Pater Patriae Europae

Contrariamente a casi analoghi in passato, ho tardato a commentare la scomparsa di Helmut Kohl (1930 – 2017), Cancelliere federale tedesco dal 1982 al 1998, fautore tra i più eminenti dell’unità europea.

Non che non ci avessi provato: un post sulla nascita dell’Eurocorpo e della Brigata franco-tedesca (nuclei iniziali del futuribile Esercito europeo), da me scritto il giorno della sua morte, mi sembrava riduttivo rispetto alla sua opera nei confronti della riunificazione tedesca e (per quanto d’interesse tematico di questo Blog) dello scioglimento della NVA – Nationale Volksarmee – e integrazione di ciò che rimaneva nella Bundeswehr: grandi e insperati successi.

Ieri 1° luglio si sono svolti i suoi funerali nella sede del Parlamento europeo a Strasburgo (una prima assoluta, giusto riconoscimento allo statista e alla sua opera) e il suo feretro, con un picchetto d’onore di soldati europei, era avvolto in una bandiera europea: un’immagine che finalmente ha ispirato il mio personale, deferente e ultimo omaggio a Helmut Kohl, Padre della Patria europea.

Inventario di un Generale

La ricerca definitiva di sé e la libertà che deriva dal completamento della propria identità, più che la testimonianza ai posteri (anche se il libro è espressamente e comprensibilmente dedicato ai nipoti) , sono le ragioni di questo bel libro intitolato Un quaderno rosso bordò scritto dal Tenente Generale Paolo Mearini (Betti Editrice, Siena 2017).
Per sua stessa ammissione, l’autore tende a conciliarsi con la sua costante e naturale aspirazione a realizzarsi e identificarsi (anche) come scrittore.
E ci riesce appieno.
Il libro è coinvolgente, intenso (a tratti emozionante quando ci parla del valore dell’amicizia che non muore che con noi stessi) e, senz’altro, ben scritto. Ci accompagna nel viaggio letterario una prosa intima (ma mai troppo), scorrevole (ma mai superficiale) e convincente (ma mai agiografica).
Degna di nota è la tecnica narrativa che affida il filo del racconto a scritti precedenti, definiti dallo stesso autore “fogli sparsi dei pensieri disordinati”, che ripercorrono il tempo trascorso. Ritroviamo così, tra l’altro, un interessante scritto giovanile su Pinocchio, una testimonianza diretta della spedizione militare italiana in Libano all’inizio degli anni ’80 (immagino avrebbe molto interessato Oriana Fallaci che da quella esperienza ha tratto uno dei suoi romanzi di maggior successo “Inshallah”), discorsi tenuti in occasioni ufficiali e, soprattutto, delle poesie che nella forza della parola trovano l’espressione più alta della sensibilità di Paolo Mearini.
È un libro che testimonia un’esistenza, quella dell’autore, ricca d’esperienze e ricordi come può esserlo una vita militare di più di quarant’anni. La vita militare resta però in secondo piano, quale sfondo di accompagnamento di una vita proiettata verso qualcosa di più intimo e meno pubblico (che l’autore ben racconta). È un “inventario esistenziale” più che un “bilancio” che ben figura con altrettanto illustri precedenti nella letteratura italiana quali “Inventario” (per l’appunto) di Gina Lagorio o “Inventario della casa di campagna” di Piero Calamandrei.
Nei contenuti, riaffiorano i ricordi che danno sostanza alla vita dell’autore: l’infanzia tra i colori della Toscana (in questo Mearini “tradisce” una conoscenza e raffinatezza pittorica che richiama alla mente i Macchiaioli che hanno reso celebre e immortale la sua terra); le ragioni della scelta della carriera militare, intrapresa realisticamente più come opportunità professionale che come ideale di vita, gli amici che lo hanno accompagnato nel suo cammino (il capitolo dedicato a Paolo Galli vale tutto il libro per le punte di coinvolgimento emotivo che raggiunge); il paracadutismo come sistema di valori morali e spirituali volti all’effettiva realizzazione della fraternità d’armi e, infine, un epilogo che raggiunge punte di lirismo che lascio scoprire e valutare al lettore.
Una parola doverosa, perché attiene alla migliore comprensione del libro, sulla copertina e sul disegno contenuto nel libro, unico apporto iconografico dell’opera di Mearini (e non sarebbero certo mancate le occasioni per inserire dei ricordi fotografici coerenti ed esplicativi di quanto narrato). Si tratta di una barca rovesciata che richiama e rappresenta personaggi e situazioni descritti nel libro: un tocco di originalità a beneficio dell’interpretazione e della sensibilità di chi legge. E direi anche una sintesi figurativa ben riuscita rispetto al messaggio dell’autore.
E’, in estrema e conclusiva sintesi, un racconto (tra i tanti possibili) della propria esistenza, e ancor di più, della propria anima per congiungersi definitivamente con essa. È questo sublime (e invidiabile) obiettivo che il Generale Paolo Mearini ha pienamente raggiunto con il suo libro.

