Ipse dixit

Il fascino di un aforisma sta nell’esprimere una (possibile) verità nella più assoluta brevità; quello che segue ne è un brillante esempio riferito alla Storia:

Più si riesce a guardare indietro, più si potrà vedere avanti.

Winston Churchill

(Primo Ministro britannico 1940 – 1945; 1951 -1955)

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Sereno Santo Natale!

Scrivo brevemente queste due righe per augurare a tutti i lettori del Blog un sereno Santo Natale, nel nome di Colui che …luce dona alle menti/e pace infonde nei cuor.

Accompagno i miei più fervidi auguri con l’immagine di due soldati che rappresentano le migliaia di militari italiani impiegati in Patria (7.500 unità) all’estero (5.800 unità): perchè la sicurezza e la pace vanno difese in ogni momento…e loro ci sono sempre!

Auguri e grazie

Franco Di Santo

I guerrieri del Faraone

Nell’antico Egitto la casta dei Guerrieri era, accanto a quella degli Scribi, grande e potente.

Nella millenaria storia d’Egitto, non esisteva una potente organizzazione militare paragonabile, secoli dopo, a quella dei Greci e dei Romani (che infatti sconfissero gli egizi, prima con Alessandro Magno e poi con Cesare Ottaviano, occupandone il territorio) quanto piuttosto dei guerrieri che, sotto gli ordini del Faraone, difendevano l’Egitto e la sua popolazione, in primis i contadini, da incursioni delle popolazioni nomadi.

D’altraparte, la stessa conformazione fisica dell’Egitto costituiva una naturale difesa: un territorio circondato da mare e deserto dove solo la fertile valle del Nilo poteva rappresentare un degno obiettivo geopolitico. Ma ai nemici occorreva raggiungerla!

L’organizzazione militare egizia (che includeva fanti, arcieri, cavalieri e carri) aveva comunque una duplice particolarità: una composizione multietnica ed una spiccata attenzione alla logistica.

La prima è provata dalla presenza, ad esempio, di guerrieri nubiani e libi tra le sue file; la seconda è giustificata dalle condizioni ambientali d’impiego, spesso a presidio di fortezze nel deserto, che necessitavano di una particolare cura dei rifornimenti.

I guerrieri egizi dunque non costituiscono un paradigma di studio dell’Istituzione militare antica (che trova nella Falange macedone e nella Legione romana fulgidi esempi) ma rappresentano comunque la testimonianza di come la guerra abbia plasmato la vita degli uomini e l’organizzazione sociale di ogni tempo.

Operatività

Un’Istituzione militare si caratterizza dalla propria capacità operativa, ossia l’attitudine ad adempiere al meglio la missione affidatagli dall’Autorità politica.

Nei tempi attuali, tale capacità operativa è, generalmente, la risultante di più componenti tra le quali le principali, a parere dello scrivente, possono essere di seguito elencate:

  1. Comando, Controllo, Comunicazione, Computer, Intelligence, Sorveglianza, Acquisizione Obiettivi e Ricognizione – C4 ISTAR ( questa capacità consente ai Comandanti ai vari livelli di responsabilità, di disporre di un sistema di Comando e Controllo adeguato al contesto operativo ed efficace per l’adempimento del compito assegnato);
  2. Schieramento e Mobilità (consente la rapida concentrazione della forze quando e dove serve);
  3. Precisione ed efficacia d’ingaggio (capacità di colpire l’obbiettivo in modo selettivo evitando indesiderati effetti collaterali);
  4. Sopravvivenza e Protezione delle forze (proteggere i propri soldati sempre e ovunque);
  5. Sostenibilità logistica (sostenere la vita in operazione delle proprie forze in modo efficace ed efficiente in ogni circostanza);
  6. Supporto Generale (assicurare alle forze impegnate nella missione l’indispensabile supporto finanziario, legale, addestrativo e infrastrutturale).

Senza aver in alcun modo esaurito la questione, si può senz’altro affermare che dalla realizzazioni delle sopraesposte capacità si può confidare nel miglior conseguimento del compito assegnato alle Forze Armate.

La canzone del Tenente

Sanremo è sempre Sanremo e anche chi scrive vuole dare atto che il Festival della canzone italiana, che annualmente in questo periodo si svolge nella bella cittadina della Riviera ligure, è una delle manifestazioni culturali proprie dell’identità italiana.

Sul palcoscenico del Teatro Ariston venne presentata dal compianto e grande artista Giorgio Faletti (1950 – 2014) una canzone che arrivò seconda nella competizione del 1994 (la 44^ edizione) e riscosse un ampio successo di pubblico: s’intolava Signor Tenente.

La canzone narra la storia di un (probabile) carabiniere che si rivolge ad un suo superiore raccontandogli la propria quotidianità in servizio e lo sconvolgimento avuto nell’apprendere la notizia delle stragi di Capaci e via D’Amelio del 1992 dove morirono i giudici Giovanni Falcone (con la moglie Francesca Morvillo) e Paolo Borsellino, con le rispettive scorte (8 caduti in totale). In questa prospettiva, la canzone rappresenta anche una evidente testimonianza storica dell’epoca.

