Fraterno aiuto

Il devastante terremoto della Campania e Basilicata del 23 novembre 1980 spinse diversi Paesi amici e alleati ad offrire aiuti.

Tra questi, la Repubblica Federale Tedesca che inviò il 240° Battaglione (ora disciolto) Genio pionieri (Pionierbattalion 240) di stanza a Passau in Baviera.

Già impiegati in occasione del terremoto in Friuli del 6 maggio 1976, i genieri della Bundeswehr arrivarono in zona di operazione in Irpinia pochi giorni dopo il terremoto. Oltre all’opera di recupero vittime e sgombero macerie, montarono un ospedale da campo per il supporto sanitario alle popolazioni terremotate.

Anche la Luftwaffe partecipò alle operazioni di soccorso, dislocando 3 elicotteri sul posto e organizzando un ponte aereo di aiuti umanitari dalla Germania all’Italia.

In totale, circa 700 militari della Bundeswehr furono impiegati nella drammatica occasione.

Dopo le tragedie e gli orrori della Seconda Guerra Mondiale in Italia, l’opera di fraterno aiuto tedesco contribuì alla riconciliazione di due nazioni accomunate dallo stesso destino.

La perfetta sintesi

Nel 64° anniversario della fondazione della Bundeswehr, ricordiamo oggi uno dei suoi pricipali protagonisti.

La figura e l’opera del Generale Hans Speidel (1897 – 1984) fa pensare alla perfetta sintesi delle grandi figure di Scharnhorst, Gneisenau e Clausewitz. Sull’esempio dei riformatori prussiani (ma anche del Generale Ludwig Beck) Hans Speidel incarna l’etica del servizio e del comando ai più alti livelli. Ufficiale della Kaiserliche Armee, Reichswehr, Wehrmacht e Bundeswehr Hans Speidel rappresenta l’espressione migliore delle diverse Istituzioni militari succedutesi in Germania nel XX° secolo. Esempio di ufficiale di stato maggiore colto (nel 1925 aveva conseguito il dottorato in filosofia) e dedito al servizio, fu addetto militare a Parigi, combattente sul fronte orientale e prezioso collaboratore, tra gli altri, del Feldmaresciallo Erwin Rommel. Sospettato di aver preso parte al tentativo di abbattimento del regime hitleriano del 20 luglio 1944, venne arrestato dalla Gestapo e recluso per quasi un anno. Lettore di storia all’Università di Tubinga nel secondo dopoguerra, fu tra i fondatori della Bundeswehr nel 1955. Nominato comandante della forze terrestri NATO del Centro Europa, terminò la sua lunga carriera militare nel 1963, dedicandosi poi agli studi e alla scrittura militari. Notevole, da questo punto di vista, il suo libro di memorie Aus unserer Zeit (Dal nostro tempo – Propyläne Verlag, 1977) che ebbe un notevole successo editoriale, testimoniato dalle quattro edizioni in tre mesi.

Nel buon nome del passato

Die Bundeswehr è il nome della Difesa federale tedesca composta da militari e civili. Un Istituzione che non ha legami tradizionali con alcuna delle precedenti organizzazioni militari tedesche (solo nel XX° secolo ben quattro: Kaiserliche Armee, Reichswehr, Wehrmacht e Nationalvolksarmee, quest’ultima espressione della Repubblica Democratica tedesca).

Ma non fu un nome scelto a caso dai parlmentari tedeschi nel 1955 nell’ambito dell’acceso dibattito legato al riarmo della Repubblica Federale Tedesca: proposto dal deputato (del partito liberale – FDP) Hasso von Manteuffel (1897 – 1978), già valoroso Generale della Wehrmacht nel secondo conflitto mondiale, il nome si richiamava a quello proposto nel 1849 da Daniel Friedrich Gottlieb Teichert (1796 – 1853) nell’Assemblea nazionale (Deutschen Nationalversammlung) di Francoforte sul Meno per riunire le diverse forze di difese cittadine della Germania dell’epoca.