Una grande speranza

Frank-Walter Steinmeier (1956) è stato oggi eletto Presidente  (Bundespraesident) della Repubblica Federale Tedesca dai Grandi Elettori riuniti nel Parlamento federale (Bundestag).

Pur non avendo, per ragioni storiche, il comando supremo della Bundeswehr  (che spetta al Ministro della Difesa, in pace, e al Cancelliere federale, in guerra), il Presidente federale esercita sulle Forze Armate tedesche una forte influenza morale. Tra l’altro, il Presidente federale dispone di un un ufficiale (normalmente un Colonnello/Capitano di Vascello in servizio di Stato Maggiore) di collegamento con il Ministero della Difesa.

Chi scrive ha avuto il privilegio di ascoltare più volte i suoi discorsi come Ministro degli Esteri della Germania e non esita a definirlo una persona perbene e un politico dedicato al bene comune del proprio Paese e dell’Europa.

Nell’importante circostanza, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha inviato al Presidente federale eletto un messaggio di congratulazioni in cui, tra l’altro, il Presidente Mattarella afferma:

Germania e Italia sono legate da un’amicizia saldissima e sopratutto da una visione comune e condivisa: quella di un’Europa pacifica, integrata e solidale. Un’Europa capace di promuovere e tutelare principi e diritti, realizzare crescita, occupazione e giustizia sociale al suo interno e di assumere, al contempo, un ruolo autorevole al livello internazionale.

Insomma, l’elezione a Presidente della Repubblica Federale di Germania di Frank-Walter Steinmeier rappresenta una grande speranza per tutti, cittadini tedeschi ed europei.

Onore al merito

Pochi giorni fà, per l’esattezza lo scorso 7 gennaio, si è spento a Firenze (città di cui era stato brevemente Sindaco a metà degli anni ’60) Lelio Lagorio (1925 – 2017).

Primo ministro della Difesa socialista della storia d’Italia, Lelio Lagorio fece molto e bene nei tre anni (1980 – 1983) in cui resse l’impegnativo dicastero.

Anzitutto, promosse la figura del soldato come “cittadino in uniforme”, un concetto di assoluta novità per l’epoca in Italia (in Germania era invece uno dei pilastri del pensiero militare del secondo dopoguerra), che dava concretezza al dettato costituzionale (art. 52) secondo cui la Forze Armate italiane s’informano alla spirito democratico della Repubblica.

Aprì poi le caserme alla cittadinanza affinché si rendesse conto da vicino della realtà militare. In particolare, accostó il più possibile i giovani all’Istituzione militare (memorabile il progetto sportivo Esercito-Scuola di cui chi scrive fu diretto testimone).

Promosse la pubblicistica della Difesa rilanciando il periodico del Ministero della Difesa “Quadrante” (ahimé scomparso da tempo) e autorizzando la fondazione di “Informazioni della Difesa”, edito ancora oggi dallo Stato Maggiore della Difesa.

Ebbe la volontà e capacità, insieme al Presidente del Consiglio dell’epoca Giovanni Spadolini, di rinnovare drasticamente nel 1981 i vertici militari dopo lo scandalo della loggia massonica P2.

