Historia Nostra Magistra

159 anni fà il Ministro della Guerra Manfredo Fanti, con una Nota, fondava l’Esercito italiano.

In questo giorno vengono in mente i fatti d’arme (e non solo, perchè l’Esercito opera bene anche e soprattutto in tempo di pace) e i protagonisti, piccoli e grandi, di questa lunga storia: essi danno sostanza all’identità della Forza Armata.

Occorre dunque conoscerla questa storia, strettamente connessa alla Storia d’Italia poiché l’Esercito altro non è che un’espressione fedele della Nazione. Ecco perchè appaiono ancora più significative le seguenti parole espresse dal Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Generale di Corpo d’Armata Salvatore Farina:

Lo studio della storia militare e della storia dell’Esercito italiano deve rappresentare/…/ un costante riferimento per gli Allievi, affinchè le loro conoscenze siano strutturate in un più ampio contesto di riferimento che contempli tanto le esperienze a livello internazionale e interforze quanto le tradizioni e le vicende storiche della nostra Forza Armata.

Giuramenti a confronto

Recentemente mi sono imbattuto nella formula di giuramento previsto per i militari appartenenti alla Bundeswehr (la Difesa federale tedesca):

Ich schwöre, der Bundesrepublik Deutschland treu zu dienen und das Recht und die Freiheit des deutschen Volkes tapfer zu verteidigen.》

Artikel 9 Soldatengesetz

(Io giuro, di servire con fedeltà la Repubblica federale di Germania e di difendere con valore il diritto e la libertà del popolo tedesco.)

(Articolo 9 Legge dei soldati)

Naturalmente, si pone il confronto con la formula di giuramento previsto per i militari italiani:

《Giuro di essere fedele alla Repubblica italiana, di osservarne la Costituzione e le leggi e di adempiere, con disciplina ed onore, tutti i doveri del mio stato per la difesa della Patria e la salvaguardia delle libere istituzioni.》

Art. 575 D.P.R. 15 marzo 2010 n.90 “Testo unico delle disposizioni regolamentari in materia di ordinamento militare – T.U.O.M.”

Lascio ai lettori di questo Blog ogni conseguente (eventuale) riflessione sulle comunanze/diversità delle due formule, le quali esprimono entrambe gli elementi costitutivi della militarità nelle rispettive nazioni.

Napoleone e l’Italia

“Spero che il bene inestimabile della libertà saprà dare a questo popolo una nuova energia, e lo metterà in grado di aiutare potentemente la repubblica francese nelle guerre future che potrebbe avere.” (lettera dell’8 maggio 1797 di Napoleone al Direttorio dall’Italia)

Lo storico Albert Sorel (1842 – 1906) ha giustamente scritto che l’Italia sta a Napoleone come la Gallia a Cesare: l’inizio dell’irrefrenabile ascesa politica e storica dell’ufficiale corso.

Con la campagna d’Italia, coerente con l’idea del Direttorio di circondare la Francia di “Repubbliche sorelle”, Napoleone in realtà intravide la grande occasione, come poi in effetti sarà, per mettersi in mostra non solo come capo militare ma anche, e soprattutto, come politico e amministratore.

E all’Italia Napoleone, di lontana discendenza italiana, darà una dignità seconda solo a quella francese: incoronato a Milano con la “corona di ferro” Re d’Italia (26 maggio 1805) dopo l’incoronazione a Imperatore dei francesi, volle fortissimamente che il figlio Napoleone Francesco (1811 -1832), erede al trono imperiale, assumesse il titolo di Re di Roma.

Una curiosità: Napoleone soggiornò più volte a Milano mentre non mise mai piede a Roma dove, in previsione di una sua visita, venne appositamente ristrutturato e abbellito il Palazzo del Quirinale al cui interno, ancora oggi, possono essere ammirate le meravigliose modifiche apportate in epoca napoleonica.

Un legame, quello tra Napoleone e l’Italia, che cambierà il corso della storia italiana.