Da queste stragi nacque l’Operazione Vespri Siciliani che vide dal 1992 al 1998 il massiccio impiego dell’esercito in Sicilia per il controllo del territorio: una delle storie di maggior successo dell’esercito italiano nel secondo dopoguerra che diede un contributo fondamentale alla lotta dello Stato contro la criminalità organizzata siciliana.

Pater Patriae Europae

Contrariamente a casi analoghi in passato, ho tardato a commentare la scomparsa di Helmut Kohl (1930 – 2017), Cancelliere federale tedesco dal 1982 al 1998, fautore tra i più eminenti dell’unità europea.

Non che non ci avessi provato: un post sulla nascita dell’Eurocorpo e della Brigata franco-tedesca (nuclei iniziali del futuribile Esercito europeo), da me scritto il giorno della sua morte, mi sembrava riduttivo rispetto alla sua opera nei confronti della riunificazione tedesca e (per quanto d’interesse tematico di questo Blog) dello scioglimento della NVA – Nationale Volksarmee – e integrazione di ciò che rimaneva nella Bundeswehr: grandi e insperati successi.

Ieri 1° luglio si sono svolti i suoi funerali nella sede del Parlamento europeo a Strasburgo (una prima assoluta, giusto riconoscimento allo statista e alla sua opera) e il suo feretro, con un picchetto d’onore di soldati europei, era avvolto in una bandiera europea: un’immagine che finalmente ha ispirato il mio personale, deferente e ultimo omaggio a Helmut Kohl, Padre della Patria europea.

Inventario di un Generale

La ricerca definitiva di sé e la libertà che deriva dal completamento della propria identità, più che la testimonianza ai posteri (anche se il libro è espressamente e comprensibilmente dedicato ai nipoti) , sono le ragioni di questo bel libro intitolato Un quaderno rosso bordò scritto dal Tenente Generale Paolo Mearini (Betti Editrice, Siena 2017).
Per sua stessa ammissione, l’autore tende a conciliarsi con la sua costante e naturale aspirazione a realizzarsi e identificarsi (anche) come scrittore.
E ci riesce appieno.
Il libro è coinvolgente, intenso (a tratti emozionante quando ci parla del valore dell’amicizia che non muore che con noi stessi) e, senz’altro, ben scritto. Ci accompagna nel viaggio letterario una prosa intima (ma mai troppo), scorrevole (ma mai superficiale) e convincente (ma mai agiografica).
Degna di nota è la tecnica narrativa che affida il filo del racconto a scritti precedenti, definiti dallo stesso autore “fogli sparsi dei pensieri disordinati”, che ripercorrono il tempo trascorso. Ritroviamo così, tra l’altro, un interessante scritto giovanile su Pinocchio, una testimonianza diretta della spedizione militare italiana in Libano all’inizio degli anni ’80 (immagino avrebbe molto interessato Oriana Fallaci che da quella esperienza ha tratto uno dei suoi romanzi di maggior successo “Inshallah”), discorsi tenuti in occasioni ufficiali e, soprattutto, delle poesie che nella forza della parola trovano l’espressione più alta della sensibilità di Paolo Mearini.
È un libro che testimonia un’esistenza, quella dell’autore, ricca d’esperienze e ricordi come può esserlo una vita militare di più di quarant’anni. La vita militare resta però in secondo piano, quale sfondo di accompagnamento di una vita proiettata verso qualcosa di più intimo e meno pubblico (che l’autore ben racconta). È un “inventario esistenziale” più che un “bilancio” che ben figura con altrettanto illustri precedenti nella letteratura italiana quali “Inventario” (per l’appunto) di Gina Lagorio o “Inventario della casa di campagna” di Piero Calamandrei.
Nei contenuti, riaffiorano i ricordi che danno sostanza alla vita dell’autore: l’infanzia tra i colori della Toscana (in questo Mearini “tradisce” una conoscenza e raffinatezza pittorica che richiama alla mente i Macchiaioli che hanno reso celebre e immortale la sua terra); le ragioni della scelta della carriera militare, intrapresa realisticamente più come opportunità professionale che come ideale di vita, gli amici che lo hanno accompagnato nel suo cammino (il capitolo dedicato a Paolo Galli vale tutto il libro per le punte di coinvolgimento emotivo che raggiunge); il paracadutismo come sistema di valori morali e spirituali volti all’effettiva realizzazione della fraternità d’armi e, infine, un epilogo che raggiunge punte di lirismo che lascio scoprire e valutare al lettore.
Una parola doverosa, perché attiene alla migliore comprensione del libro, sulla copertina e sul disegno contenuto nel libro, unico apporto iconografico dell’opera di Mearini (e non sarebbero certo mancate le occasioni per inserire dei ricordi fotografici coerenti ed esplicativi di quanto narrato). Si tratta di una barca rovesciata che richiama e rappresenta personaggi e situazioni descritti nel libro: un tocco di originalità a beneficio dell’interpretazione e della sensibilità di chi legge. E direi anche una sintesi figurativa ben riuscita rispetto al messaggio dell’autore.
E’, in estrema e conclusiva sintesi, un racconto (tra i tanti possibili) della propria esistenza, e ancor di più, della propria anima per congiungersi definitivamente con essa. È questo sublime (e invidiabile) obiettivo che il Generale Paolo Mearini ha pienamente raggiunto con il suo libro.