Pater Patriae Europae

Contrariamente a casi analoghi in passato, ho tardato a commentare la scomparsa di Helmut Kohl (1930 – 2017), Cancelliere federale tedesco dal 1982 al 1998, fautore tra i più eminenti dell’unità europea.

Non che non ci avessi provato: un post sulla nascita dell’Eurocorpo e della Brigata franco-tedesca (nuclei iniziali del futuribile Esercito europeo), da me scritto il giorno della sua morte, mi sembrava riduttivo rispetto alla sua opera nei confronti della riunificazione tedesca e (per quanto d’interesse tematico di questo Blog) dello scioglimento della NVA – Nationale Volksarmee – e integrazione di ciò che rimaneva nella Bundeswehr: grandi e insperati successi.

Ieri 1° luglio si sono svolti i suoi funerali nella sede del Parlamento europeo a Strasburgo (una prima assoluta, giusto riconoscimento allo statista e alla sua opera) e il suo feretro, con un picchetto d’onore di soldati europei, era avvolto in una bandiera europea: un’immagine che finalmente ha ispirato il mio personale, deferente e ultimo omaggio a Helmut Kohl, Padre della Patria europea.

Il giacobino prussiano

August Wilhelm Antonius Neithardt von Gneisenau (cosi chiamato dal castello dei suoi antenati austriaci) nacque il 27 ottobre 1760 a Schildau in Sassonia. Si può dire che nacque tra i rombi dei cannoni poichè il padre, tenente di artiglieria della Reichsarmee Wilhelm Neithardt al cui seguito si trovava la famiglia, si accingeva a combattere la battaglia di Torgau contro i prussiani di Federico II°, l’ultima grande battaglia della Guerra dei sette anni (1756 – 1763).

Entrato nell’esercito prussiano, dopo una carriera intensa e combattiva, Gneisenau, nel grado di tenente colonnello, venne chiamato dal generale Gerhard von Scharnhorst a far parte della commissione di riforma militare prussiana (Militärreorganisationskommission).

Questa commissione di riforma militare, istituita nell’ambito della più generale opera di riforma socio- politica della Prussia dopo le sconfitta prussiana del 1806 contro i francesi, tenne conto della rivoluzione militare napoleonica e concluse i suoi lavori con le seguenti importanti conclusioni, oggi ancora generalmente valide

  • Il servizio militare dei cittadini è una prestazione d’onore nei confronti dello Stato e della Nazione;
  • Il soldato, per la sua opera nei confronti della colletività, ha specifiche dignità e posizione sociale.

Sono principi che all’inizio del XIX° secolo apparirono in Prussia (e non solo) del tutto rivoluzionari e per questo ebbero non poche difficoltà ad essere accettati dalla sospettosa aristocrazia dei Junker prussiani che non esitò a definire i riformatori militari nel loro complesso “Giacobini prussiani” (preußische Jakobiner). Alle resistenze interne poi occorreva aggiungere la diffidenza degli occupanti francesi che avevano (giustamente) compreso la pericolosità delle riforme militari in relazione alla sottomissione francese della Prussia.

Gneisenau, dopo l’esperienza nella Commissione di riforma militare, divenne Capo di stato maggiore dell’Armata di Slesia, comandata dal  suo grande estimatore e protettore il generale Gebhard Leberecht von Blücher. In tale importante funzione prese parte a  tutte le battaglie della Guerra di liberazione della Germania dal dominio napoleonico.

Durante i 100 giorni di Napoleone, fu Gneisenau che decise, dopo la battaglia di Ligny del 16 giugno 1815 (dove i prussiani furono sconfitti dai francesi), di puntare le forze prussiane verso nord in modo di ricongiungersi con le truppe britanniche del Duca di Wellington e sconfiggere definitivamente Napoleone a Waterloo il 18 giugno 1815. In seguito, a causa delle sue Idee considerate rivoluzionarie, Gneisenau venne sostanzialmente messo da parte. Il Re Federico Guglielmo III° lo nominó Governatore della città di Berlino (carica per lo più rappresentativa) nel 1818, ma da questa carica prettamente rappresentativa si dimise dopo appena due anni.

