L’ordinamento Ricotti

Le brillanti vittorie del feldmaresciallo Helmuth von Moltke il vecchio  nelle campagne di guerra del 1866 (contro l’Austria -Ungheria, per l’egemonia della Prussia nella Confederazione tedesca) e del 1870 – ’71 (contro la Francia, per consentire la nascita dello Stato unitario tedesco) fecero risaltare agli occhi del mondo l’organizzazione e la forza dell’esercito tedesco, così come era stato pensato e, in parte, realizzato dai riformatori militari prussiani.U

Anche l’Italia guardava con interesse all’esercito tedesco e nel 1873 il Ministro della Guerra generale Cesare Ricotti Magnani (1822 -1917) fece approvare dal Parlamento il cosiddetto Ordinamento Ricotti che, con successive adeguamenti e modificazioni, resterà in vigore a lungo.

Questo ordinamento dell’esercito italiano prevedeva, ispirandosi al modello tedesco, la modifica del sistema di reclutamento dei soldati (che fu reso effettivamente obbligatorio per tutti) e la riduzione della ferma militare da 5 a 3 anni, permettendo cosi un numero maggiore di riservisti addestrati da mobilitare in caso di guerra. Furono poi costituiti 10 Corpi d’Armata e 16 Divisioni territoriali che avevano principalmente compiti di difesa interna e mobilitazione. Venne ammodernato l’equipaggiamento e l’armamento, con l’introduzione del fucile a retrocarica rigato mod. 1870.

Una volta completato, l’ordinamento Ricotti prevedeva una consistenza organica dell´esercito di circa 220.000 uomini tra ufficiali, sottufficiali e truppa.

Il generale Ricotti rese anche effettivi gli studi del capitano dei bersaglieri Giuseppe Perrucchetti (1839 – 1916) circa la difesa dell’arco alpino, permettendo la creazione nell’ottobre 1872 delle prime 15 compagnie di Alpini. A riguardo un’ultima osservazione; Perrucchetti pubblicò nel marzo 1872 il suo studio “Considerazioni su la difesa di alcuni valichi alpini e proposta di un ordinamento militare territoriale della zona alpina” sulla Rivista Militare, periodico dell’esercito italiano (fondato nel 1856, prima ancora dell’unità d’Italia!) e ancora oggi in vita: straordinario esempio dell’importanza della pubblicistica  per pensare e costruire il futuro dell’istituzione militare.

Annunci

Il pensiero di Giulio Douhet in Germania

Le teorie di Giulio Douhet vennero introdotte in Germania all’inizio degli anni ’30 attraverso la rivista Wehrgedanken des Auslandes (Il pensiero di difesa estero) edita nel periodo 1925 – 1939 dal Ministero della Difesa tedesco (Reichswehrministerium). Questa rivista svolse un grande ruolo per diffondere in Germania il pensiero di grandi studiosi di strategia del tempo (oltre a Douhet, pubblicò le teorie di Fuller, Lidell Hart e de Gaulle), concorrendo a tenere informati sugli sviluppi delle nuove dottrine strategiche non solo gli “addetti ai lavori” ma soprattutto la pubblica opinione.

Nel 1935 venne poi tradotto in tedesco (con il titolo Luftherrschaft, a cura di Roland Strunk con una prefazione del tenente colonnello Freiherr von Bülow) l’opera principale di Giulio Douhet Il Dominio dell’aria, pubblicato in Italia nel 1921. Le idee rivoluzionarie di Douhet sull’impiego della nuova arma aerea ebbero nella Germania del tempo grande attenzione e seguito, contribuendo non poco all’ideazione, l’organizzazione e l’impiego delle nascenti forze aeree tedesche (prova ne è la  ricezione delle idee di Douhet nella Direttiva del 1936 della Luftwaffe n. 16 “Condotta di guerra aerea” – L.Dv. 16 Luftkriegführung).

