La preparazione

Il nuovo secolo XX si aprì con il regicidio di Monza: l’anarchico Gaetano Bresci uccise Re Umberto I per vendicare, per sua stessa ammissione, i morti di Milano del maggio 1898.
Saliva quindi al trono d’Italia Vittorio Emanuele III, ex allievo della Scuola Militare “Nunziatella” di Napoli, che passerà alla storia come il “Re soldato” per il ruolo importante (e per alcuni decisivo) svolto durante la Grande Guerra. Il giovane Re chiamò al governo, dopo pochi anni, Giovanni Giolitti il quale, unitamente al Ministro della Guerra Paolo Spingardi e al Capo di Stato Maggiore Alberto Pollio, è da considerarsi l’artefice della rinascita dell’esercito in quell’inizio di secolo. Giolitti, anche per espresso desiderio del Sovrano, garantì uno stanziamento di bilancio consolidato per diversi anni, in modo da rendere sicuro il quadro
finanziario di riferimento. Come contropartita, Giolitti pretese che fosse limitato l’uso dell’esercito nel mantenimento dell’ordine pubblico, provocando così le critiche della
Destra e degli ambienti più conservatori del Paese.
L’aumento delle spese militari fu consentito anche dall’incremento della ricchezza nazionale, generato dalla rapida industrializzazione di quegli anni, favorita non a caso dalla politica liberal-sociale dello stesso Giolitti. Potenziando il bilancio della Guerra si finiva peraltro per sostenere lo sviluppo industriale del Paese, tramite ingenti commesse militari. In tutto il periodo 1907 – 1912, la spesa per la difesa incise per il 27% sull’intero bilancio dello Stato. Da segnalare che con due successivi regi decreti del 1906 e del 1908 vennero definiti i rispettivi compiti del Ministro della Guerra e del Capo di Stato Maggiore dell’esercito, con un sostanziale rafforzamento di quest’ultimo che, in caso di conflitto
armato, diventava il capo effettivo sul campo dell’esercito.
Nel 1909, divenne Ministro della Guerra il Generale Paolo Spingardi che nel 1910, in collaborazione con il Capo di Stato Maggiore Generale Alberto Pollio, fece approvare dal Parlamento, con l’accordo del Re, un importante riordino dell’esercito, che non solo portò ad una generale revisione organica ma soprattutto ad un sostanziale ammodernamento dei materiali. Venne rinnovato il parco di artiglieria, furono acquistati mitragliatrici e dirigibili, introdotti l’automobile e l’aereo come mezzi tattici dell’esercito. Con queste dotazioni e uomini, l’Italia affrontò la prima grande prova del nuovo secolo: la guerra italo-turca per la Libia degli anni 1911-1912. L’impresa di Libia fu molto importante perché offrì al Paese la possibilità di rafforzarsi nel Mediterraneo, fino ad allora dominato dall’espansionismo francese e dall’interesse britannico per le rotte verso l’India. La guerra per la “Quarta sponda” fu un ingente sforzo, specie dal punto di vista logistico. Durante il conflitto, venne impiegato un totale di quasi 500.000 uomini (per l’occasione furono costituiti due nuovi Corpi d’Armata in aggiunta a quelli già esistenti), con una forza effettiva media di circa 60.000 uomini. Fu una prova generale dello strumento militare italiano che, all’inizio della Grande Guerra, poteva dirsi, se non alla pari, senz’altro competitivo, per uomini e mezzi, con i principali eserciti europei.

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La dinastia militare

La dinastia dei Savoia, che resse l’Italia dal 1861 al 1946, fu essenzialmente una dinastia militare nel senso che era formata da Re- Soldati che unirono l’agire politico a quello militare.

Non furono in questo un’eccezione rispetto alle altre monarchie del mondo, ma certo l’azione dei Savoia come comandanti militari fu significativa per la storia della dinastia e dell’Italia, nel bene come nel male.

Il più celebre condottiere di Casa Savoia fu Eugenio di Savoia – Soisson (1663 – 1736) che, pur non essendo un principe regnante, fu uno dei più grandi strateghi dell’età moderna, offrendo alla dinastia dei Savoia un prestigio militare immenso, per quanto Eugenio fosse al servizio dell’Imperatore asburgico e non dello Stato sabaudo.

Nell’età contemporanea, i Savoia furono tutti membri delle Forze Armate con i gradi più diversi. Il grado più elevato raggiunto da un membro della dinastia fu quello di Primo Maresciallo dell’Impero che Re Vittorio Emanuele III° (1869 – 1947), per Statuto Comandante Supremo delle Forze Armate regie, rivestì dal 1938, a seguito della sua proclamazione a Imperatore d’Etiopia.

L’ultimo Re d’Italia, Umberto II° (1904 – 1983), che frequentò la Scuola militare di Roma ma non le Accademie militari di Torino e Modena, rivestì il grado di Maresciallo d’Italia e fu l’ultimo dei Savoia a comandare reparti militari in operazioni: ebbe infatti il Comando del Gruppo di Armate (composta dalla 1^ Armata del Generale Pietro Pintor e dalla 4^ Armata del Generale Alfredo Guzzoni, in totale 312.000 tra ufficiali, sottufficiali e truppa) che partecipò alla battaglia delle Alpi occidentali (10-25 giugno 1940).

La storia militare di Casa Savoia s’intreccia inevitabilmente con la storia militare d’Italia, incarnandone le sconfitte e le vittorie e assumendone indiscutibilmente la responsabilità politica.