La pittura alata

Una buona occasione per festeggiare il recente 94° annuale di fondazione dell’Aeronautica Militare Italiana (28 marzo 1923) è la lettura di un interessante libro scritto dalla giovane e promettente giornalista Ada Fichera intitolato “La bellezza in volo”.

Edito dalla Rivista “Informazioni della Difesa” (organo ufficiale dello Stato Maggiore della Difesa), analizza, con cura e piacevole scrittura, le opere pittoriche dipinte durante il periodo pioneristico dell’aviazione italiana (specie durante la Grande Guerra) appartenenti alla preziosa raccolta della famiglia dell’ingegnere Gianni Caproni (1886 – 1957), padre dell’industria aeronautica italiana.

La collezione, attualmente in parte esposta presso il Museo “Gianni Caproni” di Trento e in parte rimasta di proprietà privata, annovera dipinti e disegni di pittori pregevoli come Gerardo Dottori, Luigi Bonazza, Mario Sironi e molti altri.

Si tratta di una vasta gamma di opere artistiche di soggetto aeronautico e di stile futurista, che segna la nascita della cosiddetta Aeropittura, ulteriore espressione d’eccellenza dell’arte italiana.

Nell’ occasione, un’ ultima annotazione: ai comandi di un bombardiere Caproni Ca.3 morì il 2 febbraio 1918 il Maggiore del Corpo di Amministrazione dell’Esercito (ai tempi l’aviazione era una specialità dell’Esercito) Oreste Salomone (1879 -1918), primo aviatore militare italiano insignito di Medaglia d’oro al Valor militare (concessa  per un’azione eroica svolta il 18 febbraio 1916 sui cieli di Lubiana). L’ orazione funebre per il Maggiore Salomone venne tenuta dal suo grande amico il poeta (e ufficiale dei “Lancieri di Novara”) Gabriele D’Annunzio.

Ad Oreste Salomone D’Annunzio dedicò pagine molto intense della sua opera “Notturno”:

《Dimmi tu se noi possiamo più vivere senza una eroica ragione di vivere. Dimmi tu se noi possiamo continuare ad essere uomini senza avere la certezza che l’ora di transumare tornerà, Oreste!》

Un vibrante museo

Il museo della Terza Armata di Padova (è sito nello splendido Palazzo Camerini -via Altinate 59) raccoglie ed espone i cimeli della Grande Unità comandata dal principe Emanuele Filiberto di Savoia Duca d’Aosta (1869 -1931) durante la Prima Guerra Mondiale.

La Terza Armata (detta “Invitta” perchè non conobbe sconfitta) combattè la Grande Guerra lungo il fronte del Carso e tra le sue file annoverò Reparti prestigiosi (come il 78° Reggimento di Fanteria “Lupi di Toscana”) e personaggi illustri: Sandro Pertini, Angelo Roncalli (futuro Papa Giovanni XXXIII°), Gabriele D’Annunzio e molti altri ancora.

Il museo venne costituito nel 1956 e conserva la memoria della durezza tragica della Grande Guerra, combattuta dai soldati italiani con coraggio ma anche con immensi sacrifici (ad onor del vero, pari a quelli della controparte austroungarica, con l’aggravante per quest’ultima della grave penuria alimentare). Armi, uniformi, mappe, documenti (importantissima è la collezione dell’intera edizione de “La Tradotta” giornale di trincea della Terza Armata), fanno di questo museo militare, gestito dall’esercito italiano, un prezioso e vibrante strumento culturale a disposizioni di tutti coloro che vogliono conoscere e riflettere sulla tragedia della guerra.

Notturno dannunziano

Gabriele D’Annunzio (1863-1938), figura principale del Decadentismo, riportò nel 1916, al termine di un volo di guerra, una grave ferita agli occhi che lo costrinse a una cecità temporanea e a rimanere immobile per parecchio tempo.

Durante questo periodo di forzata inattività, assistito dalla figlia Renata, scrisse l’opera “Notturno” in cui affronta gli eterni temi del dolore, morte e amore. Dalla memoria del Vate, volontario in guerra (ufficiale dell’esercito italiano, per l’esattezza del 5° Reggimento “Lancieri di Novara”), affiorano e s’intrecciano i ricordi dell’infanzia abruzzese e della madre, l’eroismo dell’imprese militari, il cordoglio per i compagni caduti valorosamente sul campo, l’affetto per l’amorevole figlia Renata e l’atroce presente segnato dalla malattia. Un grande capolavoro della letteratura italiana, dove alla visione esterna della realtà si sostituisce un percorso interiore basata sull’esperienza dello spirito.

È un D’Annunzio intimo e sincero quello che emerge dal “Notturno”, un’opera letteraria indissolubilmente legata al proprio genio artistico combinato al suo essere combattente della Grande Guerra.

 

Il vate interforze

Nella storia militare italiana esiste un solo uomo che ha combattuto, pressoché contemporaneamente, battaglie di terra, di mare e dell’aria: Gabriele D’Annunzio (1863-1938).

Interventista convinto, D’Annunzio si arruolò volontario, con il grado di capitano del 5° Reggimento Lancieri di Novara (i Bianchi Lancieri), allo scoppio del conflitto con l’Austria-Ungheria il 24 maggio 1915 e combatté tutti i lunghi anni di guerra, rimanendo anche più volte ferito. In particolare, in un’azione aerea nel 1916, rimase gravemente ferito agli occhi, rischiando così la cecità; durante il ricovero in Ospedale militare e nel successivo periodo di convalescenza scrisse l’opera di prosa lirica “Notturno”.

Memorabili sono le sue imprese navali con i MAS (Motoscafi Armati Siluranti), da lui ribattezzati Memento Audere Semper (ricorda di osare sempre), con cui violò, nella notte tra il 10 e l’11 febbraio 1918, la munitissima baia di Buccari, allora appartenente all’Impero austroungarico.

Ancor più celebri le sue imprese aviatorie: brevettato pilota, ideò, organizzò e condusse il volo su Vienna del 9 agosto 1918 durante il quale lanciò sulla città volantini propagandistici italiani.

Promosso ai gradi superiori sempre per meriti di guerra, al termine del conflitto rivestiva il grado di tenente colonnello ed era stato insignito dell’Ordine militare dei Savoia (la più alta onorificenza militare all’epoca), una medaglia d’oro, cinque d’argento e una di bronzo, tutte al valor militare.

Un ultima annotazione riguardo D’Annunzio soldato: prese parte, tra le fila del 77° reggimento della Brigata Toscana e al fianco del suo fraterno amico maggiore Giovanni Randaccio (caduto poi il 28 maggio 1917 durante un’azione nei pressi del fiume Timavo), alla presa dei monti Veliki e Fajti nell’autunno del 1916 e per il valore dimostrato fu decorato di una delle medaglie d’argento al valor militare di cui era insignito.