Eterna massima

Marc Bloch (1886 – 1944) è stato uno dei più grandi storici del Novecento. Francese di origine ebraica, combattè come ufficiale nella Grande Guerra e partecipò alla Seconda Guerra Mondiale tra le fila della Resistenza in Francia. Catturato dai nazisti, venne imprigionato, torturato e infine fucilato (insieme ad altri 29 resistenti) il 16 giugno 1944.

Tra le tante sue riflessioni, questa che segue (tratta dalla sua opera Apologia della Storia, pubblicata dalla Casa editrice Einaudi nel 1950) ha avuto una grande risonanza:

L’ incomprensione del presente nasce fatalmente dall’ignoranza del passato (…) non è però meno vano tentar di comprendere il passato ove nulla si sappia del presente.

Fece e visse la Storia.

Annunci

Lo spirito degli eserciti

Le vicende politiche in Sudan di queste ore, che vedono protagoniste le Forze Armate sudanesi in un rivolgimento del regime politico finora vigente, mi fanno venire in mente una frase di Montesquieu, famoso studioso francese delle scienze politiche:

Pour que celui qui exécute ne puisse pas opprimer, il faut que les armées qu’on lui confie soient peuple et aient le même esprit que le peuple/…/.

Perchè chi esegue non possa opprimere, occorre che gli eserciti che gli vengono affidati siano popolo e abbiano lo stesso spirito del popolo /…/.

Montesquieu (1689 -1755), De l’esprit de lois, libro XI capitolo 6°

Sereno Santo Natale!

Scrivo brevemente queste due righe per augurare a tutti i lettori del Blog un sereno Santo Natale, nel nome di Colui che …luce dona alle menti/e pace infonde nei cuor.

Accompagno i miei più fervidi auguri con l’immagine di due soldati che rappresentano le migliaia di militari italiani impiegati in Patria (7.500 unità) all’estero (5.800 unità): perchè la sicurezza e la pace vanno difese in ogni momento…e loro ci sono sempre!

Auguri e grazie

Franco Di Santo

I guerrieri del Faraone

Nell’antico Egitto la casta dei Guerrieri era, accanto a quella degli Scribi, grande e potente.

Nella millenaria storia d’Egitto, non esisteva una potente organizzazione militare paragonabile, secoli dopo, a quella dei Greci e dei Romani (che infatti sconfissero gli egizi, prima con Alessandro Magno e poi con Cesare Ottaviano, occupandone il territorio) quanto piuttosto dei guerrieri che, sotto gli ordini del Faraone, difendevano l’Egitto e la sua popolazione, in primis i contadini, da incursioni delle popolazioni nomadi.

D’altraparte, la stessa conformazione fisica dell’Egitto costituiva una naturale difesa: un territorio circondato da mare e deserto dove solo la fertile valle del Nilo poteva rappresentare un degno obiettivo geopolitico. Ma ai nemici occorreva raggiungerla!

L’organizzazione militare egizia (che includeva fanti, arcieri, cavalieri e carri) aveva comunque una duplice particolarità: una composizione multietnica ed una spiccata attenzione alla logistica.

La prima è provata dalla presenza, ad esempio, di guerrieri nubiani e libi tra le sue file; la seconda è giustificata dalle condizioni ambientali d’impiego, spesso a presidio di fortezze nel deserto, che necessitavano di una particolare cura dei rifornimenti.

I guerrieri egizi dunque non costituiscono un paradigma di studio dell’Istituzione militare antica (che trova nella Falange macedone e nella Legione romana fulgidi esempi) ma rappresentano comunque la testimonianza di come la guerra abbia plasmato la vita degli uomini e l’organizzazione sociale di ogni tempo.

Operatività

Un’Istituzione militare si caratterizza dalla propria capacità operativa, ossia l’attitudine ad adempiere al meglio la missione affidatagli dall’Autorità politica.

Nei tempi attuali, tale capacità operativa è, generalmente, la risultante di più componenti tra le quali le principali, a parere dello scrivente, possono essere di seguito elencate:

  1. Comando, Controllo, Comunicazione, Computer, Intelligence, Sorveglianza, Acquisizione Obiettivi e Ricognizione – C4 ISTAR ( questa capacità consente ai Comandanti ai vari livelli di responsabilità, di disporre di un sistema di Comando e Controllo adeguato al contesto operativo ed efficace per l’adempimento del compito assegnato);
  2. Schieramento e Mobilità (consente la rapida concentrazione della forze quando e dove serve);
  3. Precisione ed efficacia d’ingaggio (capacità di colpire l’obbiettivo in modo selettivo evitando indesiderati effetti collaterali);
  4. Sopravvivenza e Protezione delle forze (proteggere i propri soldati sempre e ovunque);
  5. Sostenibilità logistica (sostenere la vita in operazione delle proprie forze in modo efficace ed efficiente in ogni circostanza);
  6. Supporto Generale (assicurare alle forze impegnate nella missione l’indispensabile supporto finanziario, legale, addestrativo e infrastrutturale).

Senza aver in alcun modo esaurito la questione, si può senz’altro affermare che dalla realizzazioni delle sopraesposte capacità si può confidare nel miglior conseguimento del compito assegnato alle Forze Armate.

La canzone del Tenente

Sanremo è sempre Sanremo e anche chi scrive vuole dare atto che il Festival della canzone italiana, che annualmente in questo periodo si svolge nella bella cittadina della Riviera ligure, è una delle manifestazioni culturali proprie dell’identità italiana.

Sul palcoscenico del Teatro Ariston venne presentata dal compianto e grande artista Giorgio Faletti (1950 – 2014) una canzone che arrivò seconda nella competizione del 1994 (la 44^ edizione) e riscosse un ampio successo di pubblico: s’intolava Signor Tenente.

La canzone narra la storia di un (probabile) carabiniere che si rivolge ad un suo superiore raccontandogli la propria quotidianità in servizio e lo sconvolgimento avuto nell’apprendere la notizia delle stragi di Capaci e via D’Amelio del 1992 dove morirono i giudici Giovanni Falcone (con la moglie Francesca Morvillo) e Paolo Borsellino, con le rispettive scorte (8 caduti in totale). In questa prospettiva, la canzone rappresenta anche una evidente testimonianza storica dell’epoca.

Da queste stragi nacque l’Operazione Vespri Siciliani che vide dal 1992 al 1998 il massiccio impiego dell’esercito in Sicilia per il controllo del territorio: una delle storie di maggior successo dell’esercito italiano nel secondo dopoguerra che diede un contributo fondamentale alla lotta dello Stato contro la criminalità organizzata siciliana.