Il grande rifiuto

L’obiettivo politico e militare della Repubblica Sociale Italiana (RSI), Stato fantoccio fascista nel Centro- Nord dell’Italia, era quello di costituire, con l’aiuto determinante e interessato della Germania nazista, le Forze armate repubblicane fasciste con i più di 600.000 internati militari italiani (IMI) catturati dopo l’8 settembre 1943 e rinchiusi nei campi di concentramento tedeschi. Incaricato di realizzare questo importante progetto fu il generale Emilio Canevari (1892 – 1966), Segretario generale del Ministero della Difesa della RSI retto dal Maresciallo d’Italia Rodolfo Graziani (1882 – 1955). Per Canevari le Forze Armate della RSI avrebbero anche dovuto garantire la sovranità della RSI sul proprio territorio; ma in questo modo Canevari si pose in contrasto con gli alleati tedeschi che ne richiesero la destituizione (ottenendola) dopo solo pochi mesi dall’assunzione dell’incarico. Per buffa ironia della sorte, Canevari non voleva altro che applicare il pensiero dei grandi teorici militari tedeschi, appreso grazie ai suoi approfonditi studi della storia militare della Germania, di cui fu all’epoca apprezzato divulgatore.

L’obiettivo di costituire le nuove FF.AA. fasciste non fu peró raggiunto (furono costituite solo 4 delle 25 divisioni previste, per lo più formate da giovani delle classi di leva 1924 -1925 arruolati obbligatoriamente) perché la grande maggioranza degli internati militari si rifiutó di aderire alla RSI. Se avessero aderito, la campagna d’Italia avrebbe avuto ben altro esito, considerando l’inferiorità numerica di cui avrebbero sofferto gli alleati di fronte ai nazifascisti. Questo rifiuto é giustamento riconosciuto come un atto di resistenza passiva dei militari italiani, atto tanto più valoroso quanto più si considerano le condizioni di vita miserevoli a cui i nostri internati erano costretti nei Lager.

Le ragioni di questo rifiuto sono molteplici. Anzitutto, il ripudio della guerra fascista per stanchezza e disillusione, dopo tre anni di duri combattimenti segnati dalla sconfitta nella maggioranza dei teatri operativi (Africa Orientale, Nordafrica e Russia). Vi era poi la difesa della propria dignità di uomini e soldati, umiliata proprio da coloro che chiedevano un’adesione alla loro guerra. A queste ragioni, si aggiungeva per gli ufficiali (particolarmente richiesti a causa della loro scarsità nelle ricostituite Forze Armate fasciste) la fedeltà alle Istitutioni dello Stato monarchico, in primis l’istituzione militare, la cui tradizione e continuità offrivano un appiglio di dignità personale e motivazionale superiore allo sconforto seguito ai tragici eventi dell’8 settembre.

Bisogna anche riconoscere che, con il tempo, gli stessi tedeschi abbandonarono il progetto di arruolare gli internati militari, preferendo il loro più proficuo utilizzo come manodopera da impiegare nelle fabbriche e campagne al posto degli operai e contadini tedeschi impegnati sui diversi fronti di guerra.

La ricostruzione di una nuova Italia ebbe dunque inizio (anche) con un grande rifiuto dettato dalla coscienza di uomini coraggiosi che spesso pagarono con la vita questa loro scelta: ben 50.000 furono infatti gli internati militari italiani che morirono per cause diverse nel periodo 1943 -1945.

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Identità e orgoglio

Questa drammatica giornata, che passerà alla storia d’Italia per il catastrofico terremoto nel Centro Italia, sta per concludersi.

Il pensiero triste va anzitutto alle numerose vittime, ai feriti e alle tante persone che stasera affronteranno la prima notte senza più una casa, distrutta o lesionata dal terremoto.

Ma il pensiero grato va ai tanti che proprio in questa notte, prosecuzione di un giorno terribile, si stanno prodigando nell’opera di soccorso alle popolazioni colpite.

Tra questi, gli appartententi alle Forze Armate italiane e, in particolare, all’esercito, prontamente intervenuto con uomini e mezzi del 235° Reggimento Fanteria “Piceno” di Ascoli Piceno e 6° Reggimento Genio di Roma.

Anche i carabinieri dell’organizzazione territoriale, la Scuola interforze NBC di Rieti e assetti di volo dell’Aeronautica militare sono fortemente impegnati a causa della catastrofica calamità naturale.

L’intervento del soldato italiano nel soccorso alle popolazioni colpite da disastri naturali è elemento d’identità di tutti i militari, di orgoglio per le Forze Armate italiane e, da sempre, di forte legame tra il Paese e le sue Istituzioni militari.

Perché loro non mancano mai.

Una buona notizia

Il Ministero della Difesa e quello dei Beni  e delle Attività Culturali e del Turismo hanno stipulato un accordo per la valorizzazione e la promozione turistica del patrimonio museale militare del nostro Paese.

15 musei militari in 8 città saranno inseriti negli itinerari culturali e turistici italiani a beneficio dei cittadini e ospiti stranieri.

DIFESA SERVIZI S.p.A., la società “in house” del Ministero della Difesa, avrà la gestione del progetto di valorizzazione del patrimonio museale militare italiano.

Maggiori dettagli su questa importante iniziativa sono disponibili sul sito ufficiale del Ministero della Difesa http://www.difesa.it

Indubbiamente una buona notizia!

Festa dell’Arma Azzurra

Oggi ricorre il 93° anniversario di fondazione dell’Aeronautica militare italiana, comunemente detta Arma Azzurra dal colore del cielo in cui opera e domina.

