Stato nello Stato

La Reichswehr, le forze armate tedesche della Repubblica di Weimar (1919 -1933), è considerata dagli storici uno “Stato nello Stato” (Staat im Staate) in considerazione dell’assoluta autonomia di cui godeva nei confronti dell’autorità politica.

Una gravissima conseguenza di questa anomala situazione ( le forze armate sono sempre soggette al potere politico e non viceversa) fu il cosiddetto Kapp – Lüttwitz – Putsch, il tentato colpo di stato promosso nel periodo 13 – 16 marzo 1920 a Berlino dal funzionario governativo Wolfgang Kapp (1858 -1922) e dal Generale Walther von Lüttwitz (1859 -1942) con il sostegno di unità paramilitari denominati “Corpi franchi” (Freikorps).

La Reichswehr non intervenne a difendere il governo che così dovette riparare prima a Dresda e poi a Stoccarda. Il capo di stato maggiore della Reichswehr, Generale Hans von Seekt giustificò questo mancato intervento con delle parole divenute famose nella storia tedesca: ” la Reichswehr non spara sulla Reichswehr!” (Reichswehr schießt nicht auf Reichswehr!).

Il tentativo di colpo di stato fallì comunque per la grande mobilitazione dei sindacati dei lavoratori che ristabilì l’autorità del governo legittimo: Wolfgang Kapp e Walther von Lüttwitz fuggirono all’estero mentre le diverse uccisioni di civili da parte dei Freikorps restarono impuniti.

Giurare e promettere

„Ich schwöre Treue der Reichsverfassung und gelobe, daß ich als tapferer Soldat das Deutsche Reich und seine gesetzmäßigen Einrichtungen jederzeit schützen, dem Reichspräsidenten und meinen Vorgesetzten Gehorsam leisten will.“

Io giuro fedeltà alla Costituzione dello Stato e prometto che io difenderò in ogni tempo come valoroso soldato lo Stato tedesco e le sue istituzioni legali, (e) vorrò assicurare obbedienza al Presidente dello Stato e ai miei superiori.

Giurare fedeltà e promettere difesa e obbedienza: i due pilastri su cui si fondava la formula del giuramento della Reichswehr, le Forze Armate tedesche nel periodo 1919 – 1935.

Nata all’indomani della sconfitta tedesca nella Grande Guerra, segnò il periodo della cosidetta “Repubblica di Weimar” che la Reichswehr aiutò sia a nascere che a morire, favorendo l’affermazione del regime nazista.

Il suo più illustre rappresentante fu il Generale Hans von Seekt (1866 – 1936) che seppe conservare e sviluppare una forza militare potenziale che poi si riversò nella Wehrmacht voluta da Adolf Hitler e con cui quest’ultimo scatenò e condusse la terribile Seconda Guerra Mondiale.

Diverse militarità

Nello studio delle Istituzioni militari sarebbe sempre bene partire dal giuramento di fedeltà prestato dai suoi componenti.

Il giuramento di fedeltà allo Stato è infatti il comune denominatore di tutte le Forze Armate del mondo e normalmente contiene compiti e valori delle medesime.

Il giuramento militare investe l’individuo della militarità secondo i principi dello Stato di cui le Forze Armate sono espressione. Un interessante esempio di questa asserzione è il giuramento militare che gli appartenenti all’Armata Nazionale Popolare – Nationale Volksarmee (NVA) della Repubblica Democratica Tedesca hanno prestato secondo la seguente formula valida dal 1962 al 1989:

Ich schwöre

Der Deutschen Demokratischen Republik,
meinem Vaterland, allzeit treu zu dienen
und sie auf Befehl der Arbeiter-und-Bauern-Regierung
gegen jeden Feind zu schützen.

Ich schwöre

An der Seite der Sowjetarmee  und der Armeen
der mit uns verbündeten sozialistischen Länder
als Soldat der Nationalen Volksarmee
jederzeit bereit zu sein,
den Sozialismus gegen alle Feinde zu verteidigen
und mein Leben zur Erringung des Sieges einzusetzen.