Il pensiero strategico di Douhet, frutto del proprio tempo, rimane un anello della lunga catena denominata  Revolutions in Military Affairs cui anche l’Italia ha offerto un contributo determinante, che dura ancora oggi. E questo bisogna sempre ricordarlo per guardare al futuro coscienti del nostro passato.

European Military Press Association – EMPA

Nel 1977, su iniziativa del generale Dionisio Seppielli,  Direttore pro tempore della prestigiosa Rivista Militare – periodico dell’esercito italiano fondato nel 1856, si riunirono a Roma alcuni responsabili delle principali riviste militari europee del tempo per conoscersi e  confrontarsi sui principali temi d’interesse comune. Dal successo di quell’incontro, nacque nel 1980 ad Amburgo presso la Führungsakademie der Bundeswehr l’EMPA – European Military Press Association, il cui primo presidente eletto fu il ten. col. della Bundeswehr Christian – Alexander Müller. Si potrebbe dire, con un sorriso sulle labbra, un’iniziativa italiana concretizzata dall’organizzazione tedesca.

Oggi l’EMPA è aperta a tutti i responsabili e giornalisti di periodici europei del settore sicurezza e difesa. Tra gli scopi principali dell’associazione (che quest’anno festeggerà il suo 34° anno di vita durante il congresso annuale che per il 2014 si terrà in Estonia) vi è la promozione della conoscenza delle Forze Armate  e delle politiche di sicurezza dei Paesi membri, attualmente 21 tra cui l’Italia, da realizzare attraverso la facilitazione di scambio di informazioni (in particolare, articoli pubblicati su ciascun periodico) e l’organizzazione di eventi comuni, l’ultimo dei quali si è svolto con successo lo scorso mese di aprile presso la Landesverteidigungsakademie (Accademia di Difesa nazionale) di Vienna.

L’esercito europeo, ancor più che futuribile atto politico, sarà necessariamente espressione di volontà delle opinioni pubbliche dei Paesi che ne faranno parte. In questo senso, il ruolo dell’EMPA è e sarà fondamentale per la diffusione di quella cultura della Difesa europea senza la quale non vi potrà essere consapevole adesione ad una delle più grandi sfide dell’Europa del futuro. A riguardo, l’augurio è che l’Italia possa in futuro continuare a svolgere un ruolo di primo piano come lo è stato in passato con una pubblicistica militare all’avanguardia per contenuti e forme e, sopratutto, degna delle sue migliori tradizioni.

http://www.empamil.eu/

La cultura della Difesa

Per cultura della Difesa intendo tutto quanto attiene, direttamente o indirettamente, al settore della difesa nazionale e ne aiuta la comprensione e la progettazione. Per usare un’ immagine, la cultura della Difesa è il terreno su cui nasce e cresce la politica di difesa di uno Stato. La cultura della Difesa è un campo vastissimo che abbraccia discipline diverse come la storia, l’arte, la strategia, la tecnica, il diritto ed offre spazi inesplorati anche ad eventuali progetti di promozione e valorizzazione di un patrimonio morale e materiale immenso come quello rappresentato dalla Difesa italiana. Una maggiore conoscenza della cultura della difesa nazionale permette poi di presentarsi in ambito internazionale (anzitutto in quello europeo) con una consapevolezza e un’ autorevolezza quanto meno superiori che non in caso contrario. In Italia, uno dei pilastri della cultura della Difesa è senza alcun dubbio la pubblicistica militare, per mezzo della quale si diffonde la conoscenza e il dibattito sulla nostra politica di sicurezza e difesa e sulle nostre Istituzioni militari. Riviste prestigiose come Rivista Militare, Rivista Marittima e Rivista Aeronautica (per citarne solo alcune) hanno scandito la storia delle Forze Armate italiane e, con esse, quella del Paese: sono un patrimonio e una risorsa da conservare, difendere e rilanciare costantemente e fortemente.