Senza commento

Il pensiero di Raimondo Montecuccoli riguardo l’importanza strategica delle risorse finanziarie che non necessita di alcun ulteriore commento:

È il danaro quello spirito universale che per lo tutto infondendosi, lo anima, lo muove, ed è virtualmente ogni cosa, lo stromento degli stromenti, che ha la forza d’incantare lo spirito de’ più savii, e l’impeto de’ più feroci. Qual meraviglia dunque se, producendo gli effetti mirabili de’ quali sono piene le istorie, richiesto taluno delle cose necessarie alla guerra, egli rispose, tre essere quelle: danaro, danaro, danaro?

(Raimondo Montecuccoli, Aforismi dell’Arte bellica, Titolo V°, aforisma XLIV).

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Essere Generali

Raimondo Montecuccoli riflette sulle qualità, innate e acquisite, che i comandanti (definiti in senso ampio “generali”) devono (o dovrebbero) possedere. A parte le considerazioni circa le condizioni socio-politiche del tempo (XVII° secolo) in cui è stato scritto (in particolare per quanto espresso in riferimento alla nobile discendenza), questo aforisma conserva una stringente attualità, specie per quanto attiene alle “qualità acquistate” evidentemente basate sulla formazione e l’addestramento.

“Le qualità richieste ne’ generali, in qual più in qual meno, a proporzione del carico che di grado in grado ci sostengono, sono naturali o acquistate.

Sono naturali,

1° Il genio marziale, ed il temperamento sano, robusto, di estremità grandi, e ripieno di sangue spiritoso, onde ne risultano l’intrepidezza nel pericolo, il decoro nella presenza, e l’infaticabilità nel negozio.

2° L’età competente, che troppo giovanile alla maturità, ed all’esperienza, troppo senile alla velocità non deroghi.

3° La nascita, la quale tanto più cospicua, tanto più ella ispira venerazione di se stessa negli animi de’soggetti.

Sono acquistate,

1° Le virtù della prudenza, della giustizia, della fortezza, e della temperanza.

2° L’arte della guerra per teorica e per pratica, e quella del dire, e del comandare”.

(Raimondo Montecuccoli – Aforismi dell’arte bellica- Capitolo II°, Titolo I°, aforisma XII)

Sors bona nihil aliud

Nient’altro che la buona sorte era il motto del poeta e condottiero ungherese (contemporaneo di Raimondo Montecuccoli) Zrìnyi Miklòs (1620 -1664), cui oggi è dedicata l’Università della Difesa Nazionale di Budapest.

Credo che questo motto possa essere adottato da ciascun Cadetto dell’Accademia Militare di Modena (ed ogni Allievo degli Istituti di formazione delle Forze Armate) che, dopo una lunga e accurata selezione, in questo periodo sta iniziando la sua carriera militare, mostrando indubbio valore personale e indiscussa determinazione.

Quello che all’apparenza è un prestigioso e agognato traguardo non è che il punto di partenza di un lungo cammino, ricco di preziose esperienze ma anche di duri sacrifici.

Molto sta alle qualità dei singoli, alla loro attitudine ad accettare le sfide, al coraggio e alla perseveranza che saranno disponibili ad offrire.

Parimenti, molto dipende anche dall’Istituzione che li accoglie e li forma, affinchè non smetta mai di promuoverli secondo le capacità di ciascuno e le necessità dell’Istituzione stessa, sempre e comunque al miglior servizio del bene comune rappresentato dallo Stato che i militari sono chiamati a servire.

L’unione di due destini, individuale e collettivo ma indissolubilmente legati, rappresenta la migliore sintesi del significato della scelta militare: accettarlo con coscienza affida solo alla sorte il suo migliore compimento.

I guardiani della Sublime Porta

Il celeberrimo romanzo Il ponte sulla Drina dello scrittore premio Nobel per la letteratura 1961 Ivo Andrić (1892 – 1975), un grande affresco letterario che abbraccia un periodo che va dal XVI° al XX° secolo e che ha per sfondo un’affascinante Bosnia, narra anche di uno dei più famosi corpi militari della storia: i giannizzeri.

