L’immortale prussiana

La Regina di Prussia Luise (Königin Luise 1776 -1810) è una delle figure storiche più importanti della storia tedesca.

La grandezza della sua persona e l’opera svolta a favore della Prussia nei difficili anni dell’occupazione napoleonica ne fanno uno dei miti nazionali ancora oggi più riconosciuti e rispettati.

Sposa del Re di Prussia Federico Guglielmo III° (che in suo onore il 10 marzo 1813 fondò il celeberrimo Ordine della Croce di ferro), la Regina Luise svolse un importantissimo ruolo politico e militare in Prussia, spesso sostituendosi al marito d’indole più pacifica e incerta.

Sostenitrice delle riforme militari portate avanti dal Generale Gerhard von Scharnhorst in seguito alla disastrosa sconfitta prussiana dopo le battaglie di Jena e Auerstedt (14 ottobre 1806), prese parte a quest’ultime incitando sul campo le truppe prussiane a combattere contro l’invasore francese.

Ricevuta personalmente da Napoleone a Tilsit il 6 luglio 1807, fece sull’Imperatore francese una tale impressione che alla prematura scomparsa della Regina Luise (19 luglio 1810) disse che “Il Re di Prussia ha perso il suo miglior ministro”.

Il 2° Reggimento Corazzieri di Pomerania Kürassier – Regiment (Pommersches) n. 2, dal 1810 al suo scioglimento nel 1919, in onore della Regina Luise, prese il nome di “Corazzieri della Regina” Kürassier -Regiment “Königin”.

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Il primo studioso

Il primo che studiò e diffuse il pensiero strategico e militare di Raimondo Montecuccoli fu il generale e scrittore militare francese Lancelot Turpin conte di Crissé e Sanzay (1716-1793).

Lancelot Turpin de Crissé (com’è generalmente noto)  scrisse i Commentaires sur les Mémoires de Montécuculi pubblicati in 3 volumi a Parigi nel 1769 e ad Amsterdam nel 1770.

Significativamente, Turpin de Crissé volle dedicare la sua opera Au Militaire francais, non solo per il suo attaccamento all’Istituzione militare francese ma intuendo anche quanto fosse importante la diffusione in ambito militare della conoscenza dell’originale (per il tempo) pensiero montecuccoliano.

Nei due primi volumi, Lancelot Turpin de Crissé commenta il pensiero strategico e militare di Montecuccoli in maniera generale; nel terzo invece l’analisi di Turpin de Crissé si focalizza sulla campagna di Montecuccoli contro i turchi del 1663 – 1664, culminata col trionfo delle  truppe guidate da Montecuccoli nella famosa battaglia di San Gottardo/Mogersdorf (anche conosciuta come Battaglia dela Raab, dal nome del fiume lungo il quale è stata combattuta) del 1° agosto 1664.

Turpé di Crissé, pur confermando la sua ammirazione per il celebre condottiero modenese, non gli risparmia argute critiche e fondate correzioni.

Il grande riformatore militare prussiano Gerhard von Scharnhorst studiò il pensiero e le opere di Montecuccoli proprio sui Commentaires che portava sempre con sé, raccomandandone la lettura a tutti.

A titolo di curiosità, una copia dei Commentaires di Turpin de Crissé è conservata nella Biblioteca di Stato di Monaco di Baviera.

L’immortale

Tra i miti della Grande Guerra che ancora sopravvivono, il più celebre è quello del Capitano pilota tedesco Manfred von Richthofen (1892 – 1918), passato alla storia come il “Barone Rosso” (der rote Baron) per via del suo aereo triplano dipinto di rosso.

Il “Barone Rosso” è ancora oggi, per tutti i piloti militari del mondo, un modello di audacia e di abilità al comando durante i combattimenti aerei.

Le strategie e le tattiche di combattimento nel cielo elaborate dal giovane capitano (Rittermeister) degli ulani fattosi aviatore, influenzano ancora ai giorni nostri la pianificazione degli scontri aerei. Per non parlare dello spirito cavalleresco che fa del “Barone Rosso” un riferimento ideale dell’etica aviatoria (diede espresso ordine di colpire sempre gli aerei nemici e mai i loro piloti).

Per suo eccezionale valore, il “Barone Rosso” fu pluridecorato; in particolare, venne insignito della più alta decorazione militare prussiana dell’epoca: la croce “Pour le Merite” (ordine al valore militare fondato da Federico il Grande).

