Sempre più oltre

Nel 1917, al fine di permettere la penetrazione nelle trincee nemiche da parte di truppe scelte ed agguerrite, il Generale Luigi Cadorna diede il proprio benestare alla creazione degli Arditi come specialità della Fanteria.

Creati sull’esempio delle Sturmtruppen (truppe d’assalto) tedesche e austro – ungariche, gli Arditi erano tutti volontari e particolarmente addestrati ai colpi di mano contro posizioni nemiche nonchè al pattugliamento offensivo. Armati in modo leggero (pistole, pugnali e bombe a mano), gli Arditi operavano in piccoli nuclei, manovrando rapidamente e sfruttando al massimo l’effetto sorpresa.

Nel tempo, considerato il loro successo dal punto di vista tattico, Cadorna decise di procedere alla costituzione di un Battaglione di Arditi presso ogni Corpo d’Armata.

Gli Arditi ebbero la loro consacrazione durante l’undicesima offensiva dell’Isonzo (nota anche come battaglia della Bainsizza) dell’agosto 1917, quando conquistarono di slancio il Monte San Gabriele, importante baluardo difensivo austro – ungarico.

Nel 1918 venne infine costituito il Corpo d’Armata d’Assalto, al comando del Generale Francesco Saverio Grazioli, costituito perlopiù da Arditi. Questo Corpo d’Armata svolse un ruolo molto importante durante la vittoriosa offensiva di Vittorio Veneto nell’ottobre del 1918.

La specialità degli Arditi costituì la principale novità ordinativa (con conseguenti innovazioni tattiche) dell’Esercito italiano nella Grande Guerra.

Uno dei più illustri esponenti degli Arditi (sciolti subito dopo la fine del primo conflitto mondiale) fu il Generale Ettore Viola (1894 – 1986), pluridecorato al valor militare (1 Medaglia d’oro e ben 3 medaglie d’argento!) a testimonianza di una combattività straordinaria che fa onore alla migliore tradizione militare italiana.

La voce di un testimone

Durante queste vacanze ho letto una delle opere, a mio parere, più significative scritte sulla Grande Guerra in Italia: il diario di guerra (maggio – dicembre 1917) del Colonnello Angelo Gatti (1875 -1948).

Il Colonnello Angelo Gatti fu responsabile dell’ufficio storico del Comando Supremo alle dirette dipendenze del Generale Luigi Cadorna. Ufficiale del Corpo di Stato Maggiore dell’esercito italiano (e in seguito, Accademico d’Italia), il Gatti era anche un fine scrittore e diede alle stampe nel primo dopoguerra pregevoli opere di storia e critica militare come “Uomini e folle di guerra” (1921) oltre ad un fortunato romanzo (ancora oggi reperibile in libreria) intitolato “Ilia e Alberto”(1930).

Il suo Diario di guerra rappresenta una autorevole testimonianza del periodo che precede la disfatta di Caporetto (ottobre – novembre 1917) e comprende eventi bellici importantissimi della guerra sul fronte italiano nel 1917: la decima battaglia dell’Isonzo (maggio), la battaglia dell’Ortigara (giugno), la conquista dell’altipiano della Bainsizza (agosto).

Per l’importanza e l’intensità della narrazione, le pagine scritte sugli eventi relativi alla dodicesima battaglia dell’Isonzo (Caporetto) assumono il significato di fonte primaria per comprendere quei tragici eventi. Leggendo il Diario di Gatti, infatti, emergono chiari il contesto e le responsabilità italiane di fronte alla (peraltro) attesa offensiva austro-tedesca.

Una voce, quella del Colonnello Gatti, che ancora oggi risuona forte come monito per gli errori commessi e come riconoscimento del valore dei caduti in una lotta  tanto dura quanto eroica.