Napoleone a Milano

Il legame che unisce Napoleone a Milano è indissolubile. Napoleone volle fare di Milano la capitale della Repubblica Cisalpina (1797 – 1802), della Repubblica Italiana (1802 – 1805) e infine del Regno italico (1805 -1814). A Milano venne incoronato Re d’Italia il 26 maggio 1805 e qui, ancora oggi, sono maggiormente presenti le tracce della sua epopea storica in Italia (che ebbe poi importanti momenti anche sull’Isola d’Elba e a Roma – perquanto nella città eterna Napoleone non mise mai piede!).

Girando per la città meneghina, Napoleone è ovunque: Palazzo Reale, Accademia di Brera, Arco della pace. Ma il luogo, per chi scrive, dove trovarne le vestigia più autentiche è lo splendido Museo del Risorgimento.

Situato nel cuore della città (Palazzo Moriggia, via Borgonuovo 23), conserva nelle prime sale dei preziosi cimeli del famoso Corso: il celebre berretto bicorno, lo scettro, la corona e il mantello usati per la sua incoronazione, busti di marmo e, soprattutto, il sublime ritratto di Napoleone Re d’Italia del pittore milanese Andrea Appiani (1754 – 1817).

Non esito a paragonare l’estasi provata nell’ammirarlo a quella conseguente alla visione de La Gioconda al Louvre di Parigi.

Perchè, in fondo, per emozionarsi non bisogna andare molto lontano…

Andrea Appiani fu pittore ufficiale di Napoleone in Italia e lo raffigurò molte volte in ritratti, affreschi e medaglie. Esponente principale del Neoclassicismo, Appiani svolse quasi tutta la sua attività a Milano (e dintorni) a cui, di fatto, ha lasciato un patrimonio artistico immenso rintracciabile in musei, chiese e palazzi milanesi. Andrea Appiani, in epoca napoleonica, fu anche Direttore della prestigiosa Accademia di Brera.

Un’ultima annotazione. A Milano sorse e ebbe il proprio comando l’esercito del Regno italico nelle cui fila servirono grandi personaggi della storia d’Italia, primo fra tutti Ugo Foscolo (grande amico anche di Andrea Appiani). Tra i suoi esponenti più importanti, va ricordato il Generale Pietro Teuliè a cui (giustamente) l’esercito italiano ha dedicato la Scuola Militare di Milano.

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L’immortale prussiana

La Regina di Prussia Luise (Königin Luise 1776 -1810) è una delle figure storiche più importanti della storia tedesca.

La grandezza della sua persona e l’opera svolta a favore della Prussia nei difficili anni dell’occupazione napoleonica ne fanno uno dei miti nazionali ancora oggi più riconosciuti e rispettati.

Sposa del Re di Prussia Federico Guglielmo III° (che in suo onore il 10 marzo 1813 fondò il celeberrimo Ordine della Croce di ferro), la Regina Luise svolse un importantissimo ruolo politico e militare in Prussia, spesso sostituendosi al marito d’indole più pacifica e incerta.

Sostenitrice delle riforme militari portate avanti dal Generale Gerhard von Scharnhorst in seguito alla disastrosa sconfitta prussiana dopo le battaglie di Jena e Auerstedt (14 ottobre 1806), prese parte a quest’ultime incitando sul campo le truppe prussiane a combattere contro l’invasore francese.

Ricevuta personalmente da Napoleone a Tilsit il 6 luglio 1807, fece sull’Imperatore francese una tale impressione che alla prematura scomparsa della Regina Luise (19 luglio 1810) disse che “Il Re di Prussia ha perso il suo miglior ministro”.

Il 2° Reggimento Corazzieri di Pomerania Kürassier – Regiment (Pommersches) n. 2, dal 1810 al suo scioglimento nel 1919, in onore della Regina Luise, prese il nome di “Corazzieri della Regina” Kürassier -Regiment “Königin”.

La nascita di un mito

Il 15 agosto 1769 nasceva ad Ajaccio in Corsica uno dei grandi miti della storia umana: Napoleone Bonaparte.

Tra le sue innumerevoli doti, Napoleone fu anche un grande scrittore (oltre che vorace lettore).

Gli “Aforismi, massime e pensieri di Napoleone” vennero pubblicati, a cura del conte Augusto di Liancourt, nella seconda metà del secolo XIX°, estratti dalle numerose opere scritte dal Grande Corso.

Si tratta di pensieri incisivi, brevi, immediati che mettono bene in evidenza l’entusiasmo, la volontà, il carattere, l’ambizione per il potere di Napoleone.

Lo vogliamo ricordare con uno dei suoi pensieri più noti e tramandati ai posteri:

“I grandi fatti non sono opera del caso e della fortuna: dipendono dall’organizzazione e da una mente geniale. È difficile veder fallire i grandi uomini nelle imprese più pericolose. Alessandro, Cesare, Annibale, il grande Gustavo riuscirono sempre. Divennero uomini tanto grandi per la fortuna? No, solo perchè erano grandi uomini si sono meritati la fortuna.”