Ich schwöre

Ein ehrlicher, tapferer, disziplinierter
und wachsamer Soldat zu sein,
den militärischen Vorgesetzten
unbedingten Gehorsam zu leisten,
die Befehle mit aller Entschlossenheit zu erfüllen
und die militärischen und staatlichen Geheimnisse
immer streng zu wahren.

Ich schwöre

Die militärischen Kenntnisse gewissenhaft zu erwerben,
die militärischen Vorschriften zu erfüllen
und immer und überall die Ehre unserer Republik
und ihrer Nationalen Volksarmee zu wahren.

Sollte ich jemals diesen meinen feierlichen Fahneneid verletzen,
so möge mich die harte Strafe des Gesetzes unserer Republik
und die Verachtung des werktätigen Volkes treffen.

Io giuro

Di servire fedelmente, in ogni momento la Repubblica Democratica Tedesca, mia Patria, e di difenderla, dietro ordine del Governo dei lavoratori e dei contadini, contro ogni nemico.

Io giuro

Di essere sempre pronto, quale soldato della Armata Nazionale Popolare, a fianco delle Forze Armate Sovietiche e di quelle dei Paesi Socialisti nostri alleati, a difendere il socialismo contro tutti i nemici e a sacrificare la mia vita per il raggiungimento della vittoria.

Io giuro

Di essere un soldato onesto, coraggioso, disciplinato, attento, di prestare obbedienza assoluta ai superiori, di ubbidire agli ordini con risolutezza e di tutelare sempre i segreti militari e i segreti dello Stato.

Io giuro

Di apprendere scrupolosamente le nozioni militari, di osservare i regolamenti militari e di tutelare sempre e ovunque l’onore della nostra Repubblica e della sua Armata Nazionale Popolare. Dovessi io mai venir meno a questo mio solenne giuramento alla bandiera, mi colpisca la dura punizione della legge della nostra Repubblica e il disprezzo del popolo lavoratore.

Dall’analisi di questa formula di giuramento si possono trarre senz’altro significativi spunti di riflessione su una (ormai disciolta) Istituzione militare, il tempo in cui ha vissuto e la politica/società che l’ha espressa.

Punto di vista

Guglielmo II (1859 – 1941) fu il terzo ed ultimo Imperatore tedesco ( nonchè Re di Prussia). Figura controversa ma centrale per la sua epoca, rappresentò un importante sostenitore del militarismo che caretterizzò la Germania dalla fondazione dell’Impero (1871) al suo crollo (1918).

In questo periodo, l’esercito imperiale (formato dagli eserciti di Prussia, Baviera, Sassonia e Württemberg) svolse un ruolo centrale non solo nello Stato ma in tutta la società tedesca.

Dell’esercito ovviamente la parte più importante era rappresentata dal corpo degli ufficiali, al cui ruolo Guglielmo II riservò queste significative parole:

Das Hauptfeld für jedes Offizierskorps (…) ist die Pflege (…) der Kameradschaft im großen Stile! Der Kameradschaft, die auf der alten preußischen Tradition fusst: allzeit treu zum König, zum Heere, zum Vaterland stehen.

Il campo centrale per ogni corpo ufficiali (…) è la cura (…) del cameratismo in grande stile! Del cameratismo, che si basa sulla vecchia tradizione prussiana (di essere) sempre fedele al Re, all’Esercito e alla Patria.

Die rote Preußen

Il 30° anniversario della storica caduta del Muro di Berlino non può passare sotto silenzio.

Fu indubbiamente la fine della Guerra Fredda e l’inizio di una nuova era per la storia mondiale non meno segnata, rispetto alla precedente, da tensioni e conflitti (molti dei quali si trascinano ancora nei giorni nostri): degli sperati al tempo Dividendi della pace se ne son visti ben pochi ahimè!

La domanda di oggi è quanto abbia contribuito agli eventi del 1989 la NVA – National Volksarmee, le potenti Forze Armate della Repubblica Democratica Tedesca, definita anche Die Rote Preußen (la Prussia rossa), proprio per la presenza di una istituzione militare così forte e influente, che si richiamava anche alla tradizione militare prussiana (basta pensare che la massima decorazione militare tedesco orientale era l’ “Ordine di Scharnhorst” – Scharnhorst Orden).

