Il secolo di ferro

Il XVII secolo è noto nella storiografia come il Secolo di ferro a causa delle innumerevoli guerre che furono combattute in Europa in quel periodo storico.

La guerra dei trent’anni ma anche la dura lotta contro la minaccia ottomana segnano questo lungo susseguirsi di conflitti.

Grandi figure della storia militare emersero nel seicento; tra queste meritano di essere ricordate Gustavo Adolfo di Svezia, Albrecht Wallenstein, Henri de Turenne e (naturalmente, per chi vi scrive) Raimondo Montecuccoli.

Furono gli anni in cui sorse in Europa l’idea della costituzione di eserciti permanenti, forgiati da una severa disciplina. Nella tattica si affermò il principio della battaglia decisiva, per manovra (come insegna magistralmente il Montecuccoli) o per annientamento del nemico (Gustavo Adolfo di Svezia).

In questo secolo l’arte militare diventa scienza, dotata di proprie leggi che occorre rispettare per conseguire la vittoria. In questo senso, gli Aforismi dell’arte bellica di Raimondo Montecuccoli sono la più formidabile raccolta dei principî strategici del tempo (in parte ancora del tutto attuali, come ad esempio lo studio della guerra come fenomeno globale).

È la prima grande Rivoluzione Militare della storia che permetterà all’Occidente, dopo esserne stato vittima, di conquistare e dominare il mondo per i secoli a venire.

Di questo interessante argomento tratta il libro La Rivoluzione militare (Il Mulino, Bologna, 2014) dello studioso britannico Geoffrey Parker: un testo assolutamente consigliabile a chi vuole comprendere un momento decisivo della storia militare europea.

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Picca o moschetto?

Raimondo Montecuccoli, uomo di vedute culturali ampie e approfondite, era, in campo tattico, un conservatore rispetto all’arte operativa seicentesca, rivoluzionata dal Re svedese Gustavo Adolfo durante la guerra dei trent’anni.

Nella tattica svedese infatti un ruolo fondamentale era svolto dall’impiego combinato cavalleria – fanteria che univa la manovra alla celerità. Questa tattica (insieme alla ferrea disciplina dei soldati svedesi) risultò uno dei fattori di potenza determinanti per il successo della protestante Svezia nella terribile e devastante guerra del XVII° secolo.

Montecuccoli invece era un convinto assertore dell’uso della picca (una lunga asta appuntita di legno), da lui considerata, a ragione, l’unica difesa dalle cariche di cavalleria (in questo convinzione, grande importanza aveva il fatto che Montecuccoli era un cavaliere che aveva iniziato la sua carriera da picchiere!).

Nei suoi celeberrimi Aforismi dell’arte bellica, il Nostro arrivò a scrivere a riguardo ” la lancia è la regina delle armi a cavallo, siccome la picca a piedi”.

Non che non riconoscesse l’importanza del moschetto, anzi nel corso degli anni ne concepì lui stesso un nuovo modello. Però rimaneva dell’idea che il moschetto poco potesse contro una potente carica di cavalleria (era piuttosto efficace negli scontri di fanteria o come armamento dei Dragoni, cavalieri impiegati sostanzialmente appiedati).

L’incremento dell’uso delle artiglierie contro la cavalleria e lo sviluppo delle armi da fuoco portatili segnarono l’inevitabile tramonto delle picche; ma a quell’epoca il cuore del grande condottiere modenese giaceva ormai da anni nella chiesa del convento dei cappuccini di Linz.

L’occasione è oggi propizia per augurare a tutti i lettori di questo Blog Buon Natale e Felice Anno Nuovo!

 

La nascita di un mito

Il 15 agosto 1769 nasceva ad Ajaccio in Corsica uno dei grandi miti della storia umana: Napoleone Bonaparte.

Tra le sue innumerevoli doti, Napoleone fu anche un grande scrittore (oltre che vorace lettore).

Gli “Aforismi, massime e pensieri di Napoleone” vennero pubblicati, a cura del conte Augusto di Liancourt, nella seconda metà del secolo XIX°, estratti dalle numerose opere scritte dal Grande Corso.

Si tratta di pensieri incisivi, brevi, immediati che mettono bene in evidenza l’entusiasmo, la volontà, il carattere, l’ambizione per il potere di Napoleone.

Lo vogliamo ricordare con uno dei suoi pensieri più noti e tramandati ai posteri:

“I grandi fatti non sono opera del caso e della fortuna: dipendono dall’organizzazione e da una mente geniale. È difficile veder fallire i grandi uomini nelle imprese più pericolose. Alessandro, Cesare, Annibale, il grande Gustavo riuscirono sempre. Divennero uomini tanto grandi per la fortuna? No, solo perchè erano grandi uomini si sono meritati la fortuna.”

(Napoleone, Aforismi, massime e pensieri, Newton Compton editori, Roma 1993 pag. 92)