La scelta del nome fu dunque un ricollegarsi alla migliore tradizione democratica tedesca, quella che si richiamava alla rivoluzione civile del 1848: un auspicio che nel tempo si è rilevato fondato.

Giuramenti a confronto

Recentemente mi sono imbattuto nella formula di giuramento previsto per i militari appartenenti alla Bundeswehr (la Difesa federale tedesca):

Ich schwöre, der Bundesrepublik Deutschland treu zu dienen und das Recht und die Freiheit des deutschen Volkes tapfer zu verteidigen.》

Artikel 9 Soldatengesetz

(Io giuro, di servire con fedeltà la Repubblica federale di Germania e di difendere con valore il diritto e la libertà del popolo tedesco.)

(Articolo 9 Legge dei soldati)

Naturalmente, si pone il confronto con la formula di giuramento previsto per i militari italiani:

《Giuro di essere fedele alla Repubblica italiana, di osservarne la Costituzione e le leggi e di adempiere, con disciplina ed onore, tutti i doveri del mio stato per la difesa della Patria e la salvaguardia delle libere istituzioni.》

Art. 575 D.P.R. 15 marzo 2010 n.90 “Testo unico delle disposizioni regolamentari in materia di ordinamento militare – T.U.O.M.”

Lascio ai lettori di questo Blog ogni conseguente (eventuale) riflessione sulle comunanze/diversità delle due formule, le quali esprimono entrambe gli elementi costitutivi della militarità nelle rispettive nazioni.

Retaggio bavarese

L’esercito bavarese di fatto cessò di esistere il 9 novembre 1918 con l’abdicazione del Re Luigi III (1845 – 1921) e la conseguente dissoluzione del Regno di Baviera.

Ma qualcosa di quell’Esercito ancora oggi sopravvive nella Bundeswehr (Forze Armate Federali) perquanto non ufficialmente parte delle tradizioni ufficiali di quest’ultima.

È la Gebirgsjägerbrigade 23 “Bayern” (Brigata Cacciatori da Montagna 23 “Baviera”) che ha sede nella cittadina di Bad Reichenhall al confine austro -tedesco (vicino a Salisburgo).

Erede della 1. Gebirgsdivision (1^ Divisione da Montagna – sciolta il 30 settembre 2001) che a sua volta si richiamava al prestigioso Deutsche Alpenkorps (Corpo Alpino Tedesco) della Grande Guerra, la Gebirgsjägerbrigade 23 è l’unica grande unità specializzata in combattimento in montagna. Si compone di 3 Battaglioni di Cacciatori, 1 Battaglione di Genio pionieri, 1 Battaglione esplorante e 1 Battaglione logistico, tutti esclusivamente formati da Truppe da Montagna (Gebirgstruppe) il cui segno distintivo è l’ Edelweiß (la Stella alpina). Appartiene alla Brigata anche un Centro Addestramento Conduzione animali da soma, che trovano ancora impiego nelle Truppe da Montagna tedesche.

L’ organico della Brigata (che dipende dalla 10^ Divisione corazzata) è di circa 5.300 uomini dispiegati tutti nel sud della Baviera. La sua marcia d’ordinanza è la König Ludwig II. Marsch composta dal musicista militare Georg Seifert (1819 – 1876) in onore di uno dei monarchi bavaresi più famosi al mondo: il Re Ludwig II (1845 – 1886) che fece costruire i castelli da fiaba che attirano ogni anno in Baviera milioni di visitatori.

Il coraggioso tentativo

L’attentato (e il conseguente tentato colpo di stato) del 20 luglio 1944, fu il più serio tentativo di rovesciare Adolf Hitler e il suo regime, ristabilire lo stato di diritto e porre fine alla guerra (in primis con gli angloamericani).