Manfred von Richthofen morì, probabilmente ferito a morte da colpi sparati dalle trincee nemiche, il 21 aprile 1918 sulle Somme, in Francia. A quel giorno, aveva conseguito l’abbattimento di ben 80 aerei nemici (risultando così il pilota tedesco più vittorioso della Grande Guerra). Ebbe tre sepolture provvisorie (tra cui nel cimitero d’onore Invalidenfriedhof di Berlino – lo stesso dove è sepolto Scharnhorst) prima che i suoi resti mortali trovassero definitiva sistemazione nella cappella di famiglia a Wiesbaden (Assia) nel 1976.

A testimonianza di come la memoria del “Barone Rosso” sia oggi indubbiamente viva (perquanto la storia dell’esercito imperiale non faccia parte delle tradizioni della Bundeswehr), l’odierna Luftwaffe (aeronautica militare tedesca) l’onora con uno Stormo di Eurofighters a lui intitolato: il Geschwader (Stormo) 71 “Richthofen” di Wittmund, nel nord della Germania.

Una lunga storia

Il 19 novembre 1816, con Regie Patenti del Re di Sardegna Vittorio Emanuele di Savoia (1759 -1824), veniva fondata l’Intendenza generale di guerra dell’Armata Sarda, da cui deriva, per trasformazione ma senza soluzione di continuità, l’odierno Corpo di Commissariato dell’Esercito.

Al commissario militare, istituito nell’esercito prussiano con il termine Quartiermeister (Quartiermastro) e sviluppatosi nelle sue attuali funzioni a somiglianza dei Commissaires des Guerres (Commissari alle guerre) dell’esercito francese-napoleonico, è devoluto ancora oggi il sostegno logistico-amministrativo del combattente attraverso la cura dei delicati settori dell’ammistrazione, del vettovagliamento, del vestiario-equipaggiamento, del casermaggio nonché della consulenza legale del Comandante (quest’ultima, una recente attribuzione).

La storia del Commissariato militare è una lunga vicenda che accompagna costantemente, nel suo supporto ancillare (nel senso nobile del termine), la storia dell’Istituzione militare di tutti i Paesi del mondo, segnandone spesso la vittoria e/o la sconfitta, sicuramente la quotidianità.

Mi piace qui ricordare che dalla figura del “Quartiermeister”prussiano nasce, tradizionalmente, il moderno ufficiale di stato maggiore e che il grande riformatore militare tedesco Gerhard von Scharnhorst ebbe proprio il titolo di “Generalquartiermeister” (Quartiermastro generale), corrispondente a Capo di Stato maggiore, dell’esercito hannoveriano prima e prussiano poi.

 

Il mentore

Al conte Guglielmo di Schaumburg – Lippe (1724 – 1777) va attribuito l’onore e il privilegio di aver per primo creduto nel talento e nelle potenzialità del (futuro) grande riformatore militare prussiano Gerhard von Scharnhorst.

Quest’ultimo, infatti, ebbe l’esclusiva possibilità di frequentare giovanissimo la prestigiosa Accademia di artiglieria e genio che il conte Guglielmo aveva fondata nella fortezza di Wihelmstein.

Il conte Guglielmo, sovrano di uno Stato tra i più piccoli sel Sacro Romano Impero, era un valente soldato che aveva combattuto nelle Guerra dei sette anni e a difesa del Portogallo contro i tentativi d’invasione della Spagna (per questo è detto Wilhelm der Portugieser – Guglielmo il portoghese).

Teorico militare all’avanguardia per i tempi, era un convinto assertore del ruolo dell’esercito regolare e della centralità delle fortezze nella difesa dello Stato: in questo, faceva proprie (e applicava nel suo piccolo Stato di Schaumburg -Lippe) le teorie di Raimondo Montecuccoli che Guglielmo certo non ignorava.

Guglielmo, amico di Federico il Grande, fu anche prolifico scrittore militare e filosofo: tutti i suoi scritti sono stati pubblicati per la prima volta nel 1977 in occasione del 200° anniversario della sua morte.

Molte figure (apparentemente) minori della storia, si rivelano poi centrali per la comprensione di successivi fenomeni storici di maggiore portata: Guglielmo di Schaumburg – Lippe fu certamente uno di questi rispetto allo sviluppo della storia militare tedesca del XIX° secolo.

Il frutto migliore

Le riforme miltari portate avanti in Prussia da Scharnhorst, Gneisenau, Grolman, Boyen e Clausewitz non ebbero vita facile dopo la fine delle guerre napoleoniche ovvero dopo il termine della situazione eccezionale che le aveva prodotte.

Dopo le dimissioni di Boyen da Ministro della guerra di Prussia nel 1819, i conservatori militari prussiani ripreso vigore ma non potero riportare l’esercito alle condizioni feudali precedenti le riforme, tanto queste erano state profonde e opportune.

Prova ne è la storia di Karl Reyher (1786-1857), umile figlio di un organista di un piccolo villaggio nel Brandeburgo divenuto Capo di Stato Maggiore dell’esercito prussiano.

