I complici

Perché l’Italia ha perso rovinosamente la seconda guerra mondiale? Generalmente si attribuisce questa sconfitta all’impreparazione delle Forze Armate (mancata meccanizzazione, ad esempio) e agli errori strategici della guida politica (le campagne di Grecia e di Russia lo dimostrano).

Per meglio capire dunque la politica italiana di quei tempi, in occasione dei 100 anni dalla “Marcia su Roma” (28 ottobre 1922), arriva nelle librerie l’ultimo interessante libro dell’affermato storico Giovanni Cecini, tra l’altro collaboratore di questo Blog, autore anche del noto e pregevole libro I Generali di Mussolini (nonché di molte altre importanti opere storiche tra cui I soldati ebrei di Mussolini).

Il libro s’intitola I gerarchi fascisti ed è edito dalla casa editrice Newton Compton. Si tratta di una completa rassegna biografica dei principali gerarchi del fascismo, i veri complici dell’affermazione di un regime politico che porterà il Paese al disastro della guerra.

Tra i profili biografici dei gerarchi, si raccomanda in particolare la lettura di quelli dedicati a Emilio De Bono e Italo Balbo, figure di rilievo militare nell’ambito dei gerarchi del Ventennio.

Un libro imperdibile per chi vuole conoscere e capire uno dei periodi più importanti della nostra storia nazionale recente.

God Save the Queen

La Regina Elisabetta II (21 aprile 1926 – 8 settembre 2022) è entrata nella leggenda dopo aver fatto parte della Storia.

Di lei vogliamo ricordare il suo ruolo di capo supremo delle Forze Armate britanniche svolto con dedizione per più di 70 anni ma anche non dimenticare che Elisabetta aveva partecipato alla Seconda Guerra Mondiale come giovane autista di ambulanze militari.

Ha fatto la sua parte anche in campo militare palesando la più alta espressione che a questo campo appartiene: servire lo Stato e dunque gli altri.

Per tale ragione resterà un esempio intramontabile e sempre attuale per tutti.

Riposi nell’ eternità in quella pace che si è indubbiamente meritata in vita.

La foresta del silenzio

A Monaco di Baviera, nel Waldfriedhof (cimitero della foresta), si trova un luogo della memoria italiano immerso nel silenzio e nel verde.

Il cimitero militare italiano (uno dei quattro che si trovano in Germania; gli altri sono ad Amburgo, Berlino e Francoforte sul Meno) raccoglie, in un’area di circa 35.000 mq, le spoglie di 1.790 caduti nella Grande Guerra e 1.459 morti nel 2° conflitto mondiale: si tratta di prigionieri, internati e deportati italiani nelle regioni meridionali della Germania che non rividero più la Patria, oggi rappresentata dal Tricolore che garrisce al vento.

Tutte le tombe sono individuali e sono indicate da un cippo alla sommità del quale una targa di bronzo indica il nominativo della salma e la data di morte. Per i corpi non identificati, la targa riporta semplicemente il termine “ignoto”.

Il cimitero militare italiano di Waldfriedhof, che rientra nelle competenze del Ministero della Difesa – Commissariato Generale per le onoranze ai caduti, è sorvegliato dal Consolato Generale d’Italia di Monaco di Baviera e si presenta curato ed in ordine: un’espressione di rispetto e riconoscenza per le innocenti vittime di tragedie più grandi di loro.

Storia di soldati

Il film del regista Spike Lee Miracolo a Sant’Anna del 2008 è una storia di 4 soldati afroamericani appartenenti alla 92^ Divisione di fanteria USA Buffalo che si trovano a combattere isolatamente oltre le linee nemiche segnate dal fiume Serchio in Toscana durante la campagna d’Italia nell’estate del 1944.

Asserragliati sulle montagne, stretti dai tedeschi da un lato e superiori incapaci dall’altro, i 4 soldati riscoprono con ammirata meraviglia l’umanità tra gli abitanti di un villaggio toscano, grazie anche ad un gruppo di partigiani e ad un bambino italiano che si distingue per innocenza e coraggio.

Sarà proprio questo bambino ad offrire loro un segnale di speranza per riuscire ad andare avanti nelle difficili condizioni poste dalla guerra, donando loro un affetto che li guiderà nel compimento del proprio dovere di soldati.

Il film s’inquadra storicamente nell’ambito dell’eccidio, ad opera delle SS naziste, degli abitanti di Sant’Anna di Stazzema (Lucca) il 12 agosto 1944.

Il destino di un uomo

Il 9 novembre 1970 moriva il Generale Charles de Gaulle: si chiudeva così la vita di un uomo entrato nella Storia della Francia e dell’Europa.

Un film storico (uscito in Francia prima della pandemia) dal semplice titolo De Gaulle (del regista Gabriel Le Bomin) narra la storia personale del Generale e della sua famiglia nei convulsi e terribili giorni della disfatta francese del giugno 1940.

Separato dagli affetti familiari dal precipitare degli eventi, Charles de Gaulle (nel film l’attore Lambert Wilson), neopromosso Generale di Brigata, si trovò schiacciato tra le preoccupazioni familiari e la necessità di agire per salvare la Francia dal baratro.

De Gaulle saprà rimanere fedele a sè stesso e al suo destino: riparerà in Inghilterra da dove lancerà il celebre messaggio radiofonico ai francesi del 18 giugno 1940, data che segna l’inizio della resistenza francese contro l’occupazione nazista.

Riuscirà poi a ricongiungersi alla famiglia, approdata finalmente e tra mille difficoltà in Gran Bretagna, ritrovando quel sostegno morale che sarà senz’altro alla base del suo impegno politico e militare per tutta la durata della guerra ed oltre.

