Un’importante domanda

I Generali devono stare nelle retrovie (nei Posti Comando) a pianificare e condurre la battaglia o in prima linea con i propri uomini a guidare l’azione?

A questa interessante domanda offre un’approfondita risposta il giovane (ma già molto conosciuto agli addetti ai lavori per le sue precedenti ricerche e pubblicazioni) storico Giovanni Cecini nel suo ultimo (e appena uscito) libro Generali in trincea – Comandanti eroici italiani nella Prima Guerra Mondiale Edizioni Chillemi, Roma 2017.

Per mezzo di venti accurate biografie, il libro racconta le vicende dei Generali italiani che meritarono la Medaglia d’oro al valor militare per il loro eroismo in combattimento.

Ritroviamo dunque le storie, tra le altre, dei Generali Antonino Cascino, Antonio Cantore e Maurizio Gonzaga del Vodice (quest’ultimo, per chi scrive, rappresentante indiscusso della più nobile tradizione militare italiana) che, con il loro comportamento valoroso in battaglia, sono assurti a miti della storia dell’esercito italiano.

Finalmente un bel libro da leggere e invitare a leggere (anche per rispondere all’importante iniziale domanda)!

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Memoria di un prode

Nella carneficina della Grande Guerra, la morte colse tutti senza distinzione alcuna. Tra i tanti caduti, anche la categoria dei Generali, inevitabilmente, ebbe i propri.

Tra questi, voglio ricordare il Maggior Generale Ferruccio Trombi (1858 – 1915), Comandante della Brigata “Verona”, morto in combattimento il 28 novembre 1915 ad Oslavia – Gorizia (oggi sede di un sacrario militare che custodisce le spoglie di ben 57.741 soldati italiani morti nelle battaglie per la presa della città).

Per il suo coraggio, al Maggior Generale Trombi fu concessa la Medaglia d’oro al Valor militare (alla memoria) con la seguente motivazione:

“Comandante di settore al Sabotino, dal 18 al 27 novembre, prodigò ineusaribili doti di energia, di valore, di perizia, per affrontare e superare una difficile situazione. Chiamato improvvisamente ad assumere la direzione delle operazioni in altro settore, accoglieva con entusiasmo l’incarico e, nell’adempimento di esso, sulle linee più avanzate, ove erasi recato per rincuorare le truppe, colpito in pieno da un proiettile di artiglieria nemica, moriva da prode, suggellando con tale splendida fine sul campo dell’onore tutta la sua vita di fiero e valoroso soldato. – Oslavia- 28 novembre 1915”

Una minima traccia, nell’ombra del tempo, di una storia personale che oggi merita di essere illuminata dalla luce della conoscenza.

Il ricordo di un Ammiraglio

Passeggiando per il lungomare di Viareggio mi sono imbattuto casualmente in una targa che ricorda il sacrificio dell’Ammiraglio Inigo Campioni (1878-1944).

Viareggino di nascita, Campioni ebbe una carriera brillante che lo portó a comandare in mare la flotta italiana nei primi mesi della Seconda Guerra Mondiale.

Dopo le battaglie navali di Punta Stilo (9 luglio 1940- battaglia a cui partecipó pure l’Incrociatore “Raimondo Montecuccoli”) e di Capo Teulada (27 novembre 1940), lasció il comando della flotta per diventare Sottocapo di Stato Maggiore della Regia Marina.

Nella primavera del 1941 venne nominato Governatore di Rodi e del Dodecaneso. All’indomani dell’8 settembre 1943, venne catturato dai tedeschi, deportato in Germania e successivamente consegnato alle Autorità fasciste della Repubblica Sociale Italiana.

Fu processato insieme ad altri ammiragli (Mascherpa, Leonardi e Pavesi- quest’ultimi due in contumacia), condannato a morte per alto tradimento e fucilato a Parma il 24 maggio 1944.

Nel dopoguerra venne insignito della medaglia d’oro al valor militare (alla memoria) con la motivazione che si legge sulla targa viareggina.

Le sue spoglie riposano nel cimitero di Assisi.