Pater Patriae Europae

Contrariamente a casi analoghi in passato, ho tardato a commentare la scomparsa di Helmut Kohl (1930 – 2017), Cancelliere federale tedesco dal 1982 al 1998, fautore tra i più eminenti dell’unità europea.

Non che non ci avessi provato: un post sulla nascita dell’Eurocorpo e della Brigata franco-tedesca (nuclei iniziali del futuribile Esercito europeo), da me scritto il giorno della sua morte, mi sembrava riduttivo rispetto alla sua opera nei confronti della riunificazione tedesca e (per quanto d’interesse tematico di questo Blog) dello scioglimento della NVA – Nationale Volksarmee – e integrazione di ciò che rimaneva nella Bundeswehr: grandi e insperati successi.

Ieri 1° luglio si sono svolti i suoi funerali nella sede del Parlamento europeo a Strasburgo (una prima assoluta, giusto riconoscimento allo statista e alla sua opera) e il suo feretro, con un picchetto d’onore di soldati europei, era avvolto in una bandiera europea: un’immagine che finalmente ha ispirato il mio personale, deferente e ultimo omaggio a Helmut Kohl, Padre della Patria europea.

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Una proposta importante

Eugenio Scalfari, nel suo editoriale su La Repubblica di domenica 14 agosto u.s., rilancia una proposta dei Ministri Pinotti e Gentiloni su una comune organizzazione militare europea.

Ne trascrivo, a beneficio dei lettori di questo Blog, la parte di maggiore interesse, significando la bontà della proposta italiana e la necessità di portarne a conoscenza la maggior parte dell’opinione pubblica.

“Segnalo (…) una proposta che mi è parsa di grande interesse e formulata in un articolo che ci hanno inviato il nostro ministro degli Esteri Paolo Gentiloni e la ministra della Difesa Roberta Pinotti. L’articolo propone di formare una nuova struttura militare che veda riuniti insieme alcuni degli Stati fondatori dell’Europa e che abbia compiti completamente diversi da quelli della Nato; non contrari ma diversi, tra l’altro della Nato fa parte da tempo la Turchia di Erdogan e questa non è proprio una raccomandazione.

La proposta dei due nostri ministri è di formare appunto una struttura militare con compiti ben definiti ma con contingenti realmente mobilitati e inquadrati. I fondi di finanziamento necessari dovrebbero venire dalle risorse che gli Stati aderenti a questa struttura hanno nel bilancio europeo e da altre eventuali fonti debitamente autorizzate. Questa formazione militare potrebbe e dovrebbe intervenire, decidendo di propria iniziativa ma avendo ricevuto il benestare dell’Unione europea, su settori estremamente delicati che possono trovarsi su vari scacchieri geopolitici: soprattutto in Medio Oriente, ma anche sulla costiera libica o sui Paesi del centro Africa, negli attacchi allo stato maggiore dell’Is. La formazione dovrebbe disporre, sia pure con i corrispettivi limitati ma molto preparati ed efficienti, di forze aeree e navali. Insomma una struttura di truppe speciali, che si muove in nome dell’Europa ma senza impegnare direttamente le nazioni europee che non aderiscono a questo sistema il quale tuttavia è aperto a nuove adesioni, sempre di Paesi che fanno parte del nostro continente.

Non sappiamo fino a che punto la proposta dei due ministri sia stata concordata con i governi dei vari Paesi interessati ma apre comunque un dibattito che va portato avanti rapidamente perché una formazione del genere è in questa fase della congiuntura internazionale che ha un senso e anzi una necessità di esistere.”

(Eugenio Scalfari – La Repubblica 14 agosto 2016)

Forse di questa proposta parleranno il prossimo 22 agosto a bordo di Nave Garibaldi Hollande, Merkel e Renzi? Lo spero tanto.

Speranza e coraggio!

Notoriamente questo Blog non si occupa di politica estera (che pure è connessa alla politica di sicurezza e difesa di uno Stato) ma oggi è un giorno talmente importante che merita un’eccezione.

La Gran Bretagna uscirà dall’Unione Europea e questo non può che renderci tristi.

Proprio le Istituzioni militari britanniche con la loro storia gloriosa e formidabile esperienza (basti pensare al New Model Army di Lord Cromwell o al concetto di Regular Army e Territorial Army ideato e applicato dai britannici) avrebbero dato un contributo fondante alle futuribili Istituzioni militari europei.

Ci mancherete Old Boys!

Peró noi andremo avanti verso l’Esercito europeo perché non si può tornare indietro per garantire pace e sicurezza ai nostri figli.

Per speranza e coraggio, oggi mi sento di gridare: Vive les chaussers! Es leben die Jaeger! Evviva i bersaglieri!

