccardia, avrebbe superato d’impeto il fiume Marna mentre l’ala sinistra avrebbe contenuto una probabile controffensiva francese da sud.

Moltke il giovane, timoroso della prevedibile controffensiva francese sull’ala sinistra dello schieramento tedesco, rafforzò quest’ultima indebolendo così l’ala destra marciante.

Questa eccessiva (ancorché fondata) prudenza di Moltke il giovane, unitamente all’accanita resistenza francese sulla Marna, portò al fallimento del “Piano Schlieffen” e quindi alla mancata celere occupazione e conseguente sconfitta della Francia.

Fu tutta colpa di Moltke il giovane? La questione è ancora fortemente dibattuta dagli storici; certo è che, dopo il fallimento dell’offensiva sul fronte occidentale, Moltke il giovane venne colto da un crollo nervoso e fu sostituito dal Generale Erich von Falkenheyn.

Merita notare che il “Piano Schlieffen” fu riesumato nella seconda guerra mondiale dal Feldmaresciallo tedesco Erich von Manstein che, sulle basi del “Piano Schlieffen”, elaborò il vittorioso piano d’attacco alla Francia della primavera 1940 (anche se poi Hitler lo modificò disponendo l’attacco principale sulla direttrice centro – nord attraverso il fiume Mosa e le Ardenne).

Moltke il giovane non si riprese più dalla bruciante sconfitta e morì a Berlino, ad appena 68 anni, il 18 giugno 1916. Venne sepolto nel cimitero militare monumentale “Invalidenfriedhof” di Berlino dove oggi ancora riposa.

Il mentore

Al conte Guglielmo di Schaumburg – Lippe (1724 – 1777) va attribuito l’onore e il privilegio di aver per primo creduto nel talento e nelle potenzialità del (futuro) grande riformatore militare prussiano Gerhard von Scharnhorst.

Quest’ultimo, infatti, ebbe l’esclusiva possibilità di frequentare giovanissimo la prestigiosa Accademia di artiglieria e genio che il conte Guglielmo aveva fondata nella fortezza di Wihelmstein.

Il conte Guglielmo, sovrano di uno Stato tra i più piccoli sel Sacro Romano Impero, era un valente soldato che aveva combattuto nelle Guerra dei sette anni e a difesa del Portogallo contro i tentativi d’invasione della Spagna (per questo è detto Wilhelm der Portugieser – Guglielmo il portoghese).

Teorico militare all’avanguardia per i tempi, era un convinto assertore del ruolo dell’esercito regolare e della centralità delle fortezze nella difesa dello Stato: in questo, faceva proprie (e applicava nel suo piccolo Stato di Schaumburg -Lippe) le teorie di Raimondo Montecuccoli che Guglielmo certo non ignorava.

Guglielmo, amico di Federico il Grande, fu anche prolifico scrittore militare e filosofo: tutti i suoi scritti sono stati pubblicati per la prima volta nel 1977 in occasione del 200° anniversario della sua morte.

Molte figure (apparentemente) minori della storia, si rivelano poi centrali per la comprensione di successivi fenomeni storici di maggiore portata: Guglielmo di Schaumburg – Lippe fu certamente uno di questi rispetto allo sviluppo della storia militare tedesca del XIX° secolo.

Il frutto migliore

Le riforme miltari portate avanti in Prussia da Scharnhorst, Gneisenau, Grolman, Boyen e Clausewitz non ebbero vita facile dopo la fine delle guerre napoleoniche ovvero dopo il termine della situazione eccezionale che le aveva prodotte.

Dopo le dimissioni di Boyen da Ministro della guerra di Prussia nel 1819, i conservatori militari prussiani ripreso vigore ma non potero riportare l’esercito alle condizioni feudali precedenti le riforme, tanto queste erano state profonde e opportune.

Prova ne è la storia di Karl Reyher (1786-1857), umile figlio di un organista di un piccolo villaggio nel Brandeburgo divenuto Capo di Stato Maggiore dell’esercito prussiano.

Reyher iniziò la sua carriera militare nel 1802 (aveva poco più di 16 anni) come scrivano reggimentale. Nel 1809 partecipò alla sfortunata insurrezione antifrancese promossa dal Maggiore Barone Ferdinand von Schill, rimanendo anche ferito. In seguito, fu aiutante del Generale von Yorck che, accortosi delle straordinarie qualità di Reyher, lo spinse a diventare ufficiale nel 1810. Partecipò poi alle guerre di liberazione 1813 – 1815 guadagnandosi, per il valore dimostrato sul campo di battaglia, decorazioni e promozioni.

Divenuto ufficiale di stato maggiore, nel 1828 venne nobilitato dal Re di Prussia Federico Gugliemo III° sicché divenne Karl von Reyher, nome con cui è passato nella storia militare prussiana.

Nel 1848 divenne Capo di Stato Maggiore dell’esercito prussiano, carica che tenne fino alla morte nel 1857.

In riconoscimento dei suoi alti servigi alla Patria gli venne concesso l’onore della sepoltura nel cimitero monumentale militare Invalidenhof di Berlino (lo stesso dove è sepolto il grande Scharnhorst) dove tuttora riposano le sue spoglie.

Durante il suo mandato di Capo di Stato Maggiore curò particolarmente la formazione dei giovani ufficiali, promuovendo la nascita di una classe dirigente militare (che comprendeva, tra gli altri, Blumenthal, Voigts – Rhetz, Alvensleben, Goeben) che fu protagonista indiscussa delle grandi vittorie prussiano – tedesche nelle guerre del 1866 contro l’Austria e del 1870/71 contro la Francia.

Il suo più illustre discepolo fu senz’altro il Feldmaresciallo Helmuth von Moltke che lo sostituì nella carica di Capo di Stato Maggiore.