(Napoleone, Aforismi, massime e pensieri, Newton Compton editori, Roma 1993 pag. 92)

Napoleone e l’Italia

“Spero che il bene inestimabile della libertà saprà dare a questo popolo una nuova energia, e lo metterà in grado di aiutare potentemente la repubblica francese nelle guerre future che potrebbe avere.” (lettera dell’8 maggio 1797 di Napoleone al Direttorio dall’Italia)

Lo storico Albert Sorel (1842 – 1906) ha giustamente scritto che l’Italia sta a Napoleone come la Gallia a Cesare: l’inizio dell’irrefrenabile ascesa politica e storica dell’ufficiale corso.

Con la campagna d’Italia, coerente con l’idea del Direttorio di circondare la Francia di “Repubbliche sorelle”, Napoleone in realtà intravide la grande occasione, come poi in effetti sarà, per mettersi in mostra non solo come capo militare ma anche, e soprattutto, come politico e amministratore.

E all’Italia Napoleone, di lontana discendenza italiana, darà una dignità seconda solo a quella francese: incoronato a Milano con la “corona di ferro” Re d’Italia (26 maggio 1805) dopo l’incoronazione a Imperatore dei francesi, volle fortissimamente che il figlio Napoleone Francesco (1811 -1832), erede al trono imperiale, assumesse il titolo di Re di Roma.

Una curiosità: Napoleone soggiornò più volte a Milano mentre non mise mai piede a Roma dove, in previsione di una sua visita, venne appositamente ristrutturato e abbellito il Palazzo del Quirinale al cui interno, ancora oggi, possono essere ammirate le meravigliose modifiche apportate in epoca napoleonica.

Un legame, quello tra Napoleone e l’Italia, che cambierà il corso della storia italiana.

L’immortal cantico

Il 5 maggio 1821 in esilio sull’ isola di Sant’Elena nell’ oceano Atlantico, moriva uno dei più grandi (e discussi) geni militari dell’umanità: Napoleone.

Alessandro Manzoni (1785 -1873) scrisse per l’occasione un’ode che, giustamente, è una delle poesie più celebri della letteratura italiana.

In essa, il Manzoni (che, si narra, la scrisse di getto in tre giorni) esalta la figura e le imprese di Napoleone nonchè la fragilità esistenziale e la misericordia divina.

Ne riporto le prime rime che non hanno eguali per forza e bellezza.

“Ei fu. Siccome immobile,
Dato il mortal sospiro,
Stette la spoglia immemore
Orba di tanto spiro,
Così percossa, attonita
La terra al nunzio sta,

Muta pensando all’ultima
Ora dell’uom fatale;
Nè sa quando una simile
Orma di piè mortale
La sua cruenta polvere
A calpestar verrà.

Lui folgorante in solio
Vide il mio genio e tacque;
Quando, con vece assidua,
Cadde, risorse e giacque,
Di mille voci al sonito
Mista la sua non ha:

Vergin di servo encomio
E di codardo oltraggio,
Sorge or commosso al subito
Sparir di tanto raggio:
E scioglie all’urna un cantico
Che forse non morrà.”

E il cantico, dopo 196 anni anni dalla sua composizione, ancora risuona nell’immensità della storia.

Ei fu

Il più grande genio militare della storia è stato finora senz’altro Napoleone Bonaparte (1769-1821), Imperatore dei francesi e fondatore della Grande Armée.

Marengo, Austerlitz, Wagram, Borodino e Waterloo sono le grandi battaglie della storia militare legate al suo nome e alla sua opera fondata sull’intuizione, l’inventiva, il carisma e la capacità organizzativa.

Come è stato possibile? la risposta è nell’innovazione che Napoleone ha portato sui campi di battaglia. Geniale e visionario, Napoleone ha fatto progredire l’arte militare, servendosi dell’insieme dei mezzi tecnici e spirituali che gli venivano offerti dall’illuminismo e la rivoluzione francese.

Napoleone porterà la strategia, la tattica, l’organica e la logistica (le componenti della scienza militare moderna) ad un punto di sviluppo mai raggiunto prima e che influenzerà il pensiero strategico nei decenni a seguire, almeno fino alla seconda guerra mondiale.

Il peggior nemico di Napoleone fu lui stesso: la sua smisurata ambizione politica lo porterà alla disfatta. Ciononostante resta per gli storici militari (e non solo) il punto di partenza di un’era che irradia i propri effetti (nel bene come nel male) fino ai giorni nostri.

L’ufficiale della tazzina

In visita al meraviglioso Museo delle porcellane, che si trova nella “Palazzina del cavaliere” del Giardino di Boboli a Firenze, sono stato colpito, oltre che da uno splendido dipinto su porcellana di Sèvres di un ritratto di Napoleone (del pittore Francois Gérard), da una tazzina da caffé che ritrae un uomo in uniforme da ufficiale tedesco del primo ottocento.

Proveniente dalla celeberrima fabbrica di porcellane di Meissen in Sassonia, il ritratto dell’ufficiale in uniforme (forse un sovrano o principe tedesco) colpisce per la perfetta fattura e le precisioni uniformologiche.

Anzitutto la giubba color “blu di Prussia” con il colletto arancio e gli alamari, segno distintivo degli ufficiali di stato maggiore prussiani; e poi gli ordini cavallereschi, finemente tratteggiati, posti sul petto.

Nonostante la gentile e fattiva disponibilità del personale del Museo, non è riuscito, a chi scrive, la scoperta del misterioso personaggio: è bello pensare che rappresenti tutti gli ufficiali di stato maggiore prussiani dell’epoca, compreso il grande Scharnhorst!