Ma il suo maggior successo politico fu la spedizione militare in Libano nel 1982, da lui fortemente e validamente sostenuta, che segnó la rinascita del prestigio delle Forze Armate italiane dopo la disastrosa sconfitta nella seconda guerra mondiale.

Ha pubblicato, tra gli altri scritti, un pregevole libro di memorie sul suo periodo da Ministro della Difesa intitolato “L’ora di Austerlitz” (Polistampa, Firenze, 2005) che offre una preziosa testimonianza storica sugli avvenimenti politici e militari di quegli anni difficili, segnati dal terrorismo politico e dalla Guerra Fredda.

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in una dichiarazione di cordoglio per la scomparsa di Lagorio, lo ha definito “un giurista colto e rigoroso, un uomo del dialogo, un servitore dello Stato”.

Lelio Lagorio è stato, a mio  modesto giudizio, un buon Ministro della Difesa: onore al merito.

Buon Natale!

Buon Natale a tutti i lettori di questo Blog di poche pretese ma di grande apertura verso la conoscenza e la riflessione sul mondo delle Istituzioni militari (del passato, presente e futuro), il cui unico e supremo valore è il bene dello Stato e quindi della comunità che, sempre e ovunque, hanno servito, servono e serviranno anche ispirandosi ai valori di umanità, solidarietà e fratellanza che oggi festeggiamo.

Hallelujah

Leonard Cohen (1934-2016), uno dei più grandi artisti dei nostri tempi scomparso ieri, ammirava i soldati per il senso di ordine che richiamavano in lui.

Canadese di religione ebraica, Leonard Cohen, cantò per i soldati israeliani durante la Guerra dello Yom Kippur nell’ottobre 1973.

La foto che pubblico lo ritrae mentre canta per le truppe, in una pausa dei combattimenti, con a fianco il Generale Ariel Sharon (1928-2014) che con la sua Divisione corazzata sbarcò a sorpresa sulla costa egiziana del canale di Suez, puntando poi direttamente sul Cairo e contribuendo così in modo decisivo all’esito favorevole per Israele dell’ultima guerra arabo-israeliana (le precedenti si erano svolte nel 1948, 1956 e 1967).

Cohen amava la libertà, e forse il cantare per i soldati che combattevono per la libertà in un momento così terribile come quello fu il suo contributo per far sperare come un mondo libero e giusto fosse comunque possibile.

Maybe.

L’ultima araba fenice

I militari golpisti che il 21 aprile 1967 sovvertirono l’ordine democratico in Grecia avevano come simbolo l’araba fenice: confesso che non ho mai compreso veramente il perché. Questo simbolo rappresentò un regime militare (detto “Regime dei colonnelli” perché ideato e condotto da ufficiali che perlopiù portavano quel grado) che per ben 7 anni oppresse il popolo greco.

Ieri 8 ottobre è morto (alla veneranda età di 103 anni) il Generale  Stylianos Pattakos, l’ultimo protagonista di quel drammatico periodo della storia greca, culminato nel 1974 con la crisi di Cipro che portò a quella divisione dell’isola che ancora sussiste. Il fallimento dell’occupazione di Cipro (e il conseguente conflitto armato che si sfiorò con la Turchia) portò alla caduta del regime e al ritorno della democrazia in Grecia.

Pattakos venne processato per alto tradimento (capo d’imputazione più che appropriato per militari che attentano alla Costituzione) insieme agli altri ufficiali golpisti e condannato a morte (pena successivamente commutata in ergastolo). Liberato per motivi di salute nel 1990, si era ritirato a vita privata.

Scrivendo questo post, non posso non pensare ad un altro militare greco che in quei frangenti terribili si comportò, tra gli altri, con coraggio e determinazione a difesa della libertà: il giovane Tenente Alexandros “Alekos” Panagulis (1939-1976). Per la sua opposizione estrema al regime (progettò anche un -fallito- attentato al capo della giunta militare Colonnello George Papadopoulos) patì un carcere durissimo.

Raffrontando le due figure, non ho dubbi su chi additare a positivo esempio per i lettori di questo Blog perché sono convinto che i soldati sono sempre al servizio della libertà dei cittadini che servono e mai diversamente.