I principali protagonisti del tentativo di colpo di stato furono ufficiali della Wehrmacht (l’unica istituzione che aveva la forza e il prestigio per una tale rischiosa impresa) ma vi participarono anche numerosi appartenenti alla cosiddetta società civile: politici, diplomatici e sindacalisti.

Fu l’atto più coraggioso della resistenza (Widerstand) tedesca al nazismo che resta un fatto storico accertato ma poco conosciuto e, ancor meno, riconosciuto.

La Bundeswehr (le Forze Armate federali) riconosce però questo evento tra le proprie tradizioni, onorando così il sacrificio di questi pochi a beneficio dell’onore di tutta la nazione tedesca.

Il tentativo fallì principalmente perchè Adolf Hitler sopravvisse miracolosamente all’attentato portato contro di lui dal Colonnello Claus Schenk Graf von Stauffenberg il quale depositò una bomba nella sala riunioni del Quartier Generale di Hitler (Wolfschanze – Tana del lupo) nella Prussia orientale. A seguito dell’esplosione, 4 persone morirono, diverse furono ferite mentre Hitler rimase sostanzialmente illeso.

All’indomani del fallimento, quasi tutti i partecipanti al coraggioso tentativo furono scoperti, arrestati e condannati a morte: oggi sono ricordati in memoriale che si trova a Berlino, nei pressi del Ministero della Difesa federale, eretto laddove si svolsero i tragici e convulsi momenti di quella memorabile giornata per la storia tedesca rappresentata dal 20 luglio 1944.

Gebirgsjäger

Uno dei Corpi militari più prestigiosi della storia militare tedesca è quello dei Gebirgsjäger (Cacciatori della montagna).

Nati nella Grande Guerra dal Corpo Alpino Tedesco (Deutschen Alpenkorps) che ebbe il suo battesimo del fuoco sul Fronte italiano nel 1917, i Cacciatori della montagna tedeschi furono presenti nella Seconda Guerra Mondiale su tutti i teatri operativi (compreso quello in Africa settentrionale) dove combatterono con grande ardimento.

Tra le figure prominenti (e discusse, per via della sua esplicita adesione al partito e ai valori del Nazionalsocialismo) della storia del Corpo fu il Generale Eduard Dietl (1890 – 1944) che per il valore dimostrato nella battaglia di Narvik (Norvegia) nella primavera 1940 ricevette la Croce di Ferro con fronde di quercia e venne considerato dalla propaganda tedesca fino alla sua morte (avvenuta per un incidente aereo) uno dei migliori comandanti del secondo conflitto mondiale.

Simbolo distintivo dei Gebirgsjäger è la Stella alpina (Edelweiss) che portano ancora oggi sul berretto e sull’uniforme.

I Gebirgsjäger sono attualmente presenti, con una Brigata basata a Bad Reichenhall (Baviera), nella Bundeswehr (Difesa federale) tedesca e concorrono, insieme a tutti gli altri Armi e Corpi, alla difesa dell’unità, diritto e libertà della Repubblica Federale Tedesca.

Pater Patriae Europae

Contrariamente a casi analoghi in passato, ho tardato a commentare la scomparsa di Helmut Kohl (1930 – 2017), Cancelliere federale tedesco dal 1982 al 1998, fautore tra i più eminenti dell’unità europea.

Non che non ci avessi provato: un post sulla nascita dell’Eurocorpo e della Brigata franco-tedesca (nuclei iniziali del futuribile Esercito europeo), da me scritto il giorno della sua morte, mi sembrava riduttivo rispetto alla sua opera nei confronti della riunificazione tedesca e (per quanto d’interesse tematico di questo Blog) dello scioglimento della NVA – Nationale Volksarmee – e integrazione di ciò che rimaneva nella Bundeswehr: grandi e insperati successi.

Ieri 1° luglio si sono svolti i suoi funerali nella sede del Parlamento europeo a Strasburgo (una prima assoluta, giusto riconoscimento allo statista e alla sua opera) e il suo feretro, con un picchetto d’onore di soldati europei, era avvolto in una bandiera europea: un’immagine che finalmente ha ispirato il mio personale, deferente e ultimo omaggio a Helmut Kohl, Padre della Patria europea.