Promosso Feldmaresciallo il 18 giugno 1825 nel decennale della vittoria di Waterloo, venne nominato Comandante del Corpo prussiano inviato ai confine della Polonia, dove era in corso una rivolta contro l’occupante russo. Gneisenau morì di colera il 23 agosto 1831 a Posen in Polonia (nelle stesse circostanze troverà la morte il grande studioso di strategia, e suo amico, Carl von Clausewitz). Oggi le spoglie di August Neihardt von Gneisenau riposano nel Mausoleo a lui dedicato a Sommerschenburg in Sassonia – Anhalt.

La figura di Gneisenau è ancora ben presente nella Bundeswehr, le Forze Armate federali tedesche, che considera tutti i riformatori militari prussiani come parte della propria tradizione. Anche nella ormai scomparsa Repubblica Democratica tedesca (DDR) Gneisenau, insieme a Scharnhorst, era onorato in virtù della  concezione della “Guerra di popolo”; il Reggimento di Guardia alla frontiera (Grenzregiment) n. 25 della Nationale Volksarmee (NVA) portava il nome di Neidhardt von Gneisenau.

Gneisenau, contrariamente a Scharnhorst e Clausewitz, non ha trasmesso ai posteri scritti strategici originali e universali ma, indubbiamente, il coraggio dimostrato sul campo di battaglia e, ancor più, in quello delle idee riformatrici e innovatrici lo rendono, ancora oggi, degno di ogni attenzione e onore.

La musica che unisce la storia

La storia delle diverse Istituzioni militari tedesche che si sono succedute negli anni ha un unico elemento di comunanza e continuità: la musica militare.

Ne é prova la celeberrima Yorckscher Marsch composta da Ludwig van Beethoven nel 1808 inizialmente per la Milizia territoriale Boema (böhmische Landwehr) e successivamente dedicata al generale prussiano Ludwig Graf Yorck von Wartenburg (1759 – 1830), iniziatore della guerre di liberazione tedesche (Befreiungskriege) contro il dominio napoleonico.

La Yorckscher Marsch infatti é stata la Marcia d’ordinanza del 1° Reggimento prussiano della Guardia a piedi (1. Garde-Regiment zu Fuß), del  9° Reggimento di fanteria (appartenente alla Reichswehr prima e alla Wehrmacht poi) e della NVA – Nationale Volksarmee della Repubblica Democratica tedesca.

Attualmente la Yorckscher Marsch é la Marcia d’ordinanza del Battaglione della Guardia di Berlino (Wachbatallion), unità interforze della Bundeswehr con compiti di rappresentanza e sicurezza del Ministero della Difesa tedesco.

La fine di un esercito

Nella storia delle Istituzioni militari ci si occupa non solo della nascita e della vita delle organizzazioni militari ma anche della loro fine.

Uno dei casi di maggiore interesse a riguardo é quello dello scioglimento della Nationale Volksarmee – NVA (Armata popolare nazionale) della Repubblica Democratica tedesca (RDT).

La NVA era stata fondata, sotto la stretta supervisione delle autorità sovietiche, il 18 gennaio 1956, attraverso la trasformazione della KVP Kasernierte Volkspolizei (Polizia popolare accasermata).

Nella fase iniziale, erano entrati a far parte della NVA molti ex membri della Wehrmacht, capeggiati dal Tenente Generale Vincenz Müller (1894 – 1961), ex Ufficiale della Reichswehr e della Wehrmacht. Nel tempo, la NVA divenne una delle Forze Armate meglio equipaggiate e addestrate del patto di Varsavia, con un forte spirito di corpo, specie tra gli ufficiali e sottufficiali (la NVA si basava sulla coscrizione obbligatoria). Anche per questo, la neutralizzazione e integrazione della NVA da parte della Bundeswehr rappresenta la maggiore sfida vinta dalle Forze Armate federali tedesche nella loro storia recente.

Lo stretto legame tra NVA e il partito di governo SED (Sozialistische Einheitspartei Deutschlands) paradossalmente favorì la fine della NVA; venuto meno il partito unico, non poteva sopravvivere l’Istituzione che ne era la più forte espressione. Ma non tutto sembrava cosi scontato all’epoca; vi erano enormi problemi da affrontare e risolvere: il personale anzitutto, ma anche l’ingente arsenale di cui disponeva la NVA da censire, assicurare (perché non venisse depredato e rivenduto sul mercato nero degli armamenti) e smantellare.

