Fedeli al cielo

A Torino, nella magnifica cornice dello splendido Palazzo Lascaris, è stato ieri presentato il libro Carabinieri Aviatori a Torino che merita indiscutibilmente di essere conosciuto.

Scritto e curato dal Maggiore dei Carabinieri Medaglia di Bronzo al valor militare Francesco Golini, già comandante del 1° Nucleo elicotteri Carabinieri di Volpiano (Torino), narra in modo approfondito e scorrevole (nonchè con un avvincente apparato iconografico) il contributo dell’Arma alla nascita e affermazione dell’aviazione militare italiana.

Di estremo interesse è l’ampia parte dedicata all’asso dell’aviazione della Grande Guerra Ernesto Cabruna (1889 -1960), ufficiale dell’Arma e medaglia d’oro al valor militare, appartenente al Battaglione aviatori del Regio Esercito, precursore dell’Aeronautica militare italiana (che verrà fondata poi nel 1923).

Il libro inoltre si sofferma sulla storia del 1° Nucleo elicotteri Carabinieri, tratteggiandone l’opera meritoria e determinante non solo nei confronti dell’attività operativa dei Carabinieri ma anche, e soprattutto, nei confronti delle popolazioni del Piemonte e Valle d’Aosta.

Il libro è scaricabile gratuitamente in formato pdf dal sito http://www.museoagusta.it

Un’ ultima annotazione di carattere personale che desidero condividere con i lettori di questo Blog: chi scrive nutre per l’autore una profonda ammirazione dalla quale, da sempre, traggono ispirazione molte scelte (e dunque fatti) della propria esistenza.

Questo libro costituisce un’ulteriore testimonianza delle virtù di un uomo che ha fatto di sè un costante e generoso esempio per gli altri di uomo libero, buon cittadino e valoroso soldato al servizio dello Stato.

Più alto e più oltre, amico mio!

La pittura alata

Una buona occasione per festeggiare il recente 94° annuale di fondazione dell’Aeronautica Militare Italiana (28 marzo 1923) è la lettura di un interessante libro scritto dalla giovane e promettente giornalista Ada Fichera intitolato “La bellezza in volo”.

Edito dalla Rivista “Informazioni della Difesa” (organo ufficiale dello Stato Maggiore della Difesa), analizza, con cura e piacevole scrittura, le opere pittoriche dipinte durante il periodo pioneristico dell’aviazione italiana (specie durante la Grande Guerra) appartenenti alla preziosa raccolta della famiglia dell’ingegnere Gianni Caproni (1886 – 1957), padre dell’industria aeronautica italiana.

La collezione, attualmente in parte esposta presso il Museo “Gianni Caproni” di Trento e in parte rimasta di proprietà privata, annovera dipinti e disegni di pittori pregevoli come Gerardo Dottori, Luigi Bonazza, Mario Sironi e molti altri.

Si tratta di una vasta gamma di opere artistiche di soggetto aeronautico e di stile futurista, che segna la nascita della cosiddetta Aeropittura, ulteriore espressione d’eccellenza dell’arte italiana.

Nell’ occasione, un’ ultima annotazione: ai comandi di un bombardiere Caproni Ca.3 morì il 2 febbraio 1918 il Maggiore del Corpo di Amministrazione dell’Esercito (ai tempi l’aviazione era una specialità dell’Esercito) Oreste Salomone (1879 -1918), primo aviatore militare italiano insignito di Medaglia d’oro al Valor militare (concessa  per un’azione eroica svolta il 18 febbraio 1916 sui cieli di Lubiana). L’ orazione funebre per il Maggiore Salomone venne tenuta dal suo grande amico il poeta (e ufficiale dei “Lancieri di Novara”) Gabriele D’Annunzio.

Ad Oreste Salomone D’Annunzio dedicò pagine molto intense della sua opera “Notturno”:

《Dimmi tu se noi possiamo più vivere senza una eroica ragione di vivere. Dimmi tu se noi possiamo continuare ad essere uomini senza avere la certezza che l’ora di transumare tornerà, Oreste!》

Identità e orgoglio

Questa drammatica giornata, che passerà alla storia d’Italia per il catastrofico terremoto nel Centro Italia, sta per concludersi.