Una grande speranza

Frank-Walter Steinmeier (1956) è stato oggi eletto Presidente  (Bundespraesident) della Repubblica Federale Tedesca dai Grandi Elettori riuniti nel Parlamento federale (Bundestag).

Pur non avendo, per ragioni storiche, il comando supremo della Bundeswehr  (che spetta al Ministro della Difesa, in pace, e al Cancelliere federale, in guerra), il Presidente federale esercita sulle Forze Armate tedesche una forte influenza morale. Tra l’altro, il Presidente federale dispone di un un ufficiale (normalmente un Colonnello/Capitano di Vascello in servizio di Stato Maggiore) di collegamento con il Ministero della Difesa.

Chi scrive ha avuto il privilegio di ascoltare più volte i suoi discorsi come Ministro degli Esteri della Germania e non esita a definirlo una persona perbene e un politico dedicato al bene comune del proprio Paese e dell’Europa.

Nell’importante circostanza, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha inviato al Presidente federale eletto un messaggio di congratulazioni in cui, tra l’altro, il Presidente Mattarella afferma:

Germania e Italia sono legate da un’amicizia saldissima e sopratutto da una visione comune e condivisa: quella di un’Europa pacifica, integrata e solidale. Un’Europa capace di promuovere e tutelare principi e diritti, realizzare crescita, occupazione e giustizia sociale al suo interno e di assumere, al contempo, un ruolo autorevole al livello internazionale.

Insomma, l’elezione a Presidente della Repubblica Federale di Germania di Frank-Walter Steinmeier rappresenta una grande speranza per tutti, cittadini tedeschi ed europei.

L’immortale

Tra i miti della Grande Guerra che ancora sopravvivono, il più celebre è quello del Capitano pilota tedesco Manfred von Richthofen (1892 – 1918), passato alla storia come il “Barone Rosso” (der rote Baron) per via del suo aereo triplano dipinto di rosso.

Il “Barone Rosso” è ancora oggi, per tutti i piloti militari del mondo, un modello di audacia e di abilità al comando durante i combattimenti aerei.

Le strategie e le tattiche di combattimento nel cielo elaborate dal giovane capitano (Rittermeister) degli ulani fattosi aviatore, influenzano ancora ai giorni nostri la pianificazione degli scontri aerei. Per non parlare dello spirito cavalleresco che fa del “Barone Rosso” un riferimento ideale dell’etica aviatoria (diede espresso ordine di colpire sempre gli aerei nemici e mai i loro piloti).

Per suo eccezionale valore, il “Barone Rosso” fu pluridecorato; in particolare, venne insignito della più alta decorazione militare prussiana dell’epoca: la croce “Pour le Merite” (ordine al valore militare fondato da Federico il Grande).

Manfred von Richthofen morì, probabilmente ferito a morte da colpi sparati dalle trincee nemiche, il 21 aprile 1918 sulle Somme, in Francia. A quel giorno, aveva conseguito l’abbattimento di ben 80 aerei nemici (risultando così il pilota tedesco più vittorioso della Grande Guerra). Ebbe tre sepolture provvisorie (tra cui nel cimitero d’onore Invalidenfriedhof di Berlino – lo stesso dove è sepolto Scharnhorst) prima che i suoi resti mortali trovassero definitiva sistemazione nella cappella di famiglia a Wiesbaden (Assia) nel 1976.

A testimonianza di come la memoria del “Barone Rosso” sia oggi indubbiamente viva (perquanto la storia dell’esercito imperiale non faccia parte delle tradizioni della Bundeswehr), l’odierna Luftwaffe (aeronautica militare tedesca) l’onora con uno Stormo di Eurofighters a lui intitolato: il Geschwader (Stormo) 71 “Richthofen” di Wittmund, nel nord della Germania.