Memorabile interpretazione

La triste notizia della morte del grande attore Sean Connery (1930 -2020) non può essere trascurata da chi si dedica allo studio dei soldati, anche come rappresentati nel cinema.

E Sean Connery di soldati (e marinai- lui stesso aveva prestato servizio nella Royal Navy) ne aveva interpretati diversi nella sua lunga carriera artistica. Tra tutte le sue interpretazioni, per chi scrive, resta memorabile quella del Generale dei paracadutisti Robert Roy Urquhart (1901 – 1988) nel film del 1977 A bridge too far – Quell’ultimo ponte, incentrato sulla disastrosa sconfitta alleata nella battaglia di Arnhem in Olanda contro i tedeschi nel settembre 1944.

Il Generale Urquhart (nell’immagine a piè di pagina ritratto di fronte al suo posto comando ad Arnhem) fu uno degli ufficiali britannici più carismatici della seconda guerra mondiale: non poteva trovare miglior Alter Ego in uno dei più grandi attori della storia del cinema!

Il Bene contro il Male

A Borgo a Mozzano (Lucca) esiste una piccola cappella che conserva un’immagine sacra chiamata la Madonna del Soldato.

Molti soldati (direttamente o per mezzo di loro congiunti), durante la Seconda Guerra Mondiale, si affidavano alla venerata immagine e a ciò che essa rappresenta.

I legami tra religiosità e militarità (così come tra teologia e strategia) sono molto affascinanti e profondi; proprio per questo esulano, al momento, dalle competenze di chi scrive. Eppure non si può non riflettere sul comune denominatore che, nell’immediatatezza, accosta le due dimensioni: il Bene che opera contro il Male.

A questo pensavo, interrogandomi sulla pratica religiosa che portava (e porta ancora oggi) molti soldati a credere e sperare che il loro servizio sia sempre un trionfo del Bene contro il Male anche (e soprattutto) nella tragedia più grande dell’umanità qual’è la guerra.

La suprema figura materna della Madre di Cristo poi non può che richiamare direttamente la madre di ciascuno di noi: e chi può dubitare che colei che ci ha generato non sia la fonte prima e assoluta di ogni bene? Questa certezza personalmente io ce l’ho, ricordando Maria Concetta Travaglini (1935 – 2020) che era mia madre.

Doti del soldato

Le riflessioni del grande Napoleone, contenute nei suoi innumerevoli scritti, compongono un corpus a cui attingere per approfondire lo studio e la comprensione non solo dell’arte militare (composta da strategia, tattica, logistica e organica) ma soprattutto della militarità in ogni tempo e luogo.

Cos’è un soldato e quali virtù debba possedere e coltivare (unitamente all’indicazione del modo d’apprendimento) ce lo dice l’aforisma che segue:

La prima dote di un soldato è la forza d’animo di fronte al protrarsi delle fatiche e delle avversità: ma il coraggio è la seconda. La povertà, il sacrificio e la miseria sono la scuola del buon soldato.

Ripensavo a questa frase recentemente, ripercorrendo le vicende del soldato italiano nella seconda guerra mondiale: da Giarabub a Cheren, da El Alamein a Cefalonia e Monte Lungo, non vi è alcun dubbio quanto questo detto napoleonico sia adeguato al suo valoroso caso.

L’altro Rommel

Nell’80° anniversario dell’inizio della Seconda Guerra Mondiale voglio ricordare l’eroico esercito polacco.

Per farlo, ho scelto la figura del Generale Barone Juliusz Rómmel (1881 – 1967) che il caso ha voluto omonimo di uno dei più grandi Generali tedeschi a lui contemporaneo: Erwin Rommel.

Di formazione militare russa (fino al 1918 infatti la Polonia apparteneva in parte alla Russia), dopo aver preso parte alla guerra russo – giapponese (1904 – 1905) e alla Grande Guerra come ufficiale dell’esercito zarista, combattè valorosamente nella guerra russo – polacca del 1920 e in seguito ascese a sempre maggiori responsabilità nell’esercito polacco.

Posto nel marzo 1939 al comando dell’Armata di Łódź, che aveva il compito dell’immediata e ravvicinata difesa del confine occidentale della Polonia, venne letteralmente travolto con i suoi uomini dall’inarrestabile avanzata delle forze tedesche in seguito all’invasione della Polonia il 1° settembre 1939.

Nominato Comandante della difesa di Varsavia, toccherà a lui l’ingrato compito di firmare la capitolazione della città il 28 settembre 1939.

Catturato subito dopo dai tedeschi, rimase prigioniero in Germania fino all’aprile 1945.

Tornato in Polonia e ritiratosi a vita privata, trascorse gli ultimi anni impegnandosi nella scrittura di libri di soggetto memorialistico e militare.

Soldati lontani

Nel cimitero di Anzio – Falasche (Roma) riposano più di 2300 soldati del Commonwealth britannico caduti durante la battaglia per la liberazione di Roma (22 gennaio – 4 giugno 1944).

Soldati provenienti dal Regno Unito ma anche dal Canada, Nuova Zelanda, Australia e persino dalle lontane colonie britanniche d’Africa morirono nei dintorni di Anzio (nonché in tutti i luoghi ove combatterono la dura Campagna d’Italia): vennero da lontano per andare incontro al loro destino di soldati.

Ispirato da tale estremo sacrificio, Ugo Giaime ha scritto questa testimonianza:

Soldati da lontano inviati

da nobili virtù animati,

caddero nella migliore età

accolti infine dalla divina pietà.

I loro volti ormai svaniti nella gloria

rivivono sempre giovani nella memoria.

Mai più la guerra!

gridano uniti nel silenzio

accolti dalla verde terra

che il loro ricordo

con universale amore serra.

Ugo Giaime