Operazione Husky

L’invasione alleata della Sicilia (Operazione Husky ) avvenne la notte tra il 9 e il 10 luglio 1943.

Fu l’inizio della campagna d’Italia che terminerà solo il 2 maggio 1945 con la resa delle truppe tedesche dopo quasi due anni di sanguinosa e terribile lotta, di cui fu vittima specialmente la popolazione civile italiana che pagò un prezzo altissimo in sofferenze morali e materiali.

Gli anglo – americani attaccarono con due armate: la 7^ armata americana, agli ordini del generale George Smith Patton (1885 – 1945), che sbarcò nei dintorni di Gela e l’8^ armata inglese, agli ordini del generale Bernard Law Montgomery (1887 – 1976), che sbarcò nella zona di Pachino. Le due armate erano raggruppate nel 15° Gruppo di armate comandante dal generale britannico Harold Alexander (1891- 1969) che rispondeva direttamente al generale americano Dwight David Eisenhower (1890 – 1969) comandante supremo alleato dello schacchiere mediterraneo.

Il piano difensivo italiano prevedeva l’arresto dell’invasione ad opera delle divisioni costiere italiane ed il successivo contrattacco ad opera delle 4 divisioni mobili italiane (“Assietta”, “Aosta”, “Napoli”e “Livorno”) sostenute dalle due divisioni tedesche ( 15^ divisione granatieri corazzati Sizilien e divisione corazzata Hermann Göring) che facevano capo al generale Frido von Senger und Etterlin (1891 – 1963), formalmente ufficiale di collegamento tedesco con il comando italiano dell’isola.

Responsabile della difesa della Sicilia era il generale  Alfredo Guzzoni (1877 – 1965) comandante della 6^ Armata italiana, uno dei generali dell’esercito italiano di maggiore esperienza.

Poiché era incerta la località di sbarco, le divisioni “Assetta”, “Aosta” e Sizilien avrebbero gravitato nella parte occidentale dell’isola mentre le Divisioni “Napoli”, “Livorno” e Hermann Göring nella parte orientale. Nonostante le capacità di pianificazione operativa, gli italiani erano pessimisti circa le possibilità di successo contro gli alleati: la capacità operativa delle divisioni italiane era considerata dal generale Guzzoni pari al 25% delle corrispondenti divisioni alleate mentre quella delle divisioni tedesche veniva considerata attorno al 50%. Inoltre gli alleati potevano contare sulla assoluta supremazia aeronavale, con una flotta di navi addirittura superiore a quella che sarebbe stata utilizzata per l’invasione della Normandia nel giugno dell’anno seguente e un imponente supporto aereo basato su Malta e in Nordafrica.

All’inizio sembrava che il piano difensivo italiano potesse avere qualche successo; in particolare la controffensiva dell’11 luglio portata dalla divisione “Livorno” nei confronti dell’avanguardie della 7^ armata americana sbarcata a Gela creò seri problemi a quest’ultima e soltanto l’intervento di copertura dell’artiglieria navale alleata (così come temuto dal comando italiano), che letteralmente fece scempio dei soldati italiani, salvò gli americani dal reimbarco.

A metà del mese apparve chiaro che la testa di ponte alleata sulle spiagge siciliane si era consolidata ma fu necessario agli alleati più di un mese di scontri furiosi per completare la conquista della Sicilia che fu evacuata dalle truppe italo- tedesche il 17 agosto 1943.

Al termine delle operazioni in Sicilia si contarono i seguenti caduti:

  • 4.578 italiani
  • 4.561 tedeschi
  • 2.811 americani
  • 2.721 britannici 
  •    562 canadesi

Dal punto di vista militare l’Operazione Husky fu una prova generale del successivo sbarco in Normandia (Operazione Overlord) il 6 giugno 1944; dal punto di vista politico (aspetto ancor di maggiore importanza) l’invasione della Sicilia portò alla caduta del regime fascista il 25 luglio 1943, che favorì l’armistizio italiano con gli alleati dell´8 settembre 1943.

Annunci

Un combattente leale

Il generale Frido von Senger und Etterlin (1891 – 1963) è l’ufficiale tedesco ricordato dalla storia come uno dei protagonisti delle battaglie di Montecassino nel periodo gennaio – maggio 1944.

Per me, invece, la figura di questo militare è tanto più rilevante in quanto  egli si trovò a vivere, come uomo e soldato, situazioni difficili in cui soltanto le sue alte qualità morali e culturali poterono indirizzarlo verso le giuste decisioni. E tali qualità gli derivavano, anche ma evidentemente non solo, da una profonda conoscenza della storia e cultura italiana appresa sin dai tempi giovanili e affinata da frequenti soggiorni in Italia, non ultimo come ufficiale frequentatore della Scuola di Guerra di Torino. Nell’accostarmi alla figura del generale von Senger non posso fare a meno di riflettere come una comunanza e condivisione di valori culturali abbiano portato questo soldato tedesco a vivere esperienze umane di profonda intensità e a reagire in momenti altamente drammatici con animo forte e sereno.

Il generale von Senger lavorò con passione a fianco dei soldati italiani, a cui rese  sincero e sentito omaggio nelle sue memorie pubblicate in Italia con il titolo La Guerra in Europa (Longanesi&C – Milano 2002). In queste memorie, von Senger respinge anche le generiche accuse fatte da parte tedesca di “tradimento” degli italiani nella campagna di Sicilia. Tale accuse originano dalla presunta scarsa  combattività delle truppe italiane, per non parlare della insufficiente presenza aeronavale italiana. I tedeschi rimasero molto colpiti dalla resa della piazzaforte Augusta – Siracusa arresasi prima ancora che iniziassero i combattimenti. Non va poi dimenticato che dalla fine del mese di luglio 1943 erano rimaste principalmente solo le forze tedesche a difendere la cuspide nord- orientale dell’isola e quindi a combattere, anche se per fini strategici propri, per la difesa di territorio italiano. A onor del vero, è doveroso ricordare che inquadrati nel XIV° Corpo d´Armata tedesco operavano diverse Unità italiane, tra cui Reparti di artiglieria che assicurarono il necessario supporto di fuoco durante tutta la fase di arretramento dei tedeschi.

Von Senger afferma che i rapporti italo – tedeschi durante le operazioni in Sicilia erano sempre stati leali e a riprova di questo si adoperò fattivamente, insieme al feldmaresciallo Kesselring, per scagionare il generale Guzzoni (comandante della 6^ Armata italiana durante le operazioni in Sicilia) dall’accusa di tradimento formulata in seguito dalle autorità della Repubblica Sociale Italiana contro quest’ultimo.

Nella sua collaborazione con gli italiani, von Senger era guidato dalla consapevolezza  che i due popoli, seppur divisi da una situazione socio –  economica differente, erano uniti da una  tradizione storica che affondava le proprie radici nella comune cultura d’occidente. Era questa unità culturale per von Senger premessa di ogni suo pensiero ed azione al fine di preservarne e garantirne la continuità. Mi sembra, ancora oggi, un atteggiamento esemplare d’intelligenza e lungimiranza da tenere sempre a mente.

In considerazione delle sue indiscusse qualità morali e professionali, nel dopoguerra Frido von Senger partecipò alla stesura del Promemoria di Himmerod (Himmeroder Denkschrift) che gettò le basi della nascita della Bundeswehr e venne nominato Presidente del Consiglio di valutazione del personale (Personalgutachterauschuss) che valutò dal luglio 1955 al novembre 1957 tutte le domande per diventare ufficiali delle nuove Forze Armate federali tedesche.