Vi erano alcune premesse favorevoli alla smobilitazione della NVA. Anzitutto, la NVA era rimasta neutrale di fronte alla caduta del regime comunista, sia per intima convinzione dei suoi appartenenti sia per la provvidenziale inerzia dei dirigenti politici della RDT.

I componenti della NVA si presentarono con le “mani pulite” di fronte al cambiamento. Emerse, da parte della dirigenza della Germania occidentale, la forte e intelligente volontà politica di non penalizzare o colpevolizzare il personale ex NVA, e si scommise su una transizione soft basata principalmente su prepensionamenti e passaggi nella Bundeswehr del personale più giovane (meno compromesso con il passato).

Il giorno della riunificazione (3 ottobre 1990) la NVA contava circa 90.000 soldati, alla fine del 1993 circa 10.800 soldati della disciolta NVA (3.000 ufficiali, 7.600 sottoufficiali e 200 militari e graduati di truppa) transitarono nella Bundeswehr.

A Strausberg, vicino a Berlino, nella vecchia sede del Ministero della Difesa della RDT, fu costituito, il giorno stesso della riunificazione, in modo che fosse garantita la continuità di comando sulle truppe, il Comando Orientale della Bundeswehr (Bundeswehrkommando Ost). Ne fu nominato comandante il generale Jörg Schönbohm (che sarebbe diventato più tardi Generale Ispettore dell’esercito e infine politico della CDU) ed ebbe il gravoso compito di avviare la concreta dissoluzione della NVA.

Una curiosità uniformologica: gli appartenenti al neo costituito Comando Orientale furono autorizzati ad indossare l’uniforme da combattimento verde oliva della Bundeswehr, nell’attesa che venissero fornite e distribuite le uniformi di servizio ordinarie. In questo modo si risolse brillantemente un problema assai pratico ma di grande valore simbolico sopratutto per gli appartenenti della NVA transitati (in una notte) nella Bundeswehr.

I riformatori tardivi

Il riformismo militare prussiano, come è stato spesso ricordato su questo Blog, ha segnato tutti processi riformatori dell’Istituzione militare tedesca nei diversi tempi e regimi politici della storia della Germania.

L’ultimo di questi processi riformatori, che ha riguardato la Nationale Volksarmee – NVA, l’Armata popolare della Repubblica Democratica Tedesca (Deutsche Demokratische Republik- DDR), è stato però tardivo.

Sull’onda degli avvenimenti seguiti alla caduta del muro di Berlino il 9 novembre 1989, i vertici della DDR avviarono delle riforme che permettessero alla stessa NVA di guardare al futuro.

Il capo del governo di transizione (Wenderegierung) Hans Modrow, appartenete al partito unico comunista al governo (Sozialistische Einheitspartei Deutschlands  – SED), costituì un Gruppo di lavoro centrale per la riforma militare (Zentrale Arbeitsgruppe Militärreform) sotto la direzione del tenente generale Prof. Dr. Hans Süß.

A partire dal 1° dicembre 1989 il servizio di leva venne ridotto da 18 a 12 mesi e venne istituito il servizio civile per chi non voleva svolgere il servizio militare. A significare il cambiamento, fu anche data la possibilità di leggere, ascoltare e  vedere in caserma i mezzi d’informazione occidentali, una volta severamente proibiti.

Un altra importante innovazione fu la sottomissione della NVA al Governo e al Parlamento e non più al partito SED, la conseguenza fu che tutte le strutture del partito all’interno delle Forze Armate tedesco – orientali (tipo i commissari politici) vennero abolite.

La filosofia di comando della NVA venne adeguata introducendo elementi dell’Innere Führung (la cosiddetta guida interiorein vigore nella Bundeswehr (le Forze armate tedesco –  occidentali).

Ma gli eventi politici andarono più veloci delle riforme militari e cosi il 3 ottobre 1990, dopo 34 anni di esistenza, la NVA venne sciolta insieme allo Stato, la DDR, di cui era stata espressione.