Reyher iniziò la sua carriera militare nel 1802 (aveva poco più di 16 anni) come scrivano reggimentale. Nel 1809 partecipò alla sfortunata insurrezione antifrancese promossa dal Maggiore Barone Ferdinand von Schill, rimanendo anche ferito. In seguito, fu aiutante del Generale von Yorck che, accortosi delle straordinarie qualità di Reyher, lo spinse a diventare ufficiale nel 1810. Partecipò poi alle guerre di liberazione 1813 – 1815 guadagnandosi, per il valore dimostrato sul campo di battaglia, decorazioni e promozioni.

Divenuto ufficiale di stato maggiore, nel 1828 venne nobilitato dal Re di Prussia Federico Gugliemo III° sicché divenne Karl von Reyher, nome con cui è passato nella storia militare prussiana.

Nel 1848 divenne Capo di Stato Maggiore dell’esercito prussiano, carica che tenne fino alla morte nel 1857.

In riconoscimento dei suoi alti servigi alla Patria gli venne concesso l’onore della sepoltura nel cimitero monumentale militare Invalidenhof di Berlino (lo stesso dove è sepolto il grande Scharnhorst) dove tuttora riposano le sue spoglie.

Durante il suo mandato di Capo di Stato Maggiore curò particolarmente la formazione dei giovani ufficiali, promuovendo la nascita di una classe dirigente militare (che comprendeva, tra gli altri, Blumenthal, Voigts – Rhetz, Alvensleben, Goeben) che fu protagonista indiscussa delle grandi vittorie prussiano – tedesche nelle guerre del 1866 contro l’Austria e del 1870/71 contro la Francia.

Il suo più illustre discepolo fu senz’altro il Feldmaresciallo Helmuth von Moltke che lo sostituì nella carica di Capo di Stato Maggiore.

Il pensiero militare di Scharnhorst

Gerhard von Scharnhorst (1755 – 1813), notoriamente, è stato il più grande riformatore militare prussiano, fautore di quella concezione dell’esercito tedesco che ancora oggi esplica i suoi effetti nella Bundeswehr.

Scharnhorst credeva che l’Istituzione militare non potesse prescindere dalla realtà che la circondava perché anche di questa era espressione. Quindi l’esercito non poteva essere Staat im Staate (come fu la Reichswehr nel periodo 1919-1935) pena rischiare un pericoloso isolamento o un’inopportuna degenerazione (come nel caso della Wehrmacht, successiva alla Reichswehr). L’inquadrare poi la riforma dello strumento militare nella più ampia riforma dello Stato (riconoscendo il primato della politica generale su quella militare) era un principio importante ed ineludibile.

A tal proposito, nella prospettiva di un’Istituzione militare europea, appare evidente come questa sia possibile solo nell’ambito di una riforma complessiva dell’architettura politica generale dell’Unione Europea, con un sostanziale trasferimento di prerogative sovrane dagli Stati all’Unione.

Riflettendo sull’attualità di Scharnhorst, il pensiero corre ai nuovi scenari d’impiego delle Forze Armate, specialmente all’esercito, sempre più confrontati a una minaccia cosiddetta asimmetrica piuttosto che a grandi battaglie campali. Anche in questi scenari, il modello militare di Scharnhorst, seppur basato sulla leva generale e obbligatoria (perchè il dovere della difesa dello Stato è proprio di ogni cittadino), non è affatto superato. Soldati guidati da giovani ufficiali, preparati e motivati, ben equipaggiati con gli ultimi ritrovati della tecnologia, legittimati da una precisa volontà politica, e supportati dal contesto sociale sono auspicabili oggi come ai tempi del grande riformatore hannoveriano – prussiano.

Scharnhorst stimava le nuove generazioni, verso cui quelle più anziane hanno il dovere di esempio ed educazione. Aveva maturato questa convinzione dedicando anni alla formazione dei giovani ufficiali, consapevole che nessuna riforma e progresso fossero possibili senza il coinvolgimento dei giovani, in modo particolare di quelli di maggior talento. Raccomandava l’onestà e la sincerità verso se stessi, come premessa di libertà di pensiero e di azione. E’ probabilmente questa idealità, unitamente all’esempio della sua vita, il maggior lascito morale del grande riformatore tedesco che oggi riposa nel Cimitero monumentale di Berlino, l’Invalidenfriedhof, in un sepolcro eretto dal famoso architetto e pittore Karl Friedrich Schinkel (1781-1841), e sulla cui sommità troneggia un leone dormiente, fuso con il bronzo di cannoni francesi catturati durante le Guerre di liberazione (Befreiungskriege) 1813 – 1815,  vinte (anche) grazie al pensiero militare di Scharnhorst.