Il pensiero triste va anzitutto alle numerose vittime, ai feriti e alle tante persone che stasera affronteranno la prima notte senza più una casa, distrutta o lesionata dal terremoto.

Ma il pensiero grato va ai tanti che proprio in questa notte, prosecuzione di un giorno terribile, si stanno prodigando nell’opera di soccorso alle popolazioni colpite.

Tra questi, gli appartententi alle Forze Armate italiane e, in particolare, all’esercito, prontamente intervenuto con uomini e mezzi del 235° Reggimento Fanteria “Piceno” di Ascoli Piceno e 6° Reggimento Genio di Roma.

Anche i carabinieri dell’organizzazione territoriale, la Scuola interforze NBC di Rieti e assetti di volo dell’Aeronautica militare sono fortemente impegnati a causa della catastrofica calamità naturale.

L’intervento del soldato italiano nel soccorso alle popolazioni colpite da disastri naturali è elemento d’identità di tutti i militari, di orgoglio per le Forze Armate italiane e, da sempre, di forte legame tra il Paese e le sue Istituzioni militari.

Perché loro non mancano mai.

Testimonianza esemplare

Nel Parco delle Cascine di Firenze ha sede l’Istituto di Scienze Militari Aeronautiche – ISMA (ai più nota come Scuola di Guerra aerea).

Costruita nel 1936 – 1938 su progetto dell’architetto Raffaello Fagnoni, è testimonianza esemplare dell’architettura razionale e funzionale italiana degli anni ’30 dello scorso secolo.

Perfettamente conservata negli arredi e decorazioni, parti esse stesse dell’opera architettonica, l’ISMA è depositaria d’indiscussi capolavori d’arte come  la statua dell’ITALIA di Bruno Catarzi (statua che da il nome alla Palazzina che l’ospita) o la Fontana del PEGASO, emblema dell’ISMA, di Giorgio Gori.

La Palazzina Ufficiali presenta un pregevole fregio in mattoni di Mario Moschi che riproduce aquile ed eliche, mentre all’interno si possono ammirare dipinti di Pietro Annigoni e Giovanni Colacicchi.

Insomma, una vera opera d’arte a cielo aperto che merita essere conosciuta e visitata!

Festa dell’Arma Azzurra

Oggi ricorre il 93° anniversario di fondazione dell’Aeronautica militare italiana, comunemente detta Arma Azzurra dal colore del cielo in cui opera e domina.

Nata il 28 marzo 1923 per scissione dall’esercito italiano nel cui seno era nata, di fatto, nel 1911 durante il conflitto italo-turco in Libia, l’Arma Azzurra nei suoi anni di vita ha concorso, con il sacrificio dei suoi coraggiosi aviatori, a scrivere gloriose pagine di storia nazionale.

Tra tutti i suoi figli, voglio ancora una volta ricordare il generale Amedeo Mecozzi (1892 -1971) che con i suoi insuperati studi ha contribuito significativamente alla cultura strategica aereonautica nazionale e internazionale.

Oggi l’Arma Azzurra è sempre più proiettata nella dimensione spaziale, costituendo, con i suoi astronauti e con le proprie capacità tecnologiche, motivo d’orgoglio per tutti gli italiani.

Auguri dunque all’Aeronautica militare italiana di sempre maggiori e lusinghieri successi.

VIRTUTE SIDERUM TENUS!

Una cultura da bancarella

Tra le figure militari della nostra storia militare, sento particolarmente vicina a me quella del Generale di brigata aerea Amedeo Mecozzi (1892 – 1971), teorico negli anni ’20 del secolo scorso della cosidetta Aviazione d’assalto.

Nato a Roma in una famiglia di umili condizioni e avviato precocemente al lavoro, seppe costruire la sua vita con una ammirevole determinazione e forza d’animo.

Vorace lettore sin dagli anni giovanili (con mirabile autoironia, già famoso a livello internazionale per i suoi scritti di strategia, diceva di possedere solo una “cultura da bancarella” derivante dalla sua passione di acquistare libri usati dai banchi sul tevere o nei mercati rionali), approfondì gli studi sull’impiego dell’arma aerea, diventando accanto a Giulio Douhet uno dei primi e più innovativi teorici di strategia aerea.

