Avvistamento e allarme

Nel periodo che va dal XVI al XVIII secolo la costa salentina che si estende da Porto Cesareo fino a Gallipoli venne fortificata con torri d’avvistamento e allarme contro gli (eventuali) attacchi di turchi e saraceni provenienti dal mare.

A riguardo, non va mai dimenticato che nell’agosto del 1480 la città salentina di Otranto fu conquistata e occupata dagli Ottomani (con il conseguente massacro di almeno 800 cristiani e la deportazione in Anatolia di donne e bambini) e solo nel settembre 1481 liberata dalle forze cristiane.

All’inizio, si trattava di torri cilindriche ma successivamente, per ordine del Vicerè Don Pedro di Toledo nella seconda metà del XVI secolo, furono trasformate in costruzioni quadrangolari per permettere l’impiego di pezzi d’artiglieria su ogni lato.

Dotati di un corpo di guardia di pochi uomini, disponevano anche di staffette a cavallo per il pattugliamento della costa e l’allarme dei centri abitati in caso di avvistamento del nemico.

In contatto visivo tra loro, le torri comunicavano col fumo di giorno e col fuoco di notte sicchè al primo avvistamento poteva darsi subito l’allarme generale.

Oggi queste torri rappresentano la muta (e suggestiva) testimonianza di un tempo nel quale la minaccia dal mare rappresentava per il Salento (e non solo) un pericolo costante da cui difendersi.

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