Le ragioni di un esercito europeo

Ma perché un esercito europeo?

Proviamo ad indicarne qualche ragione.

L’Unione Europea, che già esprime per la maggior parte dei Paesi che la costituiscono una moneta unica (e la moneta, come é noto, è un’espressione di sovranità dello Stato), ha come obiettivo l’integrazione politica degli Stati membri, integrazione che sarà materialmente espressa anche con Forze Armate comuni.

Gli attuali scenari di sicurezza internazionale necessitano di una maggiore integrazione militare dell’Europa (e dei suoi alleati) secondo il motto “l’unione fa la forza” (principio strategico della massa), riducendo in questo modo anche l’attuale lunga e frastagliata catena di comando e controllo europea (principio strategico dell’unità di comando).

Ragioni evidenti di efficenza economica (strettamente legate alle attuali politiche di bilancio) inducono ad uno strumento militare europeo unico che porrebbe fine ad anacronistiche ridondanze strutturali e procedurali, con un enorme recupero di efficacia operativa.

Anche l’industria della Difesa europea nel suo complesso ne gioverebbe perché vedrebbe ridotto il numero dei suoi interlocutori nazionali e potrebbe contare su una massa finanziaria sufficente per sviluppare nuovi progetti e investimenti (divenendo cosi più competitiva su scala mondiale).

Accanto ai grandi Players militari mondiali (USA, Russia, Cina) si verrebbe a creare un nuovo soggetto militare che potrebbe essere un elemento di equilibrio e stabilità internazionale (non va dimenticato che l’Unione Europea é stata insignita del Premio Nobel della pace nel 2012: dunque i suoi soldati sarebbero direttamente espressione dei valori costitutivi dell’Unione).

L’esercito europeo sarebbe formato da soldati con una lunga e grande esperienza con la NATO e questo rafforzerebbe le relazioni tra le due sponde dell’Atlantico.

Insomma, i vantaggi dell’esercito europeo sono evidenti ma perché questo si realizzi occorre un grande coraggio politico che al momento, purtroppo, non si riscontra in Europa.

E se decidessero direttamente i cittadini europei?

L’esercito permanente nel pensiero strategico di Raimondo Montecuccoli

Il pensiero strategico di Montecuccoli si sostanzia, tra l’altro, nel pensare e promuovere, nel XVII° secolo, la creazione di un esercito permanente al servizio dell’Imperatore asburgico. “Gli eserciti perpetui recano grandi vantaggi” così infatti scriveva il grande condottiere modenese nei suoi Aforismi dell’arte bellica. Montecuccoli era influenzato nel suo pensiero dalla propria esperienza contro i celeberrimi e agguerriti Giannizzeri, un corpo militare permanente al servizio del Sultano, principali fautori nei secoli dell’espansione e difesa dell’Impero ottomano.

Montecuccoli aveva combattuto nell’esercito imperiale, multinazionale e non permanente. Era un esercito per molti aspetti simili alle coalizioni militari internazionali che oggi operano in varie parti del mondo sotto le bandiere dell’ONU o della NATO o della UE: l’esercito imperiale era non amalgamato, costituito da unità che facevano capo a questo o quel condottiero, che operava con un sistema di comando frammentato e con una logistica limitata. Tutti questi difetti ne inficiavano la capacità operativa e ne aumentavano i costi. Montecuccoli lo aveva ben compreso e per questo si era sempre battuto, in modo particolare quando era Presidente del Consiglio Aulico di Guerra (una sorta di Ministero della Difesa del tempo) presso la corte di Vienna, per ovviare a questi problemi attraverso la costituzione di un esercito permanente che peraltro affermasse anche oggettivamente l’autorità dello Stato. L’Europa del XVII° secolo, anche se ben diversa da quella attuale, presenta talune analogie interessanti. Anzitutto vi era uno stato multinazionale quale il Sacro Romano Impero della Nazione germanica (comunemente detto Impero asburgico), che raccoglieva sotto di sé una decina di nazionalità (tra cui gli italiani). Quindi l’Europa di oggi non si confronta per la prima volta con la multinazionalità. Naturalmente e fortunatamente non è più l’assolutismo bensì la democrazia che tiene uniti i popoli europei, però è interessante notare come gli studi strategici portati avanti da Montecuccoli originassero da un’esperienza militare multinazionale e mirassero a una struttura militare che prescindesse dalle nazionalità ma fosse espressione e al servizio dell’Imperatore, che rappresentava un’indiscutibile autorità politica sovraordinata. Ciò dimostra come l’elemento politico sia determinante per la realizzazione di un’efficace struttura militare integrata e internazionale. Di conseguenza si potrà parlare di esercito europeo solo quando l’Europa si sarà dotata di una struttura politica permanente e funzionante e non solo formale e rappresentativa di interessi nazionali.