Arruolatosi nell’esercito come soldato semplice nel 1906, partecipò alla Grande Guerra come ufficiale di complemento pilota, realizzando 6 abbattimenti di aerei nemici. Transitato in servizio permanente effettivo nel dopoguerra, iniziò un’intensa attività di pubblicista nel campo aereonautico e, fondata nel 1923 l’Arma azzurra, vi transitò subito con il grado di capitano.

Capo Ufficio Stampa del fondatore dell’aeronautica militare Maresciallo dell’Aria Italo Balbo (1896 – 1940), avvió un’intensa attività pubblicistica in cui propugnava l’idea dell’uso determinante dell’arma aerea sul campi di battaglia, mettendone in evidenza l’alto valore tattico nel sostegno delle truppe terrestri e navali impegnate nei combattimenti. Polemizzó con Douhet che invece enfatizzava il ruolo strategico dell’aviazione nella risoluzione dei conflitti, specie nei bombardamenti dei punti vitali del nemico, compresi i centri abitati.

Sostanzialmente, i suoi studi trovarono effettiva applicazione nella seconda guerra mondiale nell’accentuato ruolo di sostegno alle operazioni corazzate e di fanteria da parte della componente aerea. Un’esemplare applicazione degli studi di Amedeo Mecozzi é quello dell’impiego del famoso aereo da bombardamento in picchiata Junkers JU 87 (Stuka) da parte dei tedeschi nei diversi fronti di guerra. Oggi le teorie del Mecozzi si sostanziano nella funzione CAS (Close Air Support) svolte dalle aviazioni miltari di tutto il mondo.

Direttore della prestigiosa Rivista Aeronautica, al termine della seconda guerra mondiale si ritiró a vita privata, continuando a dedicarsi agli amati studi e a pubblicare (possedeva una propria piccola casa editrice) diversi libri di strategia aerea. Morì a Roma, la sua città, il 2 novembre 1971.

Nel 2006 l’Ufficio storico dell’Aeronautica militare ha pubblicato due pregiati volumi dal titolo Scritti scelti sul potere aereo e l’aviazione d’assalto (1920 – 1970), curati dal compianto colonnello Ferruccio Botti.

L’ordinamento Diaz

Dopo gli ordinamenti Albricci e Bonomi, finalizzati sostanzialmente alla smobilitazione dell’esercito italiano dopo la Grande Guerra, nel gennaio 1923 venne approvato dal Parlamento l’ordinamento Diaz, dal nome del Ministro della Guerra pro tempore Maresciallo d’Italia e Duca della Vittoria Armando Diaz (1861 -1928). L’ordinamento Diaz assume un certo rilievo storico perché fu il primo provvedimento riorganizzativo dell’esercito in epoca fascista.

Nell’ordinamento Diaz si prevedeva la ricostituzione del disciolto Stato Maggiore dell’esercito con il nome di Stato Maggiore Centrale. Veniva inoltre prevista l’istituzione della carica di Ispettore generale (di nomina regia e dipendente dal Ministro della Guerra) cui spettava il comando dell’esercito in tempo di pace. A lui era sottoposto il Capo di Stato Maggiore Centrale cui erano affidati compiti generali di approntamento e pianificazione dell’esercito. Aumentarono le divisioni di fanteria (da 27 a 30) che in caso di guerra avrebbero raggiunto il ragguardevole numero di 52.

Pur riconoscendo l’importanza crescente della manovra e della conseguente meccanizzazione delle forze, non si ritenne di potenziare il settore cui vennero destinati fondi inferiori a quelli destinati all’acquisto e al mantenimento dei quadrupedi (!!). La forza complessiva dell’esercito venne portata a 250.000 uomini (con un rilevante aumento di ufficiali in servizio permanente effettivo il cui numero arrivò a circa 17.000) e la ferma fissata a 18 mesi. L’ordinamento Diaz prefigurava la creazione dell’Aeronautica militare come Arma combattente autonoma, cosa che infatti avvenne il 28 marzo dello stesso anno.

L’ordinamento Diaz, puntando maggiormente sul numero piuttosto che sulla qualità, gettó le basi di quell’esercito di “Otto milioni di baionette” la cui insensatezza di fronte alle sfide della guerra moderna i soldati italiani (e l’Italia nel suo complesso) pagheranno drammaticamente.