Le tappe della scelta fatale

Oggi 80 anni fà (10 giugno 1940) l’Italia entrava nella Seconda Guerra Mondiale da cui uscì sconfitta e distrutta.

Vale la pena ricordare, giorno per giorno (a partire dal 1° maggio 1940), la sequenza che portò a quella disgraziata decisione:

1° maggio: situazione mensile sull’approntamento dell’esercito presentata dal Capo di S.M.R.E. Generale Rodolfo Graziani;

11 maggio: lettera del Governatore della Libia (e Quadrumviro del Fascismo) Italo Balbo sull’insufficienza bellica della Libia;

13 maggio: rapporto del Sottosegretario alla Guerra Generale Ubaldo Soddu sulla possibilità di garantire un ciclo operativo di appena due mesi o poco più e sull’incognita dell’alimentazione successiva;

13 maggio: promemoria del Generale Carlo Favagrossa, Commissario per le fabbricazioni di guerra, sulla situazione dell’Italia in caso di conflitto;

18 maggio: rapporto del Generale Ubaldo Soddu sull’opportunità di chiedere materiale bellico alla Germania;

21 maggio: promemoria del Generale Carlo Favagrossa sulle difficoltà sempre più ardue di importare materie prime a causa della sospensione della vendita dell’oro;

25 maggio: promemoria del Generale Rodolfo Graziani sull’efficienza dell’esercito.

29 maggio: Benito Mussolini dichiara ai Capi di S.M. delle Forze Armate 《considero questa situazione non ideale ma soddisfacente》.

Uno dei più grandi storici militari italiani, il Generale Mario Montanari, nel suo libro L’Esercito italiano alla vigilia della 2^ Guerra Mondiale ( S.M.E. Ufficio Storico, Roma, 1982, pag. 357) ha scritto:

Dei due fatti con i quali il governo fascista iniziò la conclusione della sua parabola: l’impreparazione della nazione alla guerra e la decisione di intervenire nel conflitto, il primo costituisce colpa, il secondo è errore.”

Il libro indispensabile

Spesso mi viene chiesto qual’ è il libro per me  indispensabile per conoscere la storia delle Istituzioni militari. La mia risposta è sempre senza alcun dubbio: Ezio Cecchini – Le Istituzioni militari – SME Ufficio Storico – Roma 1986 (ristampa 2007).

Il libro affronta in modo completo la storia organica, tecnica e dottrinale dell’Istituzione militare in generale e di quella italiana in particolare. Alcune cattedre universitarie di Storia delle istituzioni militari lo ritengono giustamente testo fondamentale del corso di studi.

Ezio Cecchini, professore  emerito di Storia delle Istituzioni militari all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, ha frequentato l’Accademia militare di Modena ed ha combattuto come giovane ufficiale durante la Seconda Guerra Mondiale. Al Termine del conflitto si è dedicato agli studi storici, pubblicando preziosi studi di storia militare.

Molti degli studi del prof. Cecchini (voglio qui ricordare anche il pregevole Tecnologia e Arte militare – 1997) sono editi dallo SME Ufficio Storico nella sua lodevole opera di divulgazione storica.

Fondato nel 1853 dal generale Enrico Morozzo della Rocca (1807 – 1897) come Ufficio Militare del Corpo Reale di Stato Maggiore , l’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito ha il compito di raccogliere diari, relazioni e memorie storiche delle Unità e Corpi dell’esercito al fine di tradurli in opere storiche.

Attualmente l’Ufficio Storico, retto da un colonnello in servizio di Stato Maggiore, si articola in 3 sezioni (Archivio storico, Produzione editoriale, Diffusione editoriale e benefici combattentistici) oltre alla Biblioteca Militare Centrale e alla Biblioteca di Artiglieria e Genio che hanno entrambe sede a Roma.

Sul cammino del dovere e del servizio

Ci sono dei libri la cui lettura offre al lettore l’impressione di aver cambiato prospettiva sulle cose del mondo. Uno di questi per me è senz’altro “Il Corpo di spedizione italiano in Murmania 1918 – 1919” di Giuseppe Cacciaguerra (giovane ufficiale e storico di cui certamente in futuro sentiremo ancora molto ben parlare), appena edito dall’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’esercito (bene che si dia spazio a tali progetti, per di più  nati all’interno della stessa Forza Armata).

È la storia di come pochi possano veramente fare molto e bene, in un Paese tanto lontano rispetto all’Italia quale la Russia e in condizioni climatiche assai difficili. L’intervento del Corpo di spedizione italiano (costituito nell’agosto 1918 e sciolto nel settembre 1919 con una forza di circa 1300 soldati), inquadrato in un contingente internazionale, interforze e a guida inglese, fu deciso a seguito del trattato di pace russo – tedesco di Brest – Litovsk del 3 marzo 1918, che segnò l’uscita di scena della Russia dalla Grande Guerra. Le forze alleate avevano il compito di contrastare l’avanzata tedesca nella regione, ricca di enormi depositi di materiali bellici e di notevoli risorse naturali. In seguito, al termine del conflitto con la Germania l’11 novembre 1918, il contingente internazionale ebbe una generica funzione di contenimento delle forze bolsceviche che si apprestavano a prendere il controllo dell’intero Paese. Il Corpo di spedizione italiano in Murmania ebbe, in complesso, 22 caduti (2 ufficiali e 20 tra sottufficiali e truppa): 13 riposano nel cimitero di Murmansk, 2 in quello Kola, 4 in mare mentre di 3 caduti in combattimento s’ignora ancora oggi il luogo di sepoltura.

Ma è il sacrificio quotidiano dei soldati italiani che il libro espone con particolare efficacia: le rigide condizioni ambientali, le difficoltà di rifornimento dovute alle distanze, le dure condizioni d’impiego, pongono in risalto lo spirito di sacrificio e la capacità di adattamento del soldato italiano, qualità che c’ispirano ancora oggi pensando ai nostri soldati in missione/operazione in terre tanto lontane come l’Afghanistan, la Somalia ed altri parti del mondo.

E come non pensare, al termine di una lettura tanto avvincente, a tutti coloro, come l’allora ventenne Giacomo Giusto soldato  del 67° Reggimento Fanteria “Palermo” che tale lontana e dura esperienza visse in prima persona, che ci hanno preceduto sul cammino del dovere e del servizio: il loro ricordo mi emoziona e sprona tutti a sempre meglio servire.