I giannizzeri, fondati nel XIV° secolo, costituivano la guardia personale del sultano ed erano formati per lo più da giovani cristiani provenienti dai territori balcanici occupati. I giovani, strappati alle loro famiglie, venivano portati a Costantinopoli/Istanbul dove erano convertiti all’Islam e sottoposti ad un addestramento militare rigidissimo.

Nerbo della fanteria dell’esercito permanente ottomano, furono temutissimi in battaglia e protagonisti assoluti delle grandi campagne di conquista della Sublime Porta (come era chiamata la monarchia ottomana), specie nell’Europa sudorientale.

I giannizzeri parteciparono anche alla battaglia e conquista di Otranto il 14 agosto 1480 da parte dei turchi (la città sarà poi liberata dalle forze cristiane il 10 settembre 1481).

Fieri avversari anche di Raimondo Montecuccoli nella Battaglia della Raab del 1° agosto 1664, vennero da quest’ultimo attentamente studiati e immortalati nei noti “Aforismi dell’arte bellica”.

Nel tempo, i giannizzeri assunsero un tale potere da costituire una minaccia per lo stesso sultano: più di una rivolta dei giannizzeri si risolse con la destituzione del loro protetto (come avveniva nell’antica Roma con i pretoriani nei confronti dell’imperatore).

Tale incombente minaccia, unita alla loro perdita di prestigio per le sconfitte subite contro i moderni eserciti europei, portò al loro scioglimento nel 1826 da parte del sultano Mahmud II°. Non fu però un fatto indolore: i giannizzeri si rivoltarono per l’ennesima volta ma la rivolta fu soffocato nel sangue dalle truppe fedeli al sultano.

Ciononostante,  il mito della grandezza militare dei giannizzeri persiste fino ai nostri giorni, tramandato dall’epica delle principali battaglie dell’occidente contro l’impero ottomano, rimanendo uno dei corpi più prestigiosi dell’intera storia militare moderna.

Il teorema di Foscolo

Ugo Foscolo fu notoriamente un grande ammiratore e studioso di Raimondo Montecuccoli.

In particolare, ne commentò sagacemente gli Aforismi Militari, commenti che vennero ripresi dalla prima e principale opera divulgativa del pensiero strategico montecuccoliano: Opere di Raimondo Montecuccoli (annotate da Ugo Foscolo e corrette, accresciute ed illustrate da Giuseppe Grassi), Torino, 1821.

Da questa prezioso libro (dato il successo delle precedenti edizioni, riedito nel 1852 in edizione economica) traggo questo illuminante commento del Foscolo:

Le virtù cittadine producono le virtù guerriere, e le guerriere mantengono gli stati; ma dalle costituzioni degli stati, e più dalle virtù de’ governi dipendono le virtù cittadine: diversamente le vittorie nascono dal fanatismo, o dal genio d’un uomo solo, e i loro frutti muoiono nella seconda generazione.

Un teorema (costituzionale) che la storia ha confermato più volte nella sua validità.

Aforisma

Nel riflettere sul rapporto tra Stato-eserciti-milizie, che tanto anima e ha animato gli studi e i dibattiti nelle scienze strategiche, ottima cosa è ricordare il seguente aforisma del grande Montecuccoli:

“Le leggi senza le armi non hanno vigore; le armi senza le leggi non hanno equità”

(Raimondo Montecuccoli – Aforismi dell’arte bellica)

Citazione

Gerhard Ritter (1888-1967), uno dei più grandi storici tedeschi e membro dell’opposizione tedesca al nazismo, nella sua monumentale opera “I militari e la politica nella Germania moderna” ( 3 volumi, Einaudi, 1967 – 1973) così scrive (pag. 53, volume 1 – da Federico il Grande alla prima guerra mondiale-) a proposito della nascita del pensiero strategico moderno nel XVII° secolo:

Si conoscono i giganteschi progressi compiuti da una tecnica militare metodicamente elaborata nell’età del razionalismo, da Maurizio d’Orange, Turenne e Montecuccoli fino a Federico il Grande. Una routine meramente artigianale era stata così elevata al livello di uno studio “scientifico”, di una teoria della strategia e della tattica perfezionata in ogni suo aspetto.》