Gli studi storici, ancora incompleti data la vicinanza degli eventi, ci dicono al momento che la NVA non si oppose all’evoluzione politica nella Germania orientale: solo per questo fatto la Nationale Volksarmee merita di essere ricordata positivamente in questo giorno che cambiò il destino della Germania e dell’Europa tutta.

Il caro Maestro

Gerhard von Scharnhorst è stato il più grande riformatore militare prussiano. Ma anzitutto fu un eccellente insegnante.

Prima presso la scuola reggimentale e poi nella neocostituita Scuola di Artiglieria dell’esercito hannoveriano, quando lasciò quest’ultimo nel 1801 per arruolarsi nell’esercito prussiano, fu docente alla scuola ufficiali per ben 18 anni, quasi la metà di tutta la sua vita militare, conclusasi con l’inattesa morte (per una ferita in combattimento trascurata) il 28 giugno 1813.

Dall’insegnamento trasse il suo riformismo che poi anticipò in diversi scritti, teorizzando ciò che poi realizzò nel biennio 1808 – 1810 quando diresse la Commissione per la riorganizzazione militare (Militärreorganisationskommission) della Prussia, i cui lavori permisero allo sconfitto esercito prussiano di rafforzarsi in vista del decisivo (e vittorioso) scontro con l’esercito napoleonico.

Insoddisfatto dei libri di testo allora in uso, scrisse lui stesso delle opere destinate ai suoi discenti: il Manuale per gli ufficiali (Handbuch für Offiziere) e il Taccuino militare per l’uso sul campo (Militärische Taschenbuch zum Gebrauch im Felde).

Il suo obbiettivo furono sempre i giovani, la cui formazione curò con assoluta dedizione, stimolando in ciascuno dei suoi studenti una capacità di giudizio (Urteilkraft) rivoluzionaria per i tempi.Tra questi giovani emerse colui che ancora oggi è considerato il teorico della guerra tra i più importanti nel panorama storico degli studi strategici: Carl von Clausewitz che Scharnhorst scelse come discepolo prediletto, ricambiato da quest’ultimo da ammirazione e affetto illimitati.

Il Principe azzurro

Tra le figure più importanti della storia bavarese (e tedesca nonché europea), il Principe elettore (ossia detentore del diritto di eleggere ed essere eletto Imperatore del Sacro Romano Impero) Massimiliano II Emanuele di Baviera (Max II Emanuel von Bayern 1662 – 1726) è considerato il fondatore dell’esercito bavarese e uno dei più valorosi condottieri nel periodo a cavallo tra il XVII e XVIII secolo.

Chiamato dai suoi contemporanei Der blau Kurfürst (il principe azzurro), soprannome attribuitogli dai turchi a causa della vesta azzurra (colore della Baviera) che portava sull’armatura in combattimento, combatté contro gli ottomani (concorrendo alla liberazione di Vienna dall’assedio nel 1683 e di Belgrado nel 1688) nonché contro gli imperiali guidati da Eugenio di Savoia nella guerra di successione spagnola 1701 – 1715 (nel frattempo era passato dalla parte dei francesi di Luigi XIV), sopportando anche un periodo d’esilio a seguito della sconfitta in quest’ultima guerra.

Di origine italiane (sua madre era Enrichetta Adelaide di Savoia), Massimiliano II Emanuele fu inoltre un grande promotore delle arti; a lui infatti si deve il rifacimento e l’abbellimento del Castello di Schleißheim (dove è possibile ammirare una pregevole serie pittorica dedicata alle vittorie di Massimiliano II Emanuele insieme a una splendida collezione di pittori seicenteschi italiani) ad opera, tra gli altri, dell’architetto italiano Enrico Zuccalli. Il castello di Schleißheim è oggi una delle più ammirate destinazioni turistiche della città di Monaco di Baviera.

Il coraggioso tentativo

L’attentato (e il conseguente tentato colpo di stato) del 20 luglio 1944, fu il più serio tentativo di rovesciare Adolf Hitler e il suo regime, ristabilire lo stato di diritto e porre fine alla guerra (in primis con gli angloamericani).

I principali protagonisti del tentativo di colpo di stato furono ufficiali della Wehrmacht (l’unica istituzione che aveva la forza e il prestigio per una tale rischiosa impresa) ma vi participarono anche numerosi appartenenti alla cosiddetta società civile: politici, diplomatici e sindacalisti.

