La difficile unità

La prima funzione del neonato esercito italiano fu di unificare e presidiare il nuovo Stato nato il 17 marzo 1861. Sul piano internazionale, l’Austria era una minacciosa vicina. Molti erano i contenziosi sui territori che il nostro paese rivendicava per completare l’unità nazionale, anche se il sistema europeo di accordi e di alleanze ne neutralizzava gli effetti più dirompenti. Urgeva innanzitutto assicurare la pace e la coesione interne, in primis nelle regioni meridionali, dove era ancora forte il partito lealista borbonico. Il governo temeva inoltre che i disordini interni potessero compromettere la credibilità internazionale dell’Italia, offrendo all’ Austria l’occasione di un attacco per riconquistare i territori perduti.
Impiegò immediatamente l’esercito, fin dal biennio 1863-1865, per contrastare quei fenomeni criminali a carattere insurrezionale, che la storiografia nazionale identifica nel
“Brigantaggio”. Il contrasto assorbì forze crescenti e portò alla morte di migliaia di combattenti (e anche di civili uccisi per rappresaglia), dell’una e dell’altra parte. Nella repressione, giocò un ruolo particolarmente significativo, insieme ad altri (tra cui i generali Alfonso La Marmora e Giuseppe Govone), il generale Enrico Cialdini (1811-1892), il vincitore della
battaglia di Castelfidardo (18 settembre 1860), che segnò la sconfitta delle truppe pontificie e aprì al successo della campagna militare nella conquista delle Marche e dell’Umbria.
I moti insurrezionali poterono essere soffocati non solo per il massiccio impiego dell’esercito e il pugno di ferro ma anche perché il brigantaggio perse l’appoggio della popolazione civile, vero centro di gravità della lotta. La gente era stanca della guerra.
Desiderava pace e stabilità anche per poter tornare, specie nei centri rurali, alla vita normale.
L’esercito fu impiegato nella sicurezza interna, soprattutto nelle province di nuova acquisizione, perché spina dorsale del nuovo Stato. Le forze dell’ordine, carabinieri e polizia, avevano organici inadeguati. Stavano ancora affrontando quello sforzo di
riorganizzazione che il primo aveva compiuto con successo da tempo.
Insieme alla scuola pubblica, l’esercito cominciava già a plasmare i primi italiani, grazie all’istituto della leva militare. Sebbene le diserzioni e la renitenza persistessero non solo
nelle nuove province, piano piano scemarono per assestarsi infine su livelli fisiologici.

L’opera di costruzione dello stato unitario era ormai avviata. L’esercito si imponeva come asse portante e, come scrisse sinteticamente ma efficacemente Luigi Settembrini, “l’esercito è il filo di ferro che tiene unita l’Italia dopo averla cucita”.

Il fidato di Bismarck

Il Generale Giuseppe Govone (1825 -1872) ha avuto un ruolo preminente nella storia delle relazioni politiche italo-tedesche. A lui infatti il Presidente del consiglio Alfonso La Marmora (d’intesa con il Re Vittorio Emanuele II°) affidò le trattative per l’alleanza italo-prussiana del 1866.

Valoroso soldato e ottimo conoscitore della lingua e cultura tedesca (era stato addetto militare sia a Vienna che a Berlino), il Generale Govone seppe conquistarsi la fiducia del cancelliere prussiano Otto von Bismarck (1815-1898) e riuscì a stipulare, nonostante un certo scetticismo della pubblica opinione e degli ambienti diplomatici, un’importante alleanza politico-militare che portò (con la sconfitta dell’Austria-Ungheria nella battaglia di Sadowa) alla Prussia l’unione degli Stati tedeschi settentrionali (Confederazione tedel Nord) e al Regno d’Italia il Veneto (nonostante la nostra sconfitta-per la seconda volta!- contro gli austriaci a Custoza).

Il Generale Govone raggiunse l’apice della carriera con la nomina nel 1869 a Ministro della Guerra ma dovette dimettersi per ragioni di salute poco prima della presa di Roma nel settembre 1870.

Ritiratosi a vita privata, morì ancora giovane (non aveva compiuto neanche 47 anni) ad Alba il 26 gennaio 1872.

Il figlio Umberto Govone, curò un libro dedicato al padre pubblicato dalla Casa editrice Casanova di Torino intitolato “Giuseppe Govone. Frammenti di memorie”.