La tattica di Eugenio di Savoia

Eugenio di Savoia (1663 – 1736) fu uno dei più grandi condottieri della storia militare in generale e del XVIII° secolo in particolare.

Appartenente alla Casa Reale dei Savoia per via del padre principe Eugenio Maurizio di Savoia Carignano conte di Soisson (la madre era Olimpia Mancini, nipote del Cardinale Mazzarino), servì la Casa imperiale d’Austria e combattè in Italia contro i franco – spagnoli, ricacciandoli oltre le Alpi.

Combattè poi contro i turchi nei Balcani e ancora contro i francesi in più punti d’Europa. Uscì sempre vittorioso da ogni battaglia.

Questa celebre invincibilità gli derivava non solo da indubbie eccelse qualità personali e di comando ma anche dall’elaborazione di una tattica per l’epoca innovativa e vincente.

Eugenio infatti attribuiva grande importanza all’impiego combinato della fanteria, della cavalleria e dell’artiglieria. Rinvigorì poi l’uso della baionetta in attacco, dopo una “scarica piena” ossia il fuoco di tutti i fucili di fronte per righe (in modo da raggiungere un alto volume di fuoco “a ripetizione”).

Per la cavalleria, Eugenio la impiegò senza fuoco (i cavalieri non sparavano nella carica) puntando tutto sulla potenza d’urto contro lo schieramento nemico, in modo da creare un varco ove potesse insinuarsi la fanteria.

Per l’artiglieria, il principe preferì i cannoni leggeri, più facilmente trasportabili e manovrabili, in posizione d’avanguardia in modo di assicurarsi la superiorità di fuoco sull’avversario all’inizio della battaglia. I suoi reggimenti di fanteria furono tutti dotati di cannoni reggimentali.

Queste innovazioni tattiche furono straordinarie per l’epoca: nessuno prima le aveva concepite (e men che meno osate) e assicurarono al principe Eugenio una grandezza imperitura nel campo della storia militare.

Il Principe azzurro

Tra le figure più importanti della storia bavarese (e tedesca nonché europea), il Principe elettore (ossia detentore del diritto di eleggere ed essere eletto Imperatore del Sacro Romano Impero) Massimiliano II Emanuele di Baviera (Max II Emanuel von Bayern 1662 – 1726) è considerato il fondatore dell’esercito bavarese e uno dei più valorosi condottieri nel periodo a cavallo tra il XVII e XVIII secolo.

Chiamato dai suoi contemporanei Der blau Kurfürst (il principe azzurro), soprannome attribuitogli dai turchi a causa della vesta azzurra (colore della Baviera) che portava sull’armatura in combattimento, combatté contro gli ottomani (concorrendo alla liberazione di Vienna dall’assedio nel 1683 e di Belgrado nel 1688) nonché contro gli imperiali guidati da Eugenio di Savoia nella guerra di successione spagnola 1701 – 1715 (nel frattempo era passato dalla parte dei francesi di Luigi XIV), sopportando anche un periodo d’esilio a seguito della sconfitta in quest’ultima guerra.

Di origine italiane (sua madre era Enrichetta Adelaide di Savoia), Massimiliano II Emanuele fu inoltre un grande promotore delle arti; a lui infatti si deve il rifacimento e l’abbellimento del Castello di Schleißheim (dove è possibile ammirare una pregevole serie pittorica dedicata alle vittorie di Massimiliano II Emanuele insieme a una splendida collezione di pittori seicenteschi italiani) ad opera, tra gli altri, dell’architetto italiano Enrico Zuccalli. Il castello di Schleißheim è oggi una delle più ammirate destinazioni turistiche della città di Monaco di Baviera.

La dinastia militare

La dinastia dei Savoia, che resse l’Italia dal 1861 al 1946, fu essenzialmente una dinastia militare nel senso che era formata da Re- Soldati che unirono l’agire politico a quello militare.

Non furono in questo un’eccezione rispetto alle altre monarchie del mondo, ma certo l’azione dei Savoia come comandanti militari fu significativa per la storia della dinastia e dell’Italia, nel bene come nel male.

Il più celebre condottiere di Casa Savoia fu Eugenio di Savoia – Soisson (1663 – 1736) che, pur non essendo un principe regnante, fu uno dei più grandi strateghi dell’età moderna, offrendo alla dinastia dei Savoia un prestigio militare immenso, per quanto Eugenio fosse al servizio dell’Imperatore asburgico e non dello Stato sabaudo.

Nell’età contemporanea, i Savoia furono tutti membri delle Forze Armate con i gradi più diversi. Il grado più elevato raggiunto da un membro della dinastia fu quello di Primo Maresciallo dell’Impero che Re Vittorio Emanuele III° (1869 – 1947), per Statuto Comandante Supremo delle Forze Armate regie, rivestì dal 1938, a seguito della sua proclamazione a Imperatore d’Etiopia.

L’ultimo Re d’Italia, Umberto II° (1904 – 1983), che frequentò la Scuola militare di Roma ma non le Accademie militari di Torino e Modena, rivestì il grado di Maresciallo d’Italia e fu l’ultimo dei Savoia a comandare reparti militari in operazioni: ebbe infatti il Comando del Gruppo di Armate (composta dalla 1^ Armata del Generale Pietro Pintor e dalla 4^ Armata del Generale Alfredo Guzzoni, in totale 312.000 tra ufficiali, sottufficiali e truppa) che partecipò alla battaglia delle Alpi occidentali (10-25 giugno 1940).

La storia militare di Casa Savoia s’intreccia inevitabilmente con la storia militare d’Italia, incarnandone le sconfitte e le vittorie e assumendone indiscutibilmente la responsabilità politica.