Citazione

Gerhard Ritter (1888-1967), uno dei più grandi storici tedeschi e membro dell’opposizione tedesca al nazismo, nella sua monumentale opera “I militari e la politica nella Germania moderna” ( 3 volumi, Einaudi, 1967 – 1973) così scrive (pag. 53, volume 1 – da Federico il Grande alla prima guerra mondiale-) a proposito della nascita del pensiero strategico moderno nel XVII° secolo:

Si conoscono i giganteschi progressi compiuti da una tecnica militare metodicamente elaborata nell’età del razionalismo, da Maurizio d’Orange, Turenne e Montecuccoli fino a Federico il Grande. Una routine meramente artigianale era stata così elevata al livello di uno studio “scientifico”, di una teoria della strategia e della tattica perfezionata in ogni suo aspetto.》

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Quando Federico divenne Il Grande

Federico II° di Prussia (1712 -1786) ascese al trono il 13 maggio 1740 alla morte del padre Federico Guglielmo I° (1688-1740), chiamato dai suoi sudditi il “Re Soldato” per la cura e l’importanza che riservava al suo esercito nonché per la marzialità della sua persona.

La Prussia del tempo era uno Stato forte ma piccolo; per questo la prima preoccupazione del nuovo Re prussiano fu d’ingrandire il territorio del proprio regno.

Invase dunque subito la Slesia (Schlesien in tedesco, oggi appartenente perlopiù alla Polonia, in parte minore alla Repubblica Ceca e solo in piccola parte residuale alla Germania), che al tempo apparteneva agli Asburgo, e se ne impadronì di un bel pezzo che gli fu riconosciuto con il trattato di Berlino del 1742.

Ma Federico voleva tutta la Slesia. Così nel 1744 iniziò di nuovo la guerra contro l’Austria che sconfisse grandiosamente nella battaglia di Hohenfriedberg del 4 giugno 1745 dove preponderanti forze austriache vennero battute da minori ma più agguerrite forze prussiane.

Con il Trattato di Dresda del 1745, Federico ebbe riconosciuto il possesso dell’intera Slesia in cambio dell’appoggio all’elezione ad Imperatore del Sacro Romano Impero di Francesco di Lorena (1708-1765), marito di Maria Teresa d’Asburgo (1717-1780).

Con l’importante conquista della Slesia (ricca di risorse agricole e minerarie), Federico ricevette dai suoi sudditi l’appellativo der Grosse (il Grande) con cui è passato alla storia.

L’immortale

Tra i miti della Grande Guerra che ancora sopravvivono, il più celebre è quello del Capitano pilota tedesco Manfred von Richthofen (1892 – 1918), passato alla storia come il “Barone Rosso” (der rote Baron) per via del suo aereo triplano dipinto di rosso.

Il “Barone Rosso” è ancora oggi, per tutti i piloti militari del mondo, un modello di audacia e di abilità al comando durante i combattimenti aerei.

Le strategie e le tattiche di combattimento nel cielo elaborate dal giovane capitano (Rittermeister) degli ulani fattosi aviatore, influenzano ancora ai giorni nostri la pianificazione degli scontri aerei. Per non parlare dello spirito cavalleresco che fa del “Barone Rosso” un riferimento ideale dell’etica aviatoria (diede espresso ordine di colpire sempre gli aerei nemici e mai i loro piloti).

Per suo eccezionale valore, il “Barone Rosso” fu pluridecorato; in particolare, venne insignito della più alta decorazione militare prussiana dell’epoca: la croce “Pour le Merite” (ordine al valore militare fondato da Federico il Grande).

Manfred von Richthofen morì, probabilmente ferito a morte da colpi sparati dalle trincee nemiche, il 21 aprile 1918 sulle Somme, in Francia. A quel giorno, aveva conseguito l’abbattimento di ben 80 aerei nemici (risultando così il pilota tedesco più vittorioso della Grande Guerra). Ebbe tre sepolture provvisorie (tra cui nel cimitero d’onore Invalidenfriedhof di Berlino – lo stesso dove è sepolto Scharnhorst) prima che i suoi resti mortali trovassero definitiva sistemazione nella cappella di famiglia a Wiesbaden (Assia) nel 1976.

A testimonianza di come la memoria del “Barone Rosso” sia oggi indubbiamente viva (perquanto la storia dell’esercito imperiale non faccia parte delle tradizioni della Bundeswehr), l’odierna Luftwaffe (aeronautica militare tedesca) l’onora con uno Stormo di Eurofighters a lui intitolato: il Geschwader (Stormo) 71 “Richthofen” di Wittmund, nel nord della Germania.

I muli di Federico il Grande

“Che vale il vivere, se non si fa che vegetare; che vale il vedere se non si fa che ammassar dei fatti nella memoria; a che giova l’esperienza se non è diretta dalla riflessione?

La guerra, dice Vegezio, dev’essere uno studio e la pace un esercizio. E ha ragione!

Il solo pensiero, o meglio, la facoltà di combinar le idee distingue l’uomo dalle bestie da soma. Un mulo che avesse fatto dieci campagne sotto il Principe Eugenio non sarebbe divenuto miglior tattico. Ed è forza il confessare a vergogna dell’umanità che per codesta pigra stupidezza molti vecchi ufficiali non sono nulla più dei muli.”

 

 

Federico II di Prussia – Vom Dienst des Herrschers – Eugen Diederichs Verlag, Jena 1942.

Il vecchio Fritz

Federico II° di Prussia detto Il Grande (1712-1786), in tedesco Friedrich der Grosse, rappresenta una delle più alte espressioni della storia militare, a cui ancora oggi molti in tutto il mondo guardano con interesse e ammirazione. In Germania, Federico II° é noto anche come il vecchio Fritz (Der alte Fritz).

Considerato dai suoi contemporanei un mito vivente, i suoi interessi comprendevano la strategia (era un grande ammiratore di Raimondo Montecuccoli, alle cui manovre sul campo di battaglia Federico s’ispiró più di una volta durante le proprie campagne di guerra), la storia militare così come la musica (era un eccellente flautista), la filosofia (ebbe a corte il filosofo francese Voltaire) e la poesia.

Geniale nella tattica, caratterizzó il suo lungo regno sulla Prussia anche con una politica riformista in ogni campo della società e dello Stato, incarnando in modo esemplare lo spirito illuminista del tempo (Federico fu rappresentante del cosiddetto Assolutismo illuminato dell’epoca).

Estremamente disciplinato e impegnato come il primo servitore della Prussia (celeberrimo il modo con cui congedava i suoi interlocutori: Ich habe Dienst! – sono di servizio!), non esitava a mostrarsi spietato nel raggiungimento del bene dello Stato, posto sopra ogni cosa.

L’esercito prussiano, sotto il suo regno, raggiunse livelli di eccellenza assoluta per i tempi ed é comunemente indicato nella storiografia come “Esercito federiciano”.

La figura di Federico il Grande ha fortemente influenzato nel tempo la storia delle Istituzioni militari tedesche; pur non facendo parte delle tradizioni della Bundeswehr, Federico rappresenta anche nel tempo attuale lo spirito più nobile e alto cui guarda il soldato tedesco.

Una curiosità: pur essendo Federico tedesco, parlava e scriveva perlopiù in lingua francese, considerata ai tempi in Europa la lingua dotta e diplomatica. Alla sua amata residenza estiva a Potsdam (dove oggi riposano le sue spoglie mortali) diede, ad esempio, il nome di Sans Souci che vuol dire “senza preoccupazioni”.