Dunque, nell’immaginare il futuro esercito europeo (che potremo qui definire EDF – European Defence Force), può senz’altro venirci in aiuto  il pensiero di Montecuccoli nella sua straordinaria attualità. Egli pensava a un esercito imperiale permanente affiancato da una Milizia territoriale, pensata a similitudine delle «milizie paesane» ideate da Emanuele Filiberto di Savoia (concetto che sarà poi ripreso nello sviluppo della Landwehr prussiana organizzata agli inizi del XIX° secolo dal generale Gerhard von Scharnhorst, non a caso grande ammiratore di Montecuccoli). È in sostanza il modello attuale adottato dagli Stati Uniti che affianca alle Forze Armate regolari la Guardia Nazionale di ogni singolo Stato. Perché un tale modello non dovrebbe applicarsi all’Europa? Affiancare a un esercito europeo permanente (per ristrutturazione degli Eserciti esistenti) delle Guardie Nazionali (traendole dalle forze di riserva) è senz’altro un modello possibile, anzi auspicabile. Certo non da realizzare nell’immediato, ma è una sfida che sta a noi proseguire con determinazione, anche attraverso lo sviluppo di un pensiero strategico unico e condiviso, attraverso la valorizzazione di uomini che, come Raimondo Montecuccoli, hanno operato affinché si formasse una comune coscienza europea ancorché nello specifico campo storico militare.

Lo sviluppo delle capacità militari dell’Unione Europea 1999 – 2015

Sono passati più di 15 anni da quando l’Unione Europea, con gli Helsinki Headline Goal, ha cercato di sviluppare una propria capacità militare. Il tempo trascorso è sufficiente per fare un primo punto di situazione e un provvisorio bilancio.

Sull’onda del sostanziale fallimento europeo durante le guerre balcaniche, dove solo la NATO (e quindi gli USA) aveva potuto porre fine ad una tragica guerra alle porte dell’Unione Europea, i Paesi membri della UE decisero nel 1999, durante il vertice di Helsinki, di creare una forza di 60.000 uomini in grado di essere impiegati rapidamente per 60 giorni nell’ambito delle cosiddette “Missioni di Petersberg” (Peace Building, Peace Keeping). A tale ambizioso progetto venne dato il nome di Helsinki Headline Goal.

A queste forze terrestre dovevano aggiungersi una forte componente aerea (400 velivoli di vario genere) e navale (100 navi di vario tipo e classe).

Le forze sarebbero state generate dagli stati membri e, durante le operazioni, sarebbero state sotto comando di diversi  EU Headquarters -EUHQ  appositamente creati (uno  è stato messo a disposizione dall’Italia nell’ambito del COI di Roma) e dipendenti dal neocostituito EU Military Staff– EUMS di Bruxelles (che a sua volta risponde all’EU Military Comittee – EUMC, organo di consulenza militare del Comitato Politica di sicurezza – COPS presieduto dall’Alto Rappresentante per la politica estera – HR ).

La responsabilità politica dell’operazione era affidata all’Alto Rappresentante per la politica estera- HR  nominato dal Consiglio della UE (il primo Alto Rappresentante è stato lo spagnolo Javier Solana, ex Segretario generale della NATO, anche a significare un certo collegamento con l’ Alleanza Atlantica).

Nel corso del tempo, la UE, pur non realizzando appieno quanto previsto nel Helsinki Headline Goal, con la missione Artemis nella R.D.Congo nel 2003 ha dimostrato di essere in grado di poter effettuare operazioni al di fuori della NATO. A questa operazione seguirà la missione Concordia in FYROM sempre nel 2003. In tale occasione fu impiegato il Comando di EUROFOR, la forza operativa europea composta da Italia, Francia, Spagna e Portogallo, costituita nel 1995 e sciolta nel 2012 (aveva sede a Firenze). 

Mentre i Paesi della UE si organizzavano per la costituzione della forza prevista dall’ Helsinki Headline Goal, anche sulla base delle nuove guerre in Afghanistan e in Iraq, nel 2004 fu deciso la costituzione degli EU Battle Groups – EUBG, pedina fondamentale dell’intervento militare europeo all’estero. Questo avvenne nel quadro del Headline Goal 2010 che mirava a rafforzare la capacità militare della UE nell’ambito della Common Security and Defence Policy – CSDP, definita in questo modo dal Trattato di Lisbona del 2007.

Venivano quindi costituiti /rafforzate unità miste europee ( per l’Italia, la MLF italo –slovena –ungherese e la SIAF italo  – spagnola) destinata ad essere proiettate come EUBG nelle missioni di Petersberg. Venivano costituite anche altre Unità/comandi  come EATC European Air Transport Command.