Nata il 28 marzo 1923 per scissione dall’esercito italiano nel cui seno era nata, di fatto, nel 1911 durante il conflitto italo-turco in Libia, l’Arma Azzurra nei suoi anni di vita ha concorso, con il sacrificio dei suoi coraggiosi aviatori, a scrivere gloriose pagine di storia nazionale.

Tra tutti i suoi figli, voglio ancora una volta ricordare il generale Amedeo Mecozzi (1892 -1971) che con i suoi insuperati studi ha contribuito significativamente alla cultura strategica aereonautica nazionale e internazionale.

Oggi l’Arma Azzurra è sempre più proiettata nella dimensione spaziale, costituendo, con i suoi astronauti e con le proprie capacità tecnologiche, motivo d’orgoglio per tutti gli italiani.

Auguri dunque all’Aeronautica militare italiana di sempre maggiori e lusinghieri successi.

VIRTUTE SIDERUM TENUS!

Sempre e ovunque

Il Santo Natale è la festa familiare per eccellenza. Ma non per tutti.

Mentre scrivo, più di 5.000 militari italiani sono impegnati, in Patria e all’estero, per garantire agli altri un Natale in pace e sicurezza.

Sempre e ovunque, i militari italiani ci sono per testimoniare i valori di cui sono portatori in nome dell’Italia e, direi, di quelle stesse famiglie di cui sono espressione e a cui oggi mancheranno più del solito.

Buon Natale, ragazze e ragazzi, con gratitudine per quello che ogni giorno, in silenzio, fate per il bene di tutti.

Il vate interforze

Nella storia militare italiana esiste un solo uomo che ha combattuto, pressoché contemporaneamente, battaglie di terra, di mare e dell’aria: Gabriele D’Annunzio (1863-1938).

Interventista convinto, D’Annunzio si arruolò volontario, con il grado di capitano del 5° Reggimento Lancieri di Novara (i Bianchi Lancieri), allo scoppio del conflitto con l’Austria-Ungheria il 24 maggio 1915 e combatté tutti i lunghi anni di guerra, rimanendo anche più volte ferito. In particolare, in un’azione aerea nel 1916, rimase gravemente ferito agli occhi, rischiando così la cecità; durante il ricovero in Ospedale militare e nel successivo periodo di convalescenza scrisse l’opera di prosa lirica “Notturno”.

Memorabili sono le sue imprese navali con i MAS (Motoscafi Armati Siluranti), da lui ribattezzati Memento Audere Semper (ricorda di osare sempre), con cui violò, nella notte tra il 10 e l’11 febbraio 1918, la munitissima baia di Buccari, allora appartenente all’Impero austroungarico.

Ancor più celebri le sue imprese aviatorie: brevettato pilota, ideò, organizzò e condusse il volo su Vienna del 9 agosto 1918 durante il quale lanciò sulla città volantini propagandistici italiani.

Promosso ai gradi superiori sempre per meriti di guerra, al termine del conflitto rivestiva il grado di tenente colonnello ed era stato insignito dell’Ordine militare dei Savoia (la più alta onorificenza militare all’epoca), una medaglia d’oro, cinque d’argento e una di bronzo, tutte al valor militare.

Un ultima annotazione riguardo D’Annunzio soldato: prese parte, tra le fila del 77° reggimento della Brigata Toscana e al fianco del suo fraterno amico maggiore Giovanni Randaccio (caduto poi il 28 maggio 1917 durante un’azione nei pressi del fiume Timavo), alla presa dei monti Veliki e Fajti nell’autunno del 1916 e per il valore dimostrato fu decorato di una delle medaglie d’argento al valor militare di cui era insignito.


Le stellette che noi portiam

Compongono le Forze Armate italiane, di cui oggi celebriamo la festa in ricordo della vittoriosa conclusione della prima guerra mondiale:

  • L’Esercito
  • La Marina militare
  • L’Aeronautica militare
  • L’Arma dei Carabinieri
  • Il Corpo della Guardia di Finanza
  • Il Corpo militare della Croce Rossa italiana
  • Il Corpo militare ausiliario dell’Esercito del Sovrano Militare Ordine di Malta
  • L’Ordinariato militare

Tutti gli appartenenti alle sopracitate Armi e Corpi indossano le stellette a cinque punte, simbolo distintivo del militare italiano. Introdotte nel 1871, le stellette furono scelte per il sinonimo di luce, guida e distinzione che richiamano.

L’importanza simbolica delle stellette per la tradizione militare italiana è testimoniata da un canto tradizionale della Grande Guerra che s’intitola (per l’appunto) “E le stellette che noi portiamo”, resa celebre dall’esecuzione che ancora oggi ne fanno (sopratutto) i cori degli Alpini.

Comandante supremo delle Forze Armate italiane, a norma art. 87 della Costituzione, è il Presidente della Repubblica che presiede inoltre il Consiglio supremo di difesa e dichiara lo stato di guerra deliberato dalle Camere.

Responsabile dell’attuazione della politica militare del Paese, elaborata di concerto dal Governo e dal Parlamento, è il Ministro della Difesa mentre il militare italiano di rango più elevato è il Capo di Stato Maggiore della Difesa che per la legge 25/1997 (la cosidetta legge di riforma dei vertici) è gerarchicamente sovraordinato a tutti i capi di stato maggiore di Forza Armata.

Le tradizioni militari delle Forze Armate italiane rappresentano e garantiscono la continuità di una storia che s’intreccia con quella del popolo italiano, supremo bene al cui servizio si pongono tutti gli uomini e le donne “con le stellette”.