Il leone di Cheren

Tra le battaglie della storia militare italiana, quella di Cheren (febbraio – marzo 1941) in Eritrea, sconosciuta ai più, è una delle più valorose per le armi italiane.

La qualità di alcuni reparti (tra cui i Granatieri di Savoia e le Regie Truppe Coloniali), l’indiscussa capacità dei comandanti (Generali Carnimeo e Lorenzini), il brillante comportamento degli ufficiali in sottordine (valga per tutti la figura del leggendario Capitano di cavalleria Amedeo Guillet) produssero una battaglia difensiva che riuscì a fermare per due mesi l’avanzata delle forze del Commonwealth britannico nell’Africa Orientale Italiana.

Le perdite durante la sanguinosa battaglia furono rilevanti per ambedue gli schieramenti. I caduti italiani, non rimpatriati, riposano oggi nel cimitero militare italiano di Cheren.

In particolare, voglio qui ricordare la figura del Generale Orlando Lorenzini (1890 -1941) che con i suoi ascari diede prova di valore e coraggio eccezionali, morendo sul campo il 17 marzo 1941 colpito da una scheggia di granata.

Al Generale Lorenzini, pluridecorato e più volte promosso per meriti di guerra, venne concessa, alla memoria, la Medaglia d’oro al Valor Militare con la seguente motivazione:

“Figura leggendaria di combattente coloniale che già in Libia e nell’Africa Orientale italiana superando le più aspre difficoltà di terreno e di clima, aveva innumerevoli volte trascinato le sue truppe alla vittoria, era l’anima dell’epica difesa di Cheren, imponendosi all’ammirazione dello stesso nemico. Alla testa dei suoi battaglioni che infiammava con l’esempio del suo indomito valore si prodigava oltre ogni limite per contrastare il passo dell’avversario superiore per mezzi e per numero, contrattaccandolo con audacia sovrumana anche quando la situazione si era fatta disperata. Colpito mortalmente suggellava in aureola di gloria la sua nobile esistenza, tutta intessuta di memorabili episodi di fulgido eroismo.”
Cheren (A.O.I.), 2 febbraio – 17 marzo 1941

Ispirato alla figura del Generale Lorenzini è quanto ebbe a scrivere Ugo Giaime:

“Sul sepolcro del Leone di Cheren

poserò un fiore,

memore del passato,

nel sentimento grato

di un uomo migliore.”

(Ugo Giaime – Granelli di vita)

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Il campo di papaveri

La terra che accoglie i soldati destinati al riposo eterno spesso, a inizio estate, è coperta di papaveri rossi a perdita d’occhio.

Questo fenomeno naturale è particolarmente rilevante nei campi delle Fiandre, della Piccardia, delle Somme che videro nella Grande Guerra cadere, dall’una e dall’altra parte, migliaia di giovani che non avevano altra speranza che la vita.

Molti, ma non tutti, ebbero una degna sepoltura nei cimiteri militari, ora divenuti monito perenne contro la guerra.

Altri rimasero insepolti, ignoti ai più e classificati come dispersi da coloro che l’inviarono a combattere, là dove lanciarono l’ultima voce al mondo.

I campi di papaveri conservano questa voce, fraterna ed uguale, come un anelito d’esistenza che la natura preserva e vivifica.

Per sempre.

(Ugo Giaime)

La fanfara dei bersaglieri

Ugo Giaime è uno scrittore i cui racconti brevi e aforismi hanno come soggetto/oggetto i soldati e la militarità in genere.

Già presente su questo Blog, l’ospitiamo oggi con un racconto breve incentrato su uno dei corpi militari più popolari e amati dagli italiani: i bersaglieri.

“Si festeggiava nella piazza del paese. La sera estiva accoglieva le luci e le voci dei tanti accorsi a godere dell’occasione di spensieratezza. Osservavo appagato e distratto il turbinio d’intorno. D’un tratto, improvvisamente, il vociare s’interruppe e una strana quiete s’impadronì del luogo. Dalle mie spalle, un tono crescente di trombe veniva trasportato dall’aria, sempre più vicino e alto, sembrava incalzarci con il fragore della gioia travolgente: arrivava la fanfara dei bersaglieri!

Passarono fendenti la folla che s’apriva, sorridente, quasi ad abbracciarli, i bersaglieri!

Chiesi a mio padre: 《perché corrono?》Rispose: 《inseguono la vittoria per acciuffarla! 》

Mi sembrò un modo unico e sublime per esprimere la speranza di ogni soldato.”

(Ugo Giaime)

Definizione

 

Riflettendo sul grande quadro del pittore Diego Velazqeuez “La resa di Breda” (noto anche con il titolo “Le lance”- Museo del Prado di Madrid) che ritrae il momento in cui il 5 aprile 1625 il comandante olandese Maurizio di Nassau (1567-1625) si arrende al comandante spagnolo (ma di origine genovese) Ambrogio Spinola (1569-1630), mi è venuto in mente un illuminante aforisma che definisce la resa:

Una sottile linea separa la viltà dall’intelligenza: si chiama resa.

(Ugo Giaime – Aforismi militari)

France, ma Patrie aussi!

 

In onore della Francia e in ricordo dei caduti della strage di Parigi

Evviva sempre la Patria della Libertà, dell’eguaglianza e della fraternità!

Nostra Figlia!

Nostra Madre!

Nostra Sorella!

(variazione da Guillaume Apollinaire)

Ardi fiamma della libertà,

libra la memoria di chi fummo,

ricorda il coraggio della nostra umanità.

(Ugo Giaime)