Fu l’atto più coraggioso della resistenza (Widerstand) tedesca al nazismo che resta un fatto storico accertato ma poco conosciuto e, ancor meno, riconosciuto.

La Bundeswehr (le Forze Armate federali) riconosce però questo evento tra le proprie tradizioni, onorando così il sacrificio di questi pochi a beneficio dell’onore di tutta la nazione tedesca.

Il tentativo fallì principalmente perchè Adolf Hitler sopravvisse miracolosamente all’attentato portato contro di lui dal Colonnello Claus Schenk Graf von Stauffenberg il quale depositò una bomba nella sala riunioni del Quartier Generale di Hitler (Wolfschanze – Tana del lupo) nella Prussia orientale. A seguito dell’esplosione, 4 persone morirono, diverse furono ferite mentre Hitler rimase sostanzialmente illeso.

All’indomani del fallimento, quasi tutti i partecipanti al coraggioso tentativo furono scoperti, arrestati e condannati a morte: oggi sono ricordati in memoriale che si trova a Berlino, nei pressi del Ministero della Difesa federale, eretto laddove si svolsero i tragici e convulsi momenti di quella memorabile giornata per la storia tedesca rappresentata dal 20 luglio 1944.

Tutto per il figlio

È noto che il grande riformatore militare prussiano (ma hannoveriano di nascita) Gerhard von Scharnhorst proveniva da una semplice e modesta famiglia.

Il padre Ernst Wilhelm (1723 – 1782) era stato un sottufficiale furiere (Quartiermeister) del Reggimento Dragoni del Regno di Hannover, lo stesso Reggimento dove servì anni più tardi il famoso figlio.

Ernst Wilhelm lasciò in seguito l’esercito per dedicarsi all’agricoltura, prima a Hämelsee, poi a Bothmer ed infine a Bordenau (oggi un sobborgo della città di Hannover, capitale della Bassa Sassonia) dove il 12 novembre 1755 vide la luce il figlio Gerhard.

A Bordenau, Ernst Wilhelm disponeva di una piccola tenuta agricola i cui ricavi pose complemente a disposizione del figlio per permettergli di intrapendere quella carriera militare che lo porterà a diventare una delle figure più grandi della storia militare tedesca.

Lo stesso Gerhard von Scharnhorst visse a Bordenau fino al 1801 allorchè si trasferì a Berlino chiamato a prestare servizio nell’esercito prussiano.

Oggi la casa natale di Scharnhorst è ancora in possesso dei discendenti del grande Generale.

Forze unite

La Confederazione tedesca (Deutscher Bund) riuniva tutti gli Stati della Germania un tempo parte del Sacro Romano Impero della Nazione tedesca.

Nata nel 1815, si sciolse nel 1866 in seguito alla vittoria della Prussia sull’Austria (e i suoi alleati, tra cui la Baviera), quest’ultima fino ad allora egemone nell’ambito della Confederazione.

La Confederazione tedesca aveva anche una Costituzione militare (Militärverfassung) che univa tra loro i vari eserciti degli Stati Confederati.

Questi avevano due nemici fondamentali: la rivoluzione (all’interno) e la Francia (all’esterno). Per far fronte al (supposto) pericolo francese vennero costruite delle fortezze (Lussemburgo, Magonza, Rastatt e Ulm) amministrate da una Commissione militare confederata (Bundesmilitärkommission), capeggiata dall’Austria, che aveva sede a Francoforte sul Meno (città che ospitava anche la sede del Parlamento confederato).

La Commissione militare confederata aveva anche il compito di coordinare e armonizzare la politica di difesa e sicurezza degli Stati della Confederazione. In caso di guerra, gli Stati confederati avevano l’obbligo di costituire 10 Corpi d’Armata di 30.000 soldati ciascuno da porre a disposizione della Confederazione. Per l’esattezza: 3 l’Austria, 3 la Prussia, 1 la Baviera e 3 (misti) i restanti Stati confederati.

Non era però chiaro chi sarebbe stato il capo dell’esercito confederato che, peraltro e per fortuna, non fu mai impiegato in battaglia.