Collaterale allo sviluppo di capacità militari si è resa necessaria la costituzione nel luglio del 2004 dell’European Defence Agency– EDA il cui compito è quello di tutelare le capacità industriali europee, promuovendo la collaborazione e la ricerca nello specifico e delicato settore della Difesa.

Negli anni, una serie di missioni militari europee venivano lanciate, soprattutto nel continente africano, e alcune di queste sono ancora attive come EU Atalanta e EUTM Somalia nel corno d’Africa, EUTM Mali e EUFOR Repubblica Centrafricana.

Quindi, pur non con la celerità auspicata da più parti, lo sviluppo di capacità militari della UE procede senza sosta. I  problemi sono molteplici ma risolvibili.

Il primo fondamentale problema è la mancanza di trasferimento dai Paesi membri alla UE di prerogative sovrane nel settore della Difesa e Sicurezza. La CSDP assume più il valore come quadro di riferimento che non come elemento vincolante per i Paesi membri. La possibilità di costituire un esercito europeo è oggi del tutto esclusa dalla mancanza di uno Stato europeo, ma la costituzione di unità militari europee pronte all’impiego (sul modello Eurocorps e Brigata franco –tedesca) dovrebbe essere perseguito con costanza e determinazione.

La UE manca di una chiara strategia militare, indispensabile premessa dello sviluppo delle sue capacità militari. Si renderebbe necessario l’elaborazione di un Libro Bianco della difesa europea che fosse una pietra miliare e una bussola per le proprie capacità militari

Pur esistendo un Collegio europeo di difesa e sicurezza (European Security and Defence College – ESDC), nella UE si fa poca formazione comune. L’unica valida esperienza in tal senso è l’esercitazione annuale CJEX portata avanti dagli Istituti di formazione di Stato Maggiore di Francia, Germania, UK, Spagna e Italia.

Infine e indubbiamente, la presenza nella NATO della maggior parte dei Paesi UE, frena ogni deciso sviluppo di capacità militari UE, preferendo molti Paesi UE l’affidamento a quelle poderose e rodate della NATO. Peraltro, gli accordi Berlin Plus del 2002 con cui la UE ha accesso alle capacità di pianificazione, logistiche, comando e controllo e informative della NATO ha ovviamente ritardato lo sviluppo di proprie capacità UE in questi settori. Ma una cosa certo non esclude l’altra, anzi proprio l’esperienza di successo della NATO può favorire il rafforzamento delle capacità militari della UE.

In sostanza, il cammino delle capacità militari europee è segnato e chiaro ma i tempi della sua percorrenza dipendono unicamente dalla  volontà politica (variabile) dei suoi Paesi membri.

Questo Blog comunque ci crede fermamente.

Ringrazio il mio amico FRANÇOIS BLANC per l’ispirazione di questo articolo

Spiritus Rector

La mia preferenza per il generale Gerhard Johann David von Scharnhorst (1755 – 1813), come figura storico-militare tedesca di riferimento, nasce da diverse motivazioni. La prima è legata al grande condottiero modenese Raimondo Montecuccoli, che Scharnhorst considerava uno dei suoi punti di riferimento dottrinali: approfondire il legame intellettuale tra i due significa enfatizzare l’eredità e l’importanza delle opere montecuccoliane nella storia europea.

La seconda ragione si ricollega al ruolo fondamentale avuto da Scharnhorst nella riforma militare prussiana dell’inizio del XIX° secolo e alla riorganizzazione dello Stato Maggiore prussiano.

Il terzo motivo è legato ai miei studi sulla Bundeswehr: mi preme sempre indagare sul ruolo di Spiritus Rector che ancora oggi la figura storica di Scharnhorst rappresenta. Si ha la prova di quanto importante sia Scharnhorst nella tradizione militare della Bundeswehr nel fatto che quest´ultima sia stata fondata il 12 novembre 1955, il giorno del 200° anniversario della sua nascita.

Gerhard von Scharnhorst, diversamente dal suo allievo, collaboratore e amico Carl von Clausewitz, non fu (solo) uno studioso di strategia, quanto piuttosto un convinto e coraggioso riformatore dell’Istituzione militare, nella fattispecie di quella prussiana. Nell’attuale epoca di grandi cambiamenti politici, economici e sociali, studiare Scharnhorst significa indagare un processo di riforma avvenuto più di due secoli fà, tuttora valido per impostazione e principi.

Le istituzioni militari europee sono davanti ad un processo di radicale mutamento. Trarre ispirazione dall’esperienza storica di Scharnhorst (e, con lui, di Montecuccoli) può contribuire ad un più vivo dibattito sull’argomento, aprendo nuove vie nella